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Prendiamoci un tempo
per immergerci nel racconto
della Trasfigurazione, leggendo e
realizzando questo testo.
Non è forse l'invito di Gesù a lasciarci
"condurre in disparte",
in questo tempo di vacanze? ...
Buon
giorno di grazia del Signore,
in questo
tempo di vacanze eccoci giunti alla
festa della Trasfigurazione, chiamata
anche dagli orientali
"la
Pasqua dell'estate" . Cade quaranta
giorni prima di quella dell'Esaltazione
della Croce, il 14 settembre.
Gesù ci invita ad
accompagnarlo, in disparte, sulla
montagna, insieme ai suoi discepoli. I
nostri sensi vengono sollecitati...
Drizziamo le orecchie! Si fa sentire una
voce, quella del Padre : "Questo è il
mio Figlio prediletto. Ascoltatelo!"
Apriamo
bene gli occhi, senza timore, mentre
siamo abbagliati dalla luce!
Gesù
risplende in un immenso candore,
trasfigurato, come se la gloria di Dio
venga a rendersi visibile ...
I tre
discepoli, ora sconvolti, comprenderanno
solo più tardi...
"Il
Dio-Uomo mostra loro l'Uomo
divinizzato..."
Sia che viviamo
un momento di illuminazione e
consolazione alla presenza di Cristo,
vero Dio e vero uomo, o che non
percepiamo che la sua umanità ed il suo
viso sofferente, ascoltiamolo attenti,
abbandonandoci alla Sua infinita
Misericordia, sulla montagna dei nostri
entusiasmi come nelle pianure senza fine
dei nostri scoraggiamenti.
Lasciamoci condurre dallo Spirito e
riprendiamo senza stancarci le
Scritture, per ruminarle nel "sancta
sanctorum" del nostro cuore e là
ascoltare la Parola del Figlio
prediletto.
Nelle visioni raccontate nella Bibbia,
quanto visto prepara quanto udito. Mosè
vede il roveto ardente e la voce divina
gli assegna una missione. La
Trasfigurazione del Signore, con tutta
la sua luce splendente, viene ad
illuminare il messaggio della voce
celeste : "Questi è il Figlio mio,
l'eletto; ascoltatelo".
Già nel momento del battesimo ricevuto
da Giovanni il Precursore, Gesù era
stato identificato dalla voce celeste
come il Figlio diletto. Ma qui, una
nuova insistenza: "Ascoltatelo!". Si
avvicina il tempo della Passione, il
tempo delle tenebre. I discepoli non
potranno più contare in nulla, se non
nella loro fiducia nel Maestro.
I cristiani sono nella speranza della
venuta clamorosa di Gesù, ma
nell'attesa, si fidano di Lui e Lo
ascoltano.
Gesù ha annunciato ai suoi la Sua
passione, poi li conduce sul monte dove
Lo vedono trasfigurato: manifesta loro
il Suo splendore affinché percepiscano
che la Sua Passione Lo porterà alla
gloria della Resurrezione.
La voce che si fa sentire dal cielo
conferma l'elezione compiuta col
battesimo e rivela che l'amore del Padre
accompagna l'itinerario di Gesù.
"Ascoltatelo!", aggiunge, come per
rivelare ai discepoli che bisogna
accettino di rinunciare all'idea di un
Messia onnipotente. La gloria che Gesù
conoscerà non è la ricompensa o
l'incoronazione dopo la prova, ma una
gloria già presente misteriosamente
nella traversata della sofferenza. A
dispetto delle apparenze, il Padre resta
presente, come manifestato
dall'irradiamento della gloria e la
testimonianza venuta dalla nube.
Essi videro la gloria di Dio
"Questi
è mio Figlio, l'eletto, ascoltatelo!".
Come dire che il tempo della chiara
visione non è ancora venuto, anche se i
nostri occhi dovessero trovarsi in
alcune occasioni sui misteri gloriosi di
Cristo.
Impariamo dunque ad "amare Gesù Cristo
senza averLo visto"; a "credere in Lui
senza vederlo" (1 Pt 1,8) ; ad "ascoltarLo
come « colui che ha parole di vita
eterna » (Gv 6). In questo senso, perché
non rileggere un vangelo intero per
ricevere gli insegnamenti di Cristo come
parola di grazia che ci viene rivolta
personalmente?
