Prendiamoci un tempo per immergerci nel racconto
della Trasfigurazione, leggendo e realizzando questo testo.
Non è forse l'invito di Gesù a lasciarci "condurre in disparte",
in questo tempo di vacanze? ... 

 

 

Buon giorno di grazia del Signore,

in questo tempo di vacanze eccoci giunti alla festa della Trasfigurazione, chiamata anche  dagli orientali "la Pasqua dell'estate" . Cade quaranta giorni prima di quella dell'Esaltazione della Croce, il 14 settembre.

Gesù ci invita ad accompagnarlo, in disparte, sulla montagna, insieme ai suoi discepoli. I nostri sensi vengono sollecitati...

Drizziamo le orecchie! Si fa sentire una voce, quella del Padre : "Questo è il mio Figlio prediletto. Ascoltatelo!"

Apriamo bene gli occhi, senza timore, mentre siamo abbagliati dalla luce!

Gesù risplende in un immenso candore, trasfigurato, come se la gloria di Dio venga a rendersi visibile ...

I tre discepoli, ora sconvolti, comprenderanno solo più tardi...

 "Il Dio-Uomo mostra loro l'Uomo divinizzato..."


Sia che viviamo un momento di illuminazione e consolazione alla presenza di Cristo, vero Dio e vero uomo, o che non percepiamo che la sua umanità ed il suo viso sofferente, ascoltiamolo attenti, abbandonandoci alla Sua infinita Misericordia, sulla montagna dei nostri entusiasmi come nelle pianure senza fine dei nostri scoraggiamenti.

Lasciamoci condurre dallo Spirito e riprendiamo senza stancarci le Scritture, per ruminarle nel "sancta sanctorum" del nostro cuore e là ascoltare la Parola del Figlio prediletto.

Nelle visioni raccontate nella Bibbia, quanto visto prepara quanto udito. Mosè vede il roveto ardente e la voce divina gli assegna una missione. La Trasfigurazione del Signore, con tutta la sua luce splendente, viene ad illuminare il messaggio della voce celeste : "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo".
Già nel momento del battesimo ricevuto da Giovanni il Precursore, Gesù era stato identificato dalla voce celeste come il Figlio diletto. Ma qui, una nuova insistenza: "Ascoltatelo!". Si avvicina il tempo della Passione, il tempo delle tenebre. I discepoli non potranno più contare in nulla, se non nella loro fiducia nel Maestro.

I cristiani sono nella speranza della venuta clamorosa di Gesù, ma nell'attesa, si fidano di Lui e Lo ascoltano.

Gesù ha annunciato ai suoi la Sua passione, poi li conduce sul monte dove Lo vedono trasfigurato: manifesta loro il Suo splendore affinché percepiscano che la Sua Passione Lo porterà alla gloria della Resurrezione.
La voce che si fa sentire dal cielo conferma l'elezione compiuta col battesimo e rivela che l'amore del Padre accompagna l'itinerario di Gesù.  "Ascoltatelo!", aggiunge, come per rivelare ai discepoli che bisogna accettino di rinunciare all'idea di un Messia onnipotente. La gloria che Gesù conoscerà non è la ricompensa o l'incoronazione dopo la prova, ma una gloria già presente misteriosamente nella traversata della sofferenza. A dispetto delle apparenze, il Padre resta presente, come manifestato dall'irradiamento della gloria e la testimonianza venuta dalla nube.

Essi videro la gloria di Dio

"Questi è mio Figlio, l'eletto, ascoltatelo!". Come dire che il tempo della chiara visione non è ancora venuto, anche se i nostri occhi dovessero trovarsi in alcune occasioni sui misteri gloriosi di Cristo.
Impariamo dunque ad "amare Gesù Cristo senza averLo visto"; a "credere in Lui senza vederlo" (1 Pt 1,8) ; ad "ascoltarLo come « colui che ha parole di vita eterna » (Gv 6). In questo senso, perché non rileggere un vangelo intero per ricevere gli insegnamenti di Cristo come parola di grazia che ci viene rivolta personalmente?

La Sua partenza

Nel racconto della Trasfigurazione, Luca precisa in una annotazione che gli è propria: "essi parlavano della sua partenza (letteralmente "esodo") che si sarebbe realizzata a Gerusalemme". L'espressione 'esodo' annuncia al contempo la salita a Gerusalemme e la morte di Gesù, essendo la partenza una metafora della morte.

Gesù conoscerà la sorte dei Profeti: sarà rifiutato e messo a morte. Il termine fa anche riferimento al racconto biblico fondatore dell'uscita dall'Egitto e del passaggio attraverso il mare e la morte verso la libertà e la terra promessa.

