RIFLESSIONI DON PRIMO MAZZOLARI SULLA VIA CRUCIS

  * L’incarnazione e la passione sono la  follia dell’amore di Dio per farsi accettare dall’uomo peccatore.

Dopo tale follia si capisce come il più grande peccato sia il non credere all’amore di Dio per noi.

Teniamolo pur lontano, diciamogli pure che non c’è posto.

La Pasqua egli la fa lo stesso.

Nessuno può impedirgli di soffrire con chi soffre. Egli è l’immolato di ogni ora e il fermento migliore di ogni domani.

 

*Rinuncia a scolparsi, lui, l’innocente.

Rinuncia a difendersi, lui, l’onnipotente.

Rinuncia alla rappresaglia, lui, il terribile.

Rinuncia a morire in pace, lui, il pacifico.

Rinuncia alla vita, lui, il vivente.

Rinuncia al vestito, lui, che veste i gigli del campo e ogni erba del prato.

Cristo spogliato è il povero, l’uomo senza diritti.

 

*La passione è un poema d’umiliazione e di potenza.

Nessun compromesso, nessuna timidezza, nessun indietreggiare. Le minacce non lo commuovono, le blandizie non lo lusingano: la croce è già accolta nella sua volontà fusa nella volontà del Padre.

L’Agnello c’insegna la fortezza: l’Umiliato ci dà lezione di dignità; il Condannato esalta la giustizia; il Morente conferma la vita; il Crocifisso prepara la gloria.

 

* La maternità divina della Vergine è un mistero di gaudio: la sua maternità umana è un mistero di dolore.

L’annuncio di Gabriele trasvola in un dolcissimo tramonto; la parola di gesù alla Madre ha la pacata fermezza di un testamento, detto dalla croce, scritto col sangue.

Il primo ci dà la “benedetta”, questo, la “mamma”, e alla Madonna un cuore così largo e generoso, che al posto del Figlio accoglie Giuda, Pietro,il cattivo ladrone, i frisei, i crocifissori, me.

 

* Una croce senza Cristo, chi può dire quanto pesa?

Se coloro che pretendono di far camminare gli uomini sotto una croce da cui fu staccato il Cristo, conoscessero il delitto che commettono!

Senza Cristo, la croce, più che lo scandalo, sarebbe il documento della mia schiavitù o della mia disperazione.

 

* Tutte le strade conducono a un unico approdo, il Cristo, che, a braccia spalancate, ci attende al termine di ognuna, poiché l’Amore è sempre davanti.

Se non fosse per la stanchezza che la strada mette sulle nostre povere spalle, a lui non importan né la strada che battiamo per arrivare a lui, né come ci arriviamo, né i motivi che ci sospingono o chi ci tiene compagnia.

Gli importa che uno s’avvii, che abbia nel cuore il desiderio di cercarlo.

 

* Uno che cammina con noi è più nostro di chi sta con noi.

Lo stare dà l’impressione del padrone che sorveglia, che è lì per sollecitare chiunque si attarda.

Cristo non comanda nessun passo: nulla di obbligato. Ogni camminare gli va. Purchè uno cammini.

Gli basta il passo quotidiano, il passo del momento, che segna la variabilità delle nostre disposizioni.

Ci sollecita, ci rimprovera, ci dà la mano, ma si adatta: si adatta fino ad essere stanco con noi, malato con noi…

 

*Ti ho trovato davvero, perché tu mi sei venuto incontro sulle mie strade di peccato: uomo tra uomini, corpo benedetto che io stesso aiutai a spogliare, flagellare, volto santo che le mie labbra, come quelle di Giuda, baciarono, cuore che trafissi…

Se tu non venivi sulle mie tracce, se tu non ti lasciavi crocifiggere da me, tu avrei forse cercato, ma non ti avrei mai trovato.

 

*Più che una storia di incontri, la via crucis è un seguito di cadute.

Nelle caduta ci siamo tutti. Pare che il Signore abbia inteso darci appuntamento “per terra” dove l’incontro è più facile e a portata della comune fragilità.

La speranza si leva da questo cumulo di povertà, da cui emerge solo la croce che non soffoca né schiaccia.

 

*La sua bontà non fu arrestata dalla nostra cattiveria, la quale, inchiodandogli le mani, non gli chiuse le braccia, sbrecciandogli il cuore ne fece straripare l’amore.

Noi non siamo diventati più buoni perché Tu sei venuto tra noi, e la nostra tristezza non scalfì il tuo amore.

Tu sei rimasto buono in un mondo di tristi e l’occhio paziente della tua misericordia ci vede buoni.

 

*  Ogni qualvolta uno si schioda dalla propria croce, obbliga un altro a salirivi.

Appena Gesù fu dischiodato…la croce è rimasta in piedi, intatta, vuota, in attesa di me, d’ognuno.

Ogni uomo è croce e crocifisso insieme, e dove egli è , ivi si erge un calvario.

Ovunque è una croce, lì è un calvario e un crocifisso.

 

*Quale potenza manifesta Gesù in croce!

I piedi non possono più portarlo verso gli sventurati, né le sue mani toccare gli occhi dei ciechi e neppure il suo sguardo sconvolgere il fondo delle coscienze.

Ma sulla croce ove egli ha abdicato a ogni potenza esteriore, egli è più potente che mai, esempio e promessa al tempo stesso della potenza del cristiano, quando, come gesù Cristo, si trova ridotto alla sola sua croce.

 

* Il nostro Dio, che si è fatto un giorno Figlio dell’uomo, è ben più grande del mio sogno.

Egli è più reale di ogni nostra realtà…Egli è presente in ogni strada perché io non sia più solo.

Senza di Lui non capisco niente.

 

*Le vicende della vita di Gesù assomigliano molto alle vicende travagliate di un granello di frumento: lottare contro la zizzania degli uomini, minacciare di essere soffocato, crescere fra mille stenti, bisognoso di ombra e di silenzio; poi, adagio, maturato sotto il sole dell’amore di Dio, pronto per diventare il pane della nostra fame.




Con i suoi occhi posso fissare il mio passato, voler bene anche
al dolore e a chi mi fa soffrire, e capire anche la morte.

 

Don Primo Mazzolari



 

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 QUARESIMA 2009

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