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"Quando Cristo entra nel cuore umano, vi   porta con sé una duplice luce: la luce
della coscienza che rivela i peccati del  passato, e poi la luce della pace, la  speranza
della salvezza. La lanterna che Cristo porta nella mano sinistra è la luce della coscienza."
John Ruskin


"Ecco, io sto alla porta e busso..." (Ap. 3,20)

È VERO. lo sto alla porta del tuo cuore, giorno e notte. Anche quando ascolti, ma dubiti sia proprio lo a parlare. Resto, ed aspetto un tuo seppur minimo segnale, una seppur impercettibile risposta che mi permetta di entrare.

Voglio tu sappia che ogni qualvolta M' inviti, lo vengo sempre. Non dubitarne. Vengo silenzioso e non visto, ma con infinito potere e amore. Porto con Me i preziosissimi Doni dello Spirito Santo. Venqo con la Mia Grazia e col Mio desiderio di perdonarti e guarirti; con un amore per te fuori di ogni immaginazione, lo stesso amore che ho ricevuto dall Padre Mio e nostro ("Come il Padre ha amato Me, così io ho amato voi..." - Gv. 15,10). Vengo col desiderio ardente di consolarti e rafforzarti, rialzarti e trasfigurare le tue ferite. Ti porto la Mia luce per diradare le tue tenebre e i tuoi dubbi. Vengo con la Mia forza per portati su di Me ed insieme portare quanto ti affatica; vengo con la Mia Grazia ad accarezzare il tuo cuore e trasformare la tua vita; offro la Mia pace alla tua anima.
Ti conosco perfettamente. Ho contato i capelli del tuo capo. Niente della tua vita è secondario per Me. Ti ho seguito costantemente finora, amandoti costantemente anche nel disorientamento; conosco ogni tuo problema, ogni recondito bisogno, ogni paura, come pure, ogni mancanza. Ma te lo ripeto ancora: Ti amo!
Non certo per quello che hai o non hai fatto, ti amo per te stesso, per la bellezza e la dignità di cui Mio Padre ti ha adornato con la Creazione, facendoti simile a Noi. Come spesso dimentichi questa dignità, dopo esserti allontanato da noi! Tuttavia ti amo come sei. Ho versato il Mio Sangue per te! Se lo chiederai con fede la Mia grazia cambierà quanto vi è da cambiare in te e ti darà la forza di liberarti dal male e da tutti i suoi devastanti effetti.

Conosco il tuo cuore, la tua solitudine e il tuo dolore, le reazioni, i giudizi e le umiliazioni. Tutto questo ho sopportato, prima di te. Su di me ho portato tutto questo affinché tu potessi dividere anche la Mia potenza e la vittoria. Conosco specialmente il tuo bisogno di amore, di bere alla fonte dell'amore e della consolazione. Quante volte la tua sete è stata vana! Dissetandoti in modo egoistico, riempiendo la tua sete di piaceri illusori... la vacuità ancora più grande del peccato! Hai sete d' amore?

 "Venite a Me o voi assetati..." (Gv. 7,37). Vi darò da bere a sazietà.

Hai sete d'essere amato? Io ti amo più di quanto possa immaginare, al  punto di morire in croce per te.

Ho sete del tuo amore. Sì, questo è il solo modo di dirti il Mio amore: HO SETE DI TE. Ho sete di amarti e di essere amato. Per dimostrarti quanto sei prezioso per Me! HO SETE DI TE. Vieni a me e ti empirò il cuore e guarirò le tue ferite. Farò di te una nuova creatura, ti darò pace,  HO SETE DI TE. Non dubitare mai della Mia Grazia, del mio desiderio di perdonarti, di benedirti e vivere la mia vita in te. HO SETE DI TE. Se ti senti poco importante agli occhi del mondo, non badarci. Per Me non c'è nessun altro al mondo più importante di te. HO SETE DI TE. APRIMI, VIENI A ME, SII ASSETATO DI ME, OFFRIMI LA TUA VITA. E io ti dimostrerò quanto conti per il Mio cuore.
Non ti sei ancora accorto che il mio Padre ha il perfetto disegno di trasformare la tua vita? Proprio da questo momento: dammi fiducia. ChiediMi ogni giorno di entrare nella tua vita e di farmene carico, ed io lo farò. Perché dovrei? Perché HO SETE DI TE. Tutto quello che ti chiedo è che ti abbandoni a Me, completamente. Io farò il resto.
Anche adesso ti tengo il posto che Mio Padre ha preparato per te nel Mio Regno. Ricordati che sei un pellegrino in questa vita, in viaggio verso casa. Il peccato non ti soddisferà mai, non saprà mai condurti alla pace che cerchi. Tutto quello che hai cercato fuori di me ti ha lasciato più vuoto; così non renderti incline alle cose terrene. Soprattutto, non allontanarti da Me quando cadi. Torna a Me senza esitare. Quando mi porti il tuo peccato, Mi dai la gioia di manifestarmi come tuo Salvatore . Non c'è nulla che lo non possa perdonare e curare: pertanto, vieni ora e sgrava la tua anima.

Non importa quanto tu Mi sia lontano, quanto Mi dimentichi, quante croci tu debba sopportare in questa vita. C'è solo una cosa che lo voglio tu ricordi, una cosa immutabile: HO SETE DI TE. Così come sei! Non c'è bisogno che tu cambi per credere nel Mio amore, perché è il Mio amore che ti cambierà. Tu dimentichi ancora, eppure io ti cerco ogni momento.