Gesù riprende a sua volta quanto vissuto da Israele, lo inscrive nella continuità della storia della salvezza e gli dona una dimensione senza precedenti; poiché Colui che ha vissuto l'esodo verso Gerusalemme per passare attraverso la morte è già alla destra di Dio, nella gloria.

 


 

Per i devoti del Santo Volto, è una festa fondamentale. Sul Tabor vediamo la luce splendente del volto glorioso di Gesù a testimonianza della sua origine divina. Sul Calvario vedremo, poi il Volto del Servo Sofferente, dell’Agnello di Dio, innocente ed immolato per noi. Il valore di questa Passione, la cui crudeltà è impressa sul telo sindonico, sarebbe incompleta se non ci fosse stato questo episodio che testimonia che sulla Croce non muore solo una persona innocente ma il Cristo che offre al Padre, nel suo sacrificio, i nostri peccati. Pietro è abbagliato dalla luce del Tabor, come saremmo stati tutti noi, e vorrebbe che questo momento non finisse mai. La realtà però lo porta giù dal monte perché ancora la Storia si deve compiere, ancora ci sarà da percorrere il Calvario, da passare la Pasqua e la Pentecoste nel Cenacolo.

 

La trasfigurazione
 

In greco metamorphosis, indica l’apparizione di un essere sotto una forma diversa da quella che gli è propria. L’episodio della trasfigurazione è riportato dai sinottici; la trasfigurazione del Signore Gesù è avvenuta sul monte Tabor, luogo tradizionale della teofania (Cfr ES 19; 1RE 19).
Come nell’esperienza dei resuscitati il corpo è trasformato in luce (DN 12,3; 1COR 15,40) e riveste l’abito bianco (AP 3,4-5). Il racconto della trasfigurazione si presenta come anticipazione della parusia in 2PT 1,16-18.


Il Divin Redentore Gesù aveva già predicato il vangelo dell’Amore per tutta la Palestina, e si era già scelti, fra i molti che lo seguivano, dodici prediletti che chiamò apostoli, ma la Buona Novella non era ancora stata compresa che in piccola parte: i suoi discepoli restavano ancora dubbiosi e tiepidi. Per confermare nella fede almeno i più amati fra gli apostoli, dopo aver tutti istruiti sulla sua futura passione e sul rinnegamento del mondo, "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come luce". C’è in questo episodio una netta contrapposizione all’agonia dell’orto del Getsemani. L’alto monte, non meglio identificato nel vangelo, è quasi concordemente ritenuto il Tabor, che si erge nel cuore della Galilea e domina la pianura circostante. La Trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in occidente come in oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale, per ricordare la vittoria riportata nel 1456 a Belgrado contro i Turchi e di cui giunse notizia a Roma il 6 agosto.

 

Dal "Discorso tenuto il giorno della
Trasfigurazione del Signore"

 da Atanasio sinaita, vescovo


Il mistero della sua Trasfigurazione Gesù lo manifestò ai suoi discepoli sul monte Tabor. Egli aveva parlato loro del regno di Dio e della sua seconda venuta nella gloria. Ma ciò forse non aveva avuto per loro una sufficiente forza di persuasione. E allora il Signore, per rendere la loro fede ferma e profonda e perché, attraverso i fatti presenti, arrivassero alla certezza degli eventi futuri, volle mostrare il fulgore della sua divinità e così offrire loro un'immagine prefigurativa del regno dei cieli. E proprio perché la distanza di quelle realtà avvenire non fosse motivo di una fede più languida, li preavvertì dicendo: Vi sono alcuni fra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nella gloria del Padre suo (cfr. Mt 16, 28). L'evangelista, per parte sua, allo scopo di provare che Cristo poteva tutto ciò che voleva, aggiunse: " Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E là fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui " (Mt 17, 1-3). Ecco le realtà meravigliose della solennità presente, ecco il mistero di salvezza che trova compimento per noi oggi sul monte, ecco ciò che ora ci riunisce: la morte e insieme la gloria del Cristo. Per penetrare il contenuto intimo di questi ineffabili e sacri misteri insieme con i discepoli scelti illuminati da Cristo, ascoltiamo Dio che con la sua misteriosa voce ci chiama a sé insistentemente dall'alto. Portiamoci là sollecitamente. Anzi, oserei dire, andiamoci come Gesù, che ora dal cielo si fa nostra guida e battistrada. Con lui saremo circondati di quella luce che solo l'occhio della fede può vedere. La nostra fisionomia spirituale si trasformerà e si modellerà sulla sua. Come lui entreremo in una condizione stabile di trasfigurazione, perché saremo partecipi della divina natura e verremo preparati alla vita beata. Corriamo fiduciosi e lieti là dove ci chiama, entriamo nella nube, diventiamo come Mosè ed Elia, come Giacomo e Giovanni. Come Pietro lasciamoci prendere totalmente dalla visione della gloria divina. Lasciamoci trasfigurare da questa gloriosa trasfigurazione, condurre via dalla terra e trasportare fuori del mondo.