Nel racconto della Trasfigurazione, Luca
precisa in una annotazione che gli è
propria: "essi parlavano della sua
partenza (letteralmente "esodo") che si
sarebbe realizzata a Gerusalemme".
L'espressione 'esodo' annuncia al
contempo la salita a Gerusalemme e la
morte di Gesù, essendo la partenza una
metafora della morte.
Gesù conoscerà la sorte dei Profeti:
sarà rifiutato e messo a morte. Il
termine fa anche riferimento al racconto
biblico fondatore dell'uscita
dall'Egitto e del passaggio attraverso
il mare e la morte verso la libertà e la
terra promessa.
Gesù riprende a sua volta quanto vissuto
da Israele, lo inscrive nella continuità
della storia della salvezza e gli dona
una dimensione senza precedenti; poiché
Colui che ha vissuto l'esodo verso
Gerusalemme per passare attraverso la
morte è già alla destra di Dio, nella
gloria.
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Per i
devoti del Santo Volto, è una festa
fondamentale. Sul Tabor vediamo la luce
splendente del volto glorioso di Gesù a
testimonianza della sua origine divina.
Sul Calvario vedremo, poi il Volto del
Servo Sofferente, dell’Agnello di Dio,
innocente ed immolato per noi. Il valore
di questa Passione, la cui crudeltà è
impressa sul telo sindonico, sarebbe
incompleta se non ci fosse stato questo
episodio che testimonia che sulla Croce
non muore solo una persona innocente ma
il Cristo che offre al Padre, nel suo
sacrificio, i nostri peccati. Pietro è
abbagliato dalla luce del Tabor, come
saremmo stati tutti noi, e vorrebbe che
questo momento non finisse mai. La
realtà però lo porta giù dal monte
perché ancora la Storia si deve
compiere, ancora ci sarà da percorrere
il Calvario, da passare la Pasqua e la
Pentecoste nel Cenacolo.
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La
trasfigurazione
In greco metamorphosis,
indica l’apparizione di un
essere sotto una forma
diversa da quella che gli è
propria. L’episodio della
trasfigurazione è riportato
dai sinottici; la
trasfigurazione del Signore
Gesù è avvenuta sul monte
Tabor, luogo tradizionale
della teofania (Cfr ES
19; 1RE 19).
Come nell’esperienza dei
resuscitati il corpo è
trasformato in luce (DN
12,3; 1COR 15,40) e
riveste l’abito bianco
(AP 3,4-5). Il racconto
della trasfigurazione si
presenta come anticipazione
della parusia in 2PT
1,16-18. |
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Il Divin
Redentore Gesù aveva già predicato il
vangelo dell’Amore per tutta la
Palestina, e si era già scelti, fra i
molti che lo seguivano, dodici
prediletti che chiamò apostoli, ma la
Buona Novella non era ancora stata
compresa che in piccola parte: i suoi
discepoli restavano ancora dubbiosi e
tiepidi. Per confermare nella fede
almeno i più amati fra gli apostoli,
dopo aver tutti istruiti sulla sua
futura passione e sul rinnegamento del
mondo, "Gesù prese con sé Pietro,
Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li
condusse sopra un alto monte, in
disparte. E si trasfigurò davanti a
loro: il suo volto risplendette come il
sole e le sue vesti divennero candide
come luce". C’è in questo episodio una
netta contrapposizione all’agonia
dell’orto del Getsemani. L’alto monte,
non meglio identificato nel vangelo, è
quasi concordemente ritenuto il Tabor,
che si erge nel cuore della Galilea e
domina la pianura circostante. La
Trasfigurazione, che fa parte del
mistero della salvezza, è ben degna di
una celebrazione liturgica che la
Chiesa, sia in occidente come in
oriente, ha comunque celebrato in vario
modo e in date differenti, finché papa
Callisto III elevò di grado la festa,
estendendola alla Chiesa universale, per
ricordare la vittoria riportata nel 1456
a Belgrado contro i Turchi e di cui
giunse notizia a Roma il 6 agosto.

