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Immagine 1 --
Immagine 2 (il moscouttiere
Francesco Maria
- primo a sin. - coi compagni del Velletri 1)

Tappa mariana del
Papa a Velletri
Visita pastorale nella
diocesi di cui fu Cardinale titolare
VELLETRI, domenica, 23 settembre 2007 (ZENIT.org).-
Questa domenica, Benedetto XVI ha compiuto una visita pastorale di
una mattinata alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, di cui è
stato Titolare dal 1993 fino alla sua elezione a Successore di
Pietro.
Dopo aver pregato nella Santa Casa lauretana e nel Santuario di
Mariazell, in Austria, Benedetto XVI è quindi tornato nella diocesi
a lui cara per venerare la preziosa “Crux veliterna” e
inginocchiarsi davanti all'Icona della Madonna delle Grazie,
custodita nella Cappella della Cattedrale di San Clemente.
Ratzinger, 14° Vescovo titolare della comunità di Velletri-Segni ad
essere eletto Papa, che qui a Velletri ha celebrato il suo 70° anno
di vita nel 1997 e il 50° anniversario di sacerdozio nel 2001, è
quindi voluto tornare in queste terre da Vescovo di Roma per una
breve tappa mariana.
La devozione a Maria è infatti il tratto caratteristico di questa
diocesi, che conta dodici parrocchie dedicate alla Madonna su
ventisette, e che ha come fulcro e centro della vita religiosa il
santuario della Madonna delle Grazie annesso alla Chiesa cattedrale.
Un altro motivo occasionale della visita è stato la consegna di un
dono, che il Papa ha ricevuto da parte di cento città bavaresi in
occasione del suo 80° compleanno, celebrato il 16 aprile 2007, ma
che ha voluto destinare alla diocesi di Velletri.
Si tratta di una colonna di bronzo, di oltre quattro metri,
collocata nella piazza della Cattedrale di San Clemente, per
esprimere il legame particolare che lo lega a questa città. Una
colonna simile, creata dallo stesso scultore bavarese Joseph Michael
Neustifter, si trova infatti nella piazza principale di Marktl am
Inn, la città natale di Joseph Ratzinger.
Partito dal Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo in auto il Papa è
stato salutato lungo il percorso dagli ammalati ricoverati presso
l'Ospedale “San Raffaele” per poi esser accolto al suo arrivo a
Velletri dalla diverse realtà cittadine.
Successivamente si è recato nel Chiostro antistante la Cattedrale di
San Clemente dove ha benedetto una statua raffigurante il Servo di
Dio Giovanni Paolo II, che verrà poi collocata nella Piazza della
Stazione ferroviaria di Velletri, e la lapide preparata dal Comune a
ricordo di questa visita.
Più tardi, il Papa ha presieduto una concelebrazione eucaristica
nella piazza antistante la Cattedrale alla presenza di numerosi
Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, operatori pastorali,
giovani, e autorità civili e militari.
Durante l'omelia, Benedetto XVI si è detto felice che tutta la
comunità ecclesiale si sia preparata a questo incontro “attraverso
un intenso cammino spirituale, adottando come motto un versetto
assai significativo della Prima Lettera di Giovanni: 'Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi' (4,16)”.
“Deus caritas est, Dio è amore: con queste parole inizia la
mia prima Enciclica, che concerne il centro della nostra fede:
l'immagine cristiana di Dio e la conseguente immagine dell'uomo e
del suo cammino”, ha proseguito il Santo Padre.
“L'amore – ha detto poi – è l'essenza del Cristianesimo, che rende
il credente e la comunità cristiana fermento di speranza e di pace
in ogni ambiente, attenti specialmente alle necessità dei poveri e
dei bisognosi. L'amore fa vivere la Chiesa”.
Al termine della visita, per ricambiare i gentili doni del Santo
Padre, il Vescovo di Velletri-Segni, monsignor Vincenzo Apicella, ha
consegnato a Benedetto XVI una preziosa e fedele riproduzione in
scala della Croce veliterna, la celebre croce-reliquario che Papa
Alessandro IV, che fu Vescovo di Ostia e Velletri, ricevette
dall'imperatore Federico II di Svezia.
Velletri è una diocesi antichissima e fa risalire le sue origini
addirittura a Papa Clemente III (1187-1191). La tradizione vuole che
Clemente sia colui che ha annunciato il Vangelo per primo, il primo
pastore della Chiesa di Velletri.