LETTURA OMILETICA

 Dal Sermone sulla
Trasfigurazione del Signore
 di Pietro il Venerabile, abate di Cluny

 

Oggi per noi, carissimi, è spuntato un giorno che splende di un insolita luce serena. Dal cielo è scesa questa luce che si è diffusa sulla terra, poiché è la vera luce che è venuta a dissipare le tenebre di noi mortali: è lo splendore divino che si è mostrato visibile anche corporalmente agli uomini di tutti i tempi.

Oggi il sole eterno, rimossa per breve tratto l’opaca caligine della carne inferma, attraverso il suo corpo ancora mortale, con nuovo e stupendo prodigio, ha fatto risplendere i raggi della sua mirabile luce.

Oggi il Verbo fatto carne, col candore luminoso del volto e delle vesti, ha voluto mostrarci la deificazione della stessa carne che ha a sé unito.

Oggi “abbiamo visto la sua gloria, gloria che come Unigenito ha dal Padre” (Jo 1,14) “quando dalla maestosa gloria gli ha rivolto questa voce: questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo” (2 Pt 1,17).

Su quel monte il Padre si manifestò nella voce, il Figlio nella sua carne trasfigurata, lo Spirito Santo nella nube luminosa.

Vedete, fratelli, la gloria di questa solennità, la rivelazione della Trinità, il mistero della risurrezione, Il Padre fa sentire la sua voce, il Figlio si trasfigura, lo Spirito Santo stende la sua ombra.

“Signore è bello per noi stare qui; se vuoi farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt 17, 4) Che dici, Pietro? Vorresti fare una tenda qui sulla terra? Vuoi che rimanga qui colui che è venuto solo per passare di qui? Vorresti apprestare una tenda terrena a colui che abita nei cieli? Non è venuto per avere una casa sulla terra, egli che non volle possedere neanche una pietra su cui posare il capo. Non è venuto perché tu gli costruissi una tenda terrena ma perché egli ti meritasse una dimora celeste. Non è venuto per abitare qui una casa costruita da te ma per sollevarti, dopo di lui, nella dimora che egli ti ha preparato lassù.

“E’ bello per noi stare qui”. Certo, è bello, Pietro, come tu dici, restare qui; ma è di gran lunga più bello andare là dove sarai veramente felice, nella patria. Se è bella questa gioia momentanea, pensa quanto più bella sarà la felicità eterna. Se ti fa gioire la vista dell’umanità di Cristo rivestita di gloria per breve tempo, prova a immaginare quale e quanta sarà la gioia che colmerà la tua anima nella contemplazione eterna della sua divinità. Quella divinità nella quale gli angeli desiderano fissare lo sguardo (cfr. 1 Pt 1,12) e dalla cui vista mai vorrebbero distogliere gli occhi. E’ quella visione beatifica che è promessa ai puri di cuore e che ad essi, quando che sia, sarà data in premio. Anche tu ne godrai; ma prima, come Cristo ha patito per te, così anche tu dovrai soffrire per Cristo. E’ proprio necessario che tu gli sia compagno nella passione affinché dopo tu possa essere partecipe della sua gloria. Là egli stesso accoglierà te e tutti i suoi nelle tende eterne. Là, veramente, preparerai non tre tende, una per Cristo, una per Mosè e una per Ella, ma una sola tenda, per il Padre, per il Figlio e per lo Spinto Santo: e questa tenda sarai tu stesso. Allora “Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28), quando, come leggiamo nell’Apocalisse: “La dimora di Dio sarà con gli uomini ed essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio-con- loro” (Ap 21,3).

 

“Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è li Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt 17,5). Venite, accorrete qui, popoli e nazioni; avvicinatevi tutti. Affrettatevi a venire, voi infedeli, per convertirvi; rimanete in ascolto qui, voi fedeli, per farvi ammaestrare.