Dal
"Discorso tenuto il giorno della
Trasfigurazione del Signore"
da Atanasio sinaita, vescovo
Il mistero della sua Trasfigurazione
Gesù lo manifestò ai suoi discepoli sul
monte Tabor. Egli aveva parlato loro del
regno di Dio e della sua seconda venuta
nella gloria. Ma ciò forse non aveva
avuto per loro una sufficiente forza di
persuasione. E allora il Signore, per
rendere la loro fede ferma e profonda e
perché, attraverso i fatti presenti,
arrivassero alla certezza degli eventi
futuri, volle mostrare il fulgore della
sua divinità e così offrire loro
un'immagine prefigurativa del regno dei
cieli. E proprio perché la distanza di
quelle realtà avvenire non fosse motivo
di una fede più languida, li preavvertì
dicendo: Vi sono alcuni fra i presenti
che non morranno finché non vedranno il
Figlio dell'uomo venire nella gloria del
Padre suo (cfr. Mt 16, 28).
L'evangelista, per parte sua, allo scopo
di provare che Cristo poteva tutto ciò
che voleva, aggiunse: " Sei giorni dopo,
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e
Giovanni suo fratello e li condusse in
disparte, su un alto monte. E là fu
trasfigurato davanti a loro; il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce. Ed ecco
apparvero loro Mosè ed Elia, che
conversavano con lui " (Mt 17, 1-3).
Ecco le realtà meravigliose della
solennità presente, ecco il mistero di
salvezza che trova compimento per noi
oggi sul monte, ecco ciò che ora ci
riunisce: la morte e insieme la gloria
del Cristo. Per penetrare il contenuto
intimo di questi ineffabili e sacri
misteri insieme con i discepoli scelti
illuminati da Cristo, ascoltiamo Dio che
con la sua misteriosa voce ci chiama a
sé insistentemente dall'alto. Portiamoci
là sollecitamente. Anzi, oserei dire,
andiamoci come Gesù, che ora dal cielo
si fa nostra guida e battistrada. Con
lui saremo circondati di quella luce che
solo l'occhio della fede può vedere. La
nostra fisionomia spirituale si
trasformerà e si modellerà sulla sua.
Come lui entreremo in una condizione
stabile di trasfigurazione, perché
saremo partecipi della divina natura e
verremo preparati alla vita beata.
Corriamo fiduciosi e lieti là dove ci
chiama, entriamo nella nube, diventiamo
come Mosè ed Elia, come Giacomo e
Giovanni. Come Pietro lasciamoci
prendere totalmente dalla visione della
gloria divina. Lasciamoci trasfigurare
da questa gloriosa trasfigurazione,
condurre via dalla terra e trasportare
fuori del mondo.

LETTURA OMILETICA
Dal
Sermone sulla
Trasfigurazione del Signore
di Pietro il Venerabile, abate di Cluny
Oggi per noi,
carissimi, è spuntato un giorno che
splende di un insolita luce serena. Dal
cielo è scesa questa luce che si è
diffusa sulla terra, poiché è la vera
luce che è venuta a dissipare le tenebre
di noi mortali: è lo splendore divino
che si è mostrato visibile anche
corporalmente agli uomini di tutti i
tempi.
Oggi il sole
eterno, rimossa per breve tratto l’opaca
caligine della carne inferma, attraverso
il suo corpo ancora mortale, con nuovo e
stupendo prodigio, ha fatto risplendere
i raggi della sua mirabile luce.
Oggi il Verbo
fatto carne, col candore luminoso del
volto e delle vesti, ha voluto mostrarci
la deificazione della stessa carne che
ha a sé unito.
Oggi “abbiamo
visto la sua gloria, gloria che come
Unigenito ha dal Padre” (Jo 1,14)
“quando dalla maestosa gloria gli ha
rivolto questa voce: questi è il Figlio
mio prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto, ascoltatelo” (2 Pt 1,17).
Su quel monte il
Padre si manifestò nella voce, il Figlio
nella sua carne trasfigurata, lo Spirito
Santo nella nube luminosa.
Vedete, fratelli,
la gloria di questa solennità, la
rivelazione della Trinità, il mistero
della risurrezione, Il Padre fa sentire
la sua voce, il Figlio si trasfigura, lo
Spirito Santo stende la sua ombra.
“Signore è bello
per noi stare qui; se vuoi farò qui tre
tende, una per te, una per Mosè e una
per Elia” (Mt 17, 4) Che dici, Pietro?
Vorresti fare una tenda qui sulla terra?