Velletri vanta, inoltre, un legame molto stretto con il Papato. Si
contano 22 visite di Pontefici a questa città. Pio IX si è recato in
visita almeno tre o quattro volte a Velletri, ed è stato proprio
lui, nel 1857, a decidere la costruzione e ad inaugurare la seconda
linea ferroviaria italiana, che collegava Roma a Velletri.
Giovanni Paolo II compì una visita pastorale, il 7 settembre 1980,
centodiciassette anni dopo l’ultima visita di Pio IX, per dimostrare
la sua ammirazione e stima per questa “antichissima città che
nell'ultimo conflitto mondiale è stata gravemente mutilata”.
La diocesi di Velletri-Segni è composta da 128.000 abitanti. I
sacerdoti diocesani sono 41, mentre i diaconi permanenti sono 12.
Significativa la presenza degli Ordini religiosi maschili (a cui
sono affidate 5 parrocchie) e femminili (dediti soprattutto
all'insegnamento e all'assistenza delle persone anziane e malate).
Omelia di Benedetto XVI
durante la Messa in piazza San Clemente a Velletri
VELLETRI, domenica, 23 settembre 2007 (ZENIT.org)
- Pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata questa domenica
mattina da Benedetto XVI nel celebrare la Santa Messa nella Piazza
antistante alla Cattedrale di San Clemente, a Velletri, dove si è
recato per una visita pastorale di un giorno.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
Sono tornato volentieri in mezzo a voi per presiedere questa solenne
celebrazione eucaristica, rispondendo ad un vostro reiterato invito.
Sono tornato con gioia per incontrare la vostra comunità diocesana,
che per diversi anni è stata in modo singolare anche la mia e che mi
resta tuttora tanto cara. Vi saluto tutti con affetto. Saluto, in
primo luogo, il Signor Cardinale Francis Arinze, che mi è succeduto
come Cardinale titolare di questa Diocesi; saluto il vostro Pastore,
il caro Mons. Vincenzo Apicella, che ringrazio per le cortesi parole
di benvenuto con cui ha voluto accogliermi a nome vostro. Saluto gli
altri Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, gli
operatori pastorali, i giovani e quanti sono attivamente impegnati
nelle parrocchie, nei movimenti, nelle associazioni e nelle varie
attività diocesane. Saluto il Commissario Prefettizio di Velletri, i
Sindaci dei Comuni della Diocesi di Velletri-Segni e le altre
Autorità civili e militari, che ci onorano della loro presenza.
Saluto quanti sono venuti da altre parti, in particolare dalla
Germania, per unirsi a noi in questo giorno di festa. Vincoli di
amicizia legano la mia terra natale alla vostra: ne è testimone la
colonna di bronzo donatami a Marktl am Inn nel settembre dello
scorso anno, in occasione del viaggio apostolico in Germania e che
ben volentieri ho voluto restasse qui, come ulteriore segno del mio
affetto e della mia benevolenza.
So che vi siete preparati all'odierna mia visita attraverso un
intenso cammino spirituale, adottando come motto un versetto assai
significativo della Prima Lettera di Giovanni: "Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi" (4,16).
Deus caritas est, Dio è amore: con queste parole inizia la mia prima
Enciclica, che concerne il centro della nostra fede: l'immagine
cristiana di Dio e la conseguente immagine dell'uomo e del suo
cammino. Mi rallegro che voi abbiate scelto come guida
dell'itinerario spirituale e pastorale della Diocesi proprio questa
espressione: "Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e
vi abbiamo creduto". L'odierna nostra assemblea liturgica non
può pertanto non focalizzarsi su questa verità essenziale,
sull'amore di Dio, capace di imprimere all'esistenza umana un
orientamento e un valore assolutamente nuovi. L'amore è l'essenza
del Cristianesimo, che rende il credente e la comunità cristiana
fermento di speranza e di pace in ogni ambiente, attenti
specialmente alle necessità dei poveri e dei bisognosi. L'amore fa
vivere la Chiesa.
Nelle passate domeniche, san Luca, l'evangelista che più degli altri
si preoccupa di mostrare l'amore che Gesù ha per i poveri, ci ha
offerto diversi spunti di riflessione circa i pericoli di un
attaccamento eccessivo al denaro, ai beni materiali e a tutto ciò
che ci impedisce di vivere in pienezza la nostra vocazione ad amare
Dio e i fratelli. Anche quest'oggi, attraverso una parabola che
provoca in noi una certa meraviglia perché si parla di un
amministratore disonesto che viene lodato (cfr Lc 16,1-13), a ben
vedere il Signore ci riserva un serio e quanto mai salutare
insegnamento. Come sempre Egli trae spunto da fatti di cronaca
quotidiana: narra di un amministratore che sta sul punto di essere
licenziato per disonesta gestione degli affari del suo padrone e,
per assicurarsi il futuro, cerca con furbizia di accordarsi con i
debitori. E' certamente un disonesto, ma astuto: il Vangelo non ce
lo presenta come modello da seguire nella sua disonestà, ma come
esempio da imitare per la sua previdente scaltrezza. La breve
parabola si conclude infatti con queste parole: "Il padrone lodò
quell'amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza" (Lc
16,8).