Avete chiesto prove inconfutabili che egli è il Figlio di Dio; ormai, non potete più dubitarne quando ne fanno fede così qualificati testimoni. Dapprima furono a noi mandati, a farcelo sapere, i patriarchi; poi vennero i profeti, che videro in Spirito il Messia che doveva venire e lo annunziarono al mondo prima che nascesse. Lo videro finalmente gli apostoli, e non in Spirito soltanto, come i profeti, ma nella carne nella quale era già nato; lo ascoltarono quando adempiva queste prove, come abbiamo detto, Pietro e Giacomo furono condotti con lui sul monte per vederle con i loro occhi , e anche Giovanni, che attesta che il Verbo che è sempre esistito fin dal principio egli non solo lo ha visto ma lo ha anche toccato con le sue mani: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita” (1 Jo 1,1). Per questo salì dagl’inferi Mosè e discese dal cielo Elia, affinché voi sappiate che in Ella il cielo, negli apostoli la terra, in Mosè gli inferi, danno testimonianza che Cristo è il Figlio di Dio: quello stesso che il Padre ha mostrato trasfigurato nella sua carne mortale e al quale: “ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché, nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto la terra” (Phil 2,9s.), e che non vi è “Altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (Act 4,12).

 

Ti ringrazio, o somma Trinità, o vera Unità. Ti ringrazio, o mio Dio, tutto bontà e benignità. Ti ringrazio, io uomo, tua creatura e tua sublime immagine. Ti ringrazio perché non mi abbandoni alla perdizione ma mi salvi dalla dannazione riversando su di me la tua copiosa misericordia. Voglio innalzarti, con tutto il mio cuore, il mio sacrificio di lode; voglio bruciarti l’incenso della mia devozione; voglio offrirti l’olocausto del mio animo pieno di giubilo. Tu, o Padre, ci mandi il Figlio; tu, o Figlio, presa la nostra carne, vieni nel mondo; e tu, o Santo Spirito, su colui che la Vergine ha concepito per opera tua scendi nel Giordano in forma di colomba, e in forma di nube sul monte.

E’ opera tua, o tre Persone, o Dio uno e indivisibile, la salvezza dell’uomo; affinché l’uomo, dalla tua divina onnipotenza si riconosca salvato. Perciò a te l’uomo riconosce e confessa che tu, o Padre sommo, l’hai salvato; tu l’hai liberato per mezzo del tuo Figlio. Riconosce e confessa a te, o Padre, che l’uomo che hai creato a tua immagine e somiglianza, nella tua giustizia lasci che perisca ma nella tua misericordia ne provi compassione.

Questo è il maestro che oggi il Padre ti ha dato, quando dal cielo ha fatto sentire la sua voce; “Ascoltatelo”.

 

 

 

Da «Le feste cristiane» di Olivier Clément
La trasfigurazione, un bagliore del Regno