Vuoi che rimanga qui colui che è venuto
solo per passare di qui? Vorresti
apprestare una tenda terrena a colui che
abita nei cieli? Non è venuto per avere
una casa sulla terra, egli che non volle
possedere neanche una pietra su cui
posare il capo. Non è venuto perché tu
gli costruissi una tenda terrena ma
perché egli ti meritasse una dimora
celeste. Non è venuto per abitare qui
una casa costruita da te ma per
sollevarti, dopo di lui, nella dimora
che egli ti ha preparato lassù.
“E’ bello per noi
stare qui”. Certo, è bello, Pietro, come
tu dici, restare qui; ma è di gran lunga
più bello andare là dove sarai veramente
felice, nella patria. Se è bella questa
gioia momentanea, pensa quanto più bella
sarà la felicità eterna. Se ti fa gioire
la vista dell’umanità di Cristo
rivestita di gloria per breve tempo,
prova a immaginare quale e quanta sarà
la gioia che colmerà la tua anima nella
contemplazione eterna della sua
divinità. Quella divinità nella quale
gli angeli desiderano fissare lo sguardo
(cfr. 1 Pt 1,12) e dalla cui vista mai
vorrebbero distogliere gli occhi. E’
quella visione beatifica che è promessa
ai puri di cuore e che ad essi, quando
che sia, sarà data in premio. Anche tu
ne godrai; ma prima, come Cristo ha
patito per te, così anche tu dovrai
soffrire per Cristo. E’ proprio
necessario che tu gli sia compagno nella
passione affinché dopo tu possa essere
partecipe della sua gloria. Là egli
stesso accoglierà te e tutti i suoi
nelle tende eterne. Là, veramente,
preparerai non tre tende, una per
Cristo, una per Mosè e una per Ella, ma
una sola tenda, per il Padre, per il
Figlio e per lo Spinto Santo: e questa
tenda sarai tu stesso. Allora “Dio sarà
tutto in tutti” (1 Cor 15,28), quando,
come leggiamo nell’Apocalisse: “La
dimora di Dio sarà con gli uomini ed
essi saranno suo popolo ed egli sarà
Dio-con- loro” (Ap 21,3).
“Egli stava ancora
parlando quando una nube luminosa li
avvolse con la sua ombra. Ed ecco una
voce che diceva: “Questi è li Figlio mio
prediletto, nel quale mi sono
compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt 17,5).
Venite, accorrete qui, popoli e nazioni;
avvicinatevi tutti. Affrettatevi a
venire, voi infedeli, per convertirvi;
rimanete in ascolto qui, voi fedeli, per
farvi ammaestrare.
Avete chiesto
prove inconfutabili che egli è il Figlio
di Dio; ormai, non potete più dubitarne
quando ne fanno fede così qualificati
testimoni. Dapprima furono a noi
mandati, a farcelo sapere, i patriarchi;
poi vennero i profeti, che videro in
Spirito il Messia che doveva venire e lo
annunziarono al mondo prima che
nascesse. Lo videro finalmente gli
apostoli, e non in Spirito soltanto,
come i profeti, ma nella carne nella
quale era già nato; lo ascoltarono
quando adempiva queste prove, come
abbiamo detto, Pietro e Giacomo furono
condotti con lui sul monte per vederle
con i loro occhi , e anche Giovanni, che
attesta che il Verbo che è sempre
esistito fin dal principio egli non solo
lo ha visto ma lo ha anche toccato con
le sue mani: “Ciò che era fin da
principio, ciò che noi abbiamo udito,
ciò che noi abbiamo veduto con i nostri
occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e
ciò che le nostre mani hanno toccato,
ossia il Verbo della vita” (1 Jo 1,1).
Per questo salì dagl’inferi Mosè e
discese dal cielo Elia, affinché voi
sappiate che in Ella il cielo, negli
apostoli la terra, in Mosè gli inferi,
danno testimonianza che Cristo è il
Figlio di Dio: quello stesso che il
Padre ha mostrato trasfigurato nella sua
carne mortale e al quale: “ha dato il
nome che è al di sopra di ogni altro
nome; perché, nel nome di Gesù, ogni
ginocchio si pieghi nei cieli, sulla
terra e sotto la terra” (Phil 2,9s.), e
che non vi è “Altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel quale è
stabilito che possiamo essere salvati” (Act
4,12).