Che cosa vuole dirci Gesù? Alla parabola del fattore infedele,
l'evangelista fa seguire una breve serie di detti e di ammonimenti
circa il rapporto che dobbiamo avere con il denaro e i beni di
questa terra. Sono piccole frasi che invitano ad una scelta che
presuppone una decisione radicale, una costante tensione interiore.
La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra
fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male.
Incisiva e perentoria la conclusione del brano evangelico: "Nessun
servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro,
oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro". In definitiva,
dice Gesù, occorre decidersi: "Non potete servire a Dio e mammona" (Lc
16,13). Mammona è un termine di origine fenicia che evoca sicurezza
economica e successo negli affari; potremmo dire che nella ricchezza
viene indicato l'idolo a cui si sacrifica tutto pur di raggiungere
il proprio successo personale. È necessaria quindi una decisione
fondamentale - la scelta tra la logica del profitto come criterio
ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della
solidarietà. La logica del profitto, se prevalente, incrementa la
sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento
del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e
della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla
verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si
tratta della decisione tra l'egoismo e l'amore, tra la giustizia e
la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana. Se amare Cristo e i
fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di
superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta la
nostra esistenza, occorre saper operare scelte di fondo, essere
disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio. Oggi,
come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro
corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé
sulla croce.
Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di sant'Agostino,
che per mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle
vere ed eterne: se infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di
disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale pur sempre
aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di
provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra (cfr
Discorsi 359,10). Ora, l'unica maniera di far fruttificare per
l'eternità le nostre doti e capacità personali come pure le
ricchezze che possediamo è di condividerle con i fratelli,
mostrandoci in tal modo buoni amministratori di quanto Iddio ci
affida. Dice Gesù: "Chi è fedele nel poco, è fedele nel molto; e chi
è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto" (Lc 16,10-11).
Della stessa scelta fondamentale da compiere giorno per giorno parla
oggi nella prima lettura il profeta Amos. Con parole forti, egli
stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da
un'egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si
traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno
sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio (cfr Am 4,5).
Il cristiano deve respingere con energia tutto questo, aprendo il
cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità. Una
generosità che, come esorta l'apostolo Paolo nella seconda Lettura,
si esprime in un amore sincero per tutti e si manifesta in primo
luogo nella preghiera. Grande gesto di carità è pregare per gli
altri. L'Apostolo invita in primo luogo a pregare per quelli che
rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile, perché -
egli spiega - dalle loro decisioni, se tese a realizzare il bene
comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e "una
vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità" per tutti (1 Tm
2,2). Non venga pertanto mai meno la nostra preghiera, apporto
spirituale all'edificazione di una Comunità ecclesiale fedele a
Cristo e alla costruzione d'una società più giusta e solidale.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo, in particolare, perché la
vostra comunità diocesana, che sta subendo una serie di
trasformazioni, dovute al trasferimento di molte famiglie giovani
provenienti da Roma, allo sviluppo del "terziario" e
all'insediamento nei centri storici di molti immigrati, conduca
un'azione pastorale sempre più organica e condivisa, seguendo le
indicazioni che il vostro Vescovo va offrendo con spiccata
sensibilità pastorale. A questo riguardo, quanto mai opportuna si è
rivelata la sua Lettera Pastorale del dicembre scorso con l'invito a
mettersi in ascolto attento e perseverante della Parola di Dio,
degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del Magistero della
Chiesa. Deponiamo nelle mani della Madonna delle Grazie, la cui
immagine è custodita e venerata in questa vostra bella Cattedrale,
ogni vostro proposito e progetto pastorale. La materna protezione di
Maria accompagni il cammino di voi qui presenti e di quanti non
hanno potuto partecipare all'odierna nostra Celebrazione
eucaristica. In special modo, vegli la Vergine Santa sugli ammalati,
sugli anziani, sui bambini, su chiunque si sente solo e abbandonato
o versa in particolari necessità. Ci liberi Maria dalla cupidigia
delle ricchezze, e faccia sì che alzando al cielo mani libere e
pure, rendiamo gloria a Dio con tutta la nostra vita (cfr Colletta).