 Sto alla porta del tuo cuore e busso. Trovi così difficile crederlo? Allora guarda alla croce, al Mio Cuore trafitto. Non hai ancora capito la Mia Croce? Allora ascolta ancora lo parole che dissi così capirai chiaramente perché ho patito tanto per te: "HO SETE..." (Gv. 19,28). Sì, ho sete di te, come il resto del salmo che stavo pregando recita di Me: "ho cercato compassione, ma non ne ho trovata..." (Sai. 69,20). Per tutta la tua vita ho cercato la tua compassione e non ho smesso di cercare il tuo amore e di amarti. Hai provato tante altre soddisfazioni che non ti hanno reso felice; perché non Mi apri il cuore, adesso, più di quanto tu non abbia mai fatto?

Ogniqualvolta apri la porta del tuo cuore, e mi vieni accanto, Mi sentirai ripetere incessantemente: "Non importa quello che tu abbia fatto, ti amo come sei. Vieni a Me con la tua miseria e il tuo peccato, con le tue angosce e le tue necessità, col tuo desiderio d' essere amato.

 lo sto alla porta del tuo cuore e busso... ApriMi, perché

 

HO SETE DI TE !...


"Gesù è Dio, per cui il suo amore, la sua sete,
sono infinite. Lui, il creatore dell'universo
chiedeva l'amore delle sue creature.
Ha sete del nostro amore... Queste parole:
"Ho sete"
non riecheggiano nelle vostre anime?".

Madre Teresa    
 
a breve

HO SETE
il quadro ispiratore di
TERESA DI LISIEUX ...
"Sono venuta al Carmelo per salvare le anime
e pregare per i sacerdoti..."
 
 
a breve

HO SETE!
.. sentirselo dire da Gesù!!!..
Madre Teresa di Calcutta
 
 
 
Lo scrittore francese Victor Hugo nella sua opera William Shakespeare, ponendo il Giovanni dell’Apocalisse a fianco dei geni dell’umanità, come Omero, Eschilo, Dante, dichiarava: «È in Giovanni di Patmos che è sensibile la comunicazione tra certi geni e l’abisso. In tutti gli altri poeti questa comunicazione solo s’intuisce; in Giovanni la si vede, a tratti la si tocca e si ha il brivido di posare la mano su questa porta cupa» (1,2,9). Qual è l’~abisso» del quale l’autore dell’Apocalisse apre «la porta cupa»? È indubbiamente quello del male che si annida nella storia e spesso esplode celebrando i suoi trionfi. Ma c’è anche una soglia di luce che si apre su una meta di pienezza gloriosa.

Prendiamo, allora, in mano questo libro in realtà meno misterioso e visionario di quanto appaia dal suo immediato dettato e, durante queste settimane pasquali, sfogliamone qualche pagina. Indubbiamente siamo di fronte a un gioiello letterario, nonostante il suo autore sia pronto spesso - come scriveva uno studioso, Robert H. Charles - «a sfidare le leggi elementari della grammatica e della sintassi greca...; egli, infatti, pensava in ebraico o aramaico ma scriveva in greco».

Apriamo il libro in una delle sette lettere iniziali, indirizzate ad altrettante Chiese dell’Asia minore, alle quali anche il libro era destinato, le cosiddette «Chiese giovannee (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadeffia, Laodicea). Fermiamoci sull’ultima, rivolta a una prospera città che recava il nome di Laodice, moglie del suo fondatore, il re Antioco 11 (260-247 a.C.). Ai cristiani di quel centro è rivolto un messaggio aspro (3,14-22).

Il benessere, evocato dall’oro delle banche locali e dalle vesti prodotte dalle sue industrie tessili, ma anche dal collino che rende limpidi gli occhi (Laodicea era sede di una scuola di medicina oculistica), rende superficiali, ottunde la coscienza, intiepidisce l’anima.

Con un’immagine veemente appare la nausea che affiora dalla bocca di Cristo che non tollera il compromesso, l’ambiguità, la banalità, il vuoto interiore: «Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, cioè non sei né freddo nè caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca» (3,15-16). La Chiesa Laodicea viene, quindi, «vomitata», respinta, rigettata lontano nel silenzio e nelle tenebre. Ma il sipario non cala sulla morte. Infatti, la finale della lettera a Laodicea contiene una splendida mini-parabola. Un commentatore dell’Apocalisse, Pierre Prigent, ha scritto: «Ecco un versetto che non si ha voglia di spiegare coi pesanti strumenti dell’analisi storico-letteraria, tanto il suo messaggio è chiaro e di purissima bellezza».

Leggiamo, allora, il versetto (3,20): «Ecco, sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui e lui con me». Cristo passa per le strade del mondo: noi siamo chiusi all’interno delle nostre case, nel cerchio del nostro piccolo orizzonte. Se egli non bussasse, noi resteremmo soli; se noi non aprissimo, egli passerebbe oltre. Grazia e libertà, Dio e uomo devono incontrarsi ed è solo così che scatta la comunione, l’intimità simboleggiata dalla cena, lui con noi, noi con lui.
 
 
Mons. Gianfranco Ravasi
 
 

Aprite, anzi.. spalancate le porte a Cristo!!!

 

 

QUARESIMA 2009

 

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... da ogni angolo della terra sempre si elevi a Dio una preghiera di adorazione, ringraziamento, lode, domanda e riparazione. Una preghiera incessante per suscitare un numero sufficiente di sante vocazioni al sacerdozio e, insieme, per accompagnare spiritualmente, con una sorta di maternità spirituale, quanti sono già stati chiamati al sacerdozio ...


 

1 illaboratoriodellafantasia.it