Ti ringrazio, o
somma Trinità, o vera Unità. Ti
ringrazio, o mio Dio, tutto bontà e
benignità. Ti ringrazio, io uomo, tua
creatura e tua sublime immagine. Ti
ringrazio perché non mi abbandoni alla
perdizione ma mi salvi dalla dannazione
riversando su di me la tua copiosa
misericordia. Voglio innalzarti, con
tutto il mio cuore, il mio sacrificio di
lode; voglio bruciarti l’incenso della
mia devozione; voglio offrirti
l’olocausto del mio animo pieno di
giubilo. Tu, o Padre, ci mandi il
Figlio; tu, o Figlio, presa la nostra
carne, vieni nel mondo; e tu, o Santo
Spirito, su colui che la Vergine ha
concepito per opera tua scendi nel
Giordano in forma di colomba, e in forma
di nube sul monte.
E’ opera tua, o
tre Persone, o Dio uno e indivisibile,
la salvezza dell’uomo; affinché l’uomo,
dalla tua divina onnipotenza si
riconosca salvato. Perciò a te l’uomo
riconosce e confessa che tu, o Padre
sommo, l’hai salvato; tu l’hai liberato
per mezzo del tuo Figlio. Riconosce e
confessa a te, o Padre, che l’uomo che
hai creato a tua immagine e somiglianza,
nella tua giustizia lasci che perisca ma
nella tua misericordia ne provi
compassione.
Questo è il
maestro che oggi il Padre ti ha dato,
quando dal cielo ha fatto sentire la sua
voce; “Ascoltatelo”.

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Da «Le
feste cristiane» di Olivier Clément
La trasfigurazione, un bagliore del
Regno
Gli evangelisti sinottici – Matteo,
Marco, Luca – raccontano l'evento della
Trasfigurazione in maniera pressoché
identica. Gesù prende con sé Pietro,
Giacomo e Giovanni – gli ultimi due sono
fratelli -, a più riprese suoi compagni
privilegiati «perché erano più perfetti
degli altri», dice Giovanni Crisostomo;
Pietro perché amava Gesù più degli
altri, Giovanni perché più degli altri
era amato da Gesù, e Giacomo perché si
era unito alla risposta del fratello:
«Sì, possiamo bere il tuo calice» (cf Mt
20, 22).
Gesù li conduce in disparte su di
un'«alta montagna», luogo per eccellenza
delle manifestazioni divine; la
tradizione dirà: il monte Tabor. Là egli
appare raggiante di una splendida luce,
che fluisce sia dal suo volto
«splendente come il sole» che dalle sue
vesti – opera d'uomo, della cultura
umana – e si riversa sulla natura
circostante, come mostrano le icone.
Mosè – la legge – ed Elia – i profeti –
appaiono e conversano con Gesù. La prima
alleanza addita l'alleanza ultima. Luca
precisa che la conversazione verte sull'éxodos
del Signore. Pietro in estasi suggerisce
di piantare tre tende, nella speranza di
poter rimanere a lungo in quello stato.
Ma tutto è sommerso dalla «nube
luminosa» dello Spirito, e in cui
risuona nel cuore dei tre discepoli
sconvolti, prostrati con la faccia a
terra, la voce del Padre: «Questi è il
Figlio mio, l'amato, ascoltatelo!». Poi
tutto svanisce, e resta Gesù, solo, che
ordina a quei testimoni di tacere ciò
che hanno appena visto, «finché il
Figlio dell'uomo non sia risorto dai
morti».
A partire dalla fine delle persecuzioni
romane contro i cristiani, ovvero dal IV
secolo, furono edificate diverse chiese
sul Tabor. La loro dedicazione sembra
essere all'origine della festa che, a
partire dal VI secolo, si diffuse in
tutto il Medio Oriente. Nel calendario
occidentale essa fu introdotta
stabilmente nel 1457, ad opera di papa
Callisto III, in segno di ringraziamento
per la vittoria da poco conseguita
contro i turchi. Gli evangeli non
consentono di fissare, nel ritmo
annuale, una data per la
Trasfigurazione. Con l'intuizione
cosmica che lo caratterizza, l'Oriente
fissò quella del 6 agosto, grande
mezzogiorno dell'anno, apogeo della luce
estiva. In quel giorno si benedicono i
frutti della stagione; spesso, nei paesi
del bacino mediterraneo, è l'uva a
costituire il frutto benedetto per
eccellenza. L'occidente, meno sensibile
alla portata spirituale dell'evento, pur
conservando una festa della
Trasfigurazione il 6 agosto, ha
preferito aggiungere una seconda
celebrazione prima della Pasqua, la
seconda Domenica di Quaresima, seguendo
in tal modo più da vicino la cronologia
della vita di Gesù.