Amen!
[© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana]
* * *
La prossima domenica il Papa
visiterà la diocesi di Velletri-Segni
CITTA' DEL VATICANO,
giovedì, 20 settembre 2007 (ZENIT.org).-
Domenica prossima, 23 settembre, Benedetto XVI visiterà la
diocesi di Velletri-Segni, che diede i natali al Papa Innocenzo
III ed è situata a poca distanza dalla residenza di Castel Gandolfo.
Il Pontefice è stato Vescovo del titolo della sede suburbicaria
di Velletri-Segni, quando era Cardinale Prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede, dal 5 aprile del 1993 fino al giorno
della sua elezione al Soglio Pontificio, avvenuta il 19 aprile del
2005.
Per la precisione, Ratzinger è il 14° Vescovo titolare della
comunità di Velletri-Segni ad essere eletto Papa.
Giovanni Paolo II vi si era recato in visita pastorale il 7
settembre 1980, centodiciassette anni dopo l’ultima visita di Pio IX.
Il motivo occasionale di questa visita è la consegna di un dono,
che il Papa ha ricevuto da parte di cento città bavaresi in
occasione del suo 80° compleanno, celebrato il 16 aprile 2007, ma
che ha voluto destinare alla diocesi di Velletri.
Si tratta di una colonna di bronzo, di oltre quattro metri, che
verrà collocata nella piazza della Cattedrale di San Clemente, per
esprimere il legame particolare che lo lega a questa città. Una
colonna simile, creata dallo stesso scultore bavarese Joseph Michael
Neustifter, si trova infatti nella piazza principale di Marktl am
Inn, la città natale di Joseph Ratzinger.
In preparazione della visita, tutti i sacerdoti e tutte le
parrocchie della diocesi hanno ricevuto l'invito a celebrare momenti
di riflessione e preghiera in forma di veglia, di adorazione o di
incontro, incentrati su un aspetto degli insegnamenti di Benedetto
XVI a partire dalla Parola di Dio.
Nel numero speciale di settembre di “Ecclesìa
in cammino”, il mensile della Diocesi di Velletri-Segni, il
Vescovo locale, monsignor Vincenzo Apicella, spiega: “Si sommano
in questa occasione tanti motivi di gioia, che si possono scandire
come un crescendo musicale entusiasmante”.
“Nel Vescovo di Roma noi cattolici riconosciamo la Pietra sulla
quale siamo edificati, il fondamento ed il sostegno della fede che
dà senso alla nostra vita, il legame che ci unisce a tutti i nostri
fratelli sparsi per il mondo: a quelli dell’Africa, dimenticati da
tutti, a quelli dell’America Latina, sfruttati eppure generosi, a
quelli dell’Oriente, perseguitati e martiri, a quelli del nostro
mondo occidentale, spesso sazi di beni materiali e vuoti nello
spirito, tanto da dimenticare le proprie radici”, aggiunge.
“Il Papa viene a ricordarci che siamo un solo gregge con un solo
pastore, Gesù Cristo crocefisso e risorto, che egli rappresenta in
modo sommo, anzi, che siamo un solo corpo, in cui ciò che vive un
solo membro non può non interessare tutti gli altri”, scrive ancora.
“Questo – invita il Vescovo – dobbiamo tenere presente quando
celebreremo con lui l’Eucarestia, che quel giorno, in modo più
evidente e visibile, sarà l’adempimento della promessa del Signore,
che dona la vita alle sue pecore perché siano un solo gregge, capace
di ascoltare la sua voce e di seguirlo nelle sue vie”.
Il Vescovo di Velletri-Segni ha infine anticipato il dono che
verrà consegnato a Benedetto XVI e che consiste in “una preziosa e
fedele riproduzione in scala della Croce veliterna, tesoro della
nostra chiesa, in quanto anch’essa non ha solo il valore di un
importante pezzo da museo, ma parla attraverso i simboli, come
spiegò sapientemente il cardinale Stefano Borgia, dell’amore di
Cristo per la sua chiesa e della nostra unione con Lui”.



Oro, filigrana d'oro, pietre
preziose, perle, smalti cloisonné
19,9 x 12,5 cm
Prima metà del secolo XII
Piede
Argento dorato e bronzo dorato
h. 17 cm
----------- VISITA E SANTA
MESSA SARANNO TELETRASMESSE
da

a partire dalle ore 9,30

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BENVENUTO, PADRE
SANTO!


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