Gli evangelisti sinottici – Matteo, Marco, Luca – raccontano l'evento della Trasfigurazione in maniera pressoché identica. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni – gli ultimi due sono fratelli -, a più riprese suoi compagni privilegiati «perché erano più perfetti degli altri», dice Giovanni Crisostomo; Pietro perché amava Gesù più degli altri, Giovanni perché più degli altri era amato da Gesù, e Giacomo perché si era unito alla risposta del fratello: «Sì, possiamo bere il tuo calice» (cf Mt 20, 22).
Gesù li conduce in disparte su di un'«alta montagna», luogo per eccellenza delle manifestazioni divine; la tradizione dirà: il monte Tabor. Là egli appare raggiante di una splendida luce, che fluisce sia dal suo volto «splendente come il sole» che dalle sue vesti – opera d'uomo, della cultura umana – e si riversa sulla natura circostante, come mostrano le icone.
Mosè – la legge – ed Elia – i profeti – appaiono e conversano con Gesù. La prima alleanza addita l'alleanza ultima. Luca precisa che la conversazione verte sull'éxodos del Signore. Pietro in estasi suggerisce di piantare tre tende, nella speranza di poter rimanere a lungo in quello stato. Ma tutto è sommerso dalla «nube luminosa» dello Spirito, e in cui risuona nel cuore dei tre discepoli sconvolti, prostrati con la faccia a terra, la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l'amato, ascoltatelo!». Poi tutto svanisce, e resta Gesù, solo, che ordina a quei testimoni di tacere ciò che hanno appena visto, «finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
A partire dalla fine delle persecuzioni romane contro i cristiani, ovvero dal IV secolo, furono edificate diverse chiese sul Tabor. La loro dedicazione sembra essere all'origine della festa che, a partire dal VI secolo, si diffuse in tutto il Medio Oriente. Nel calendario occidentale essa fu introdotta stabilmente nel 1457, ad opera di papa Callisto III, in segno di ringraziamento per la vittoria da poco conseguita contro i turchi. Gli evangeli non consentono di fissare, nel ritmo annuale, una data per la Trasfigurazione. Con l'intuizione cosmica che lo caratterizza, l'Oriente fissò quella del 6 agosto, grande mezzogiorno dell'anno, apogeo della luce estiva. In quel giorno si benedicono i frutti della stagione; spesso, nei paesi del bacino mediterraneo, è l'uva a costituire il frutto benedetto per eccellenza. L'occidente, meno sensibile alla portata spirituale dell'evento, pur conservando una festa della Trasfigurazione il 6 agosto, ha preferito aggiungere una seconda celebrazione prima della Pasqua, la seconda Domenica di Quaresima, seguendo in tal modo più da vicino la cronologia della vita di Gesù.
In oriente, la festa pone l'accento sulla divinità di Cristo e sul carattere trinitario del suo splendore. «Conversando con Cristo, Mosè ed Elia rivelano che egli è il Signore dei vivi e dei morti, il Dio che aveva parlato un tempo nella legge e nei profeti; e la voce del Padre, che esce dalla nube luminosa, gli rende testimonianza», recita la liturgia bizantina.
Tuttavia la trasfigurazione non è un trionfo terreno, che sempre Gesù ha rifiutato nella sua vita – e qui sta l'errore di lettura di Callisto III -; essa non è neppure un'emozione spirituale da gustare – ecco l'errore di Petro -. È invece uno sprazzo, un bagliore di quel regno che è il Cristo stesso, una luce che è anche quella di Pasqua, della Pentecoste, della parusia, quando con il ritorno glorioso di Cristo, il mondo intero verrà trasfigurato. Mosè ed Elia, l'abbiamo detto, parlano con Gesù del suo éxodos, cioè della sua passione: solo quest'ultima farà risplendere la luce non in cima al Tabor, la montagna che rappresenta simbolicamente le teofanie e le estasi, ma al cuore stesso delle sofferenze degli uomini, del loro inferno, e infine della morte. La liturgia ci aiuta ancora a capire: «Ascoltate [dice il Padre] colui che attraverso la croce ha spogliato l'inferno e dona ai morti la vita senza fine».
Per la teologia ortodossa, la luce della trasfigurazione è l'energia divina (secondo il vocabolario precisato nel XIV secolo da Gregorio Palamas), vale a dire lo sfolgorare di Dio: Dio stesso che, mentre rimane inaccessibile nella sua «sovraessenza», si rende tuttavia partecipabile agli uomini per una follia di amore. Da cui si comprende l'importanza di questa festa per la tradizione mistica e iconografica.
Lo sfolgoramento, la folgorazione divina è tale da gettare a terra gli apostoli sulla montagna. Eppure sul Tabor essa rimane una luce esterna all'uomo. Ora essa ci è donata – scintilla impercettibile o fiume di fuoco – nel pane e nel vino eucaristici. Allora i nostri occhi si aprono e noi comprendiamo che il mondo intero è intriso di quella luce: tutte le religioni, tutte le intuizioni dell'arte e dell'amore lo sanno, ma è stato necessario che venisse il Cristo e che avvenisse in lui quell'immensa metamorfosi – così chiamano i greci la Trasfigurazione – perché si rivelasse infine che alla sorgente delle falde di fuoco, di pace e di bellezza presenti nella storia, vi è, vincitore della notte e della morte, un Volto.

 

 



 


Monte Tabor al tramonto

 


"Nostro Signore vuol lasciare le pecorelle fedeli nel deserto. Come sono significative per me queste parole! Egli è sicuro di loro ed esse non sarebbero più capaci di smarrirsi perché sono prigioniere dell'amore. Così Gesù toglie loro la sua presenza sensibile per elargire le sue consolazioni ai peccatori o, se anche le conduce sul Tabor, è solo per pochi istanti”

Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo

 

6 agosto
O sole di giustizia,
Verbo del Dio vivente,
irradia sulla Chiesa
la tua luce immortale.

Per te veniamo al Padre,
fonte del primo amore,
Padre d'immensa grazia
e di perenne gloria.

Lieto trascorra il giorno
in umiltà e fervore;
la luce della fede
non conosca tramonto.

Sia Cristo il nostro cibo,
sia Cristo l'acqua viva:
in lui gustiamo sobri
l'ebbrezza dello Spirito.

Amen.

 

 

ALTRI TEMPI!!!...
( ... per sorridere insieme ... )

 

 

Grazie all'intenso Juan Carlos per il template
DISENOSJUANCA

Muchissimas graçias!!!
El Senor te bendiga oy y siempre

 

 
 

LA TRASFIGURAZIONE DI GESÙ Riflessione sul racconto del Vangelo secondo Marco - dal sito FRANCISCAN CYBERSPOT