In oriente, la festa pone l'accento
sulla divinità di Cristo e sul carattere
trinitario del suo splendore.
«Conversando con Cristo, Mosè ed Elia
rivelano che egli è il Signore dei vivi
e dei morti, il Dio che aveva parlato un
tempo nella legge e nei profeti; e la
voce del Padre, che esce dalla nube
luminosa, gli rende testimonianza»,
recita la liturgia bizantina.
Tuttavia la trasfigurazione non è un
trionfo terreno, che sempre Gesù ha
rifiutato nella sua vita – e qui sta
l'errore di lettura di Callisto III -;
essa non è neppure un'emozione
spirituale da gustare – ecco l'errore di
Petro -. È invece uno sprazzo, un
bagliore di quel regno che è il Cristo
stesso, una luce che è anche quella di
Pasqua, della Pentecoste, della parusia,
quando con il ritorno glorioso di
Cristo, il mondo intero verrà
trasfigurato. Mosè ed Elia, l'abbiamo
detto, parlano con Gesù del suo éxodos,
cioè della sua passione: solo quest'ultima
farà risplendere la luce non in cima al
Tabor, la montagna che rappresenta
simbolicamente le teofanie e le estasi,
ma al cuore stesso delle sofferenze
degli uomini, del loro inferno, e infine
della morte. La liturgia ci aiuta ancora
a capire: «Ascoltate [dice il Padre]
colui che attraverso la croce ha
spogliato l'inferno e dona ai morti la
vita senza fine».
Per la teologia ortodossa, la luce della
trasfigurazione è l'energia divina
(secondo il vocabolario precisato nel
XIV secolo da Gregorio Palamas), vale a
dire lo sfolgorare di Dio: Dio stesso
che, mentre rimane inaccessibile nella
sua «sovraessenza», si rende tuttavia
partecipabile agli uomini per una follia
di amore. Da cui si comprende
l'importanza di questa festa per la
tradizione mistica e iconografica.
Lo sfolgoramento, la folgorazione divina
è tale da gettare a terra gli apostoli
sulla montagna. Eppure sul Tabor essa
rimane una luce esterna all'uomo. Ora
essa ci è donata – scintilla
impercettibile o fiume di fuoco – nel
pane e nel vino eucaristici. Allora i
nostri occhi si aprono e noi
comprendiamo che il mondo intero è
intriso di quella luce: tutte le
religioni, tutte le intuizioni dell'arte
e dell'amore lo sanno, ma è stato
necessario che venisse il Cristo e che
avvenisse in lui quell'immensa
metamorfosi – così chiamano i greci la
Trasfigurazione – perché si rivelasse
infine che alla sorgente delle falde di
fuoco, di pace e di bellezza presenti
nella storia, vi è, vincitore della
notte e della morte, un Volto.

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Monte Tabor al tramonto
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"Nostro Signore vuol lasciare le pecorelle fedeli nel deserto.
Come sono significative per me queste parole! Egli è sicuro di
loro ed esse non sarebbero più capaci di smarrirsi perché sono
prigioniere dell'amore. Così Gesù toglie loro la sua presenza
sensibile per elargire le sue consolazioni ai peccatori o, se
anche le conduce sul Tabor, è solo per pochi istanti”
Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo |

6 agosto
O sole
di giustizia,
Verbo del Dio vivente,
irradia sulla Chiesa
la tua luce immortale.
Per te veniamo al Padre,
fonte del primo amore,
Padre d'immensa grazia
e di perenne gloria.
Lieto trascorra il giorno
in umiltà e fervore;
la luce della fede
non conosca tramonto.
Sia Cristo il nostro cibo,
sia Cristo l'acqua viva:
in lui gustiamo sobri
l'ebbrezza dello Spirito.
Amen.
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ALTRI TEMPI!!!...
( ... per sorridere insieme ... )

Grazie all'intenso Juan Carlos per il template
DISENOSJUANCA
Muchissimas graçias!!!
El Senor te bendiga oy y siempre

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