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Poi viene subito Santo Stefano; la musica dei canti di Natale è la
stessa, ma il colore è diverso: il bianco si macchia di rosso
sangue.
Santo Stefano è un martire, il primo di una schiera senza numero,
ucciso proprio perché credeva in Gesù di Nazareth e lo proclamava
come salvatore. Questo non va bene a tutti. Molti di quelli che si
accostano al Bambino Gesù, si distanziano poi dalla sua croce, e
ancor più dalla sua pretesa di Salvatore. Una sorta di cortocircuito
accade anche ad alcuni cristiani, che vanno tranquilli sui valori
condivisibili del Natale, come fraternità e pace, ma si ritirano in
un riservato silenzio quando è in gioco l'annuncio specifico della
fede in Gesù uomo e Dio...
....
Allora nel rapporto con gli amici e con il mondo in
generale ci si mantiene al livello di un tratto
umano discreto e di un rapporto di simpatia e di
carità, lasciando parlare solo i gesti. Qualora tale
atteggiamento, che pure è l'unico praticabile in
certi ambienti e certe situazioni, diventasse regola
generale, condurrebbe allo snervamento e quindi alla
sparizione della fede cristiana. Mi impressionano
invece quei missionari e in specie le Suore di Madre
Teresa, che non esitano a dichiararsi per l'origine
cristiana e a incontrare il prossimo per la sete di
Cristo, senza venir meno al rispetto di ogni
tradizione e di ogni altra espressione religiosa. Da
parte mia, avendo scelto - o meglio, avendo accolto
la scelta di Dio su di me - di essere prete e
parroco, non posso non riconoscere di essere stato
chiamato a esprimere chiaramente la fede in ogni
gesto e in ogni momento della vita. Verrei meno alla
mia vocazione se non annunciassi il Vangelo: 'Guai a
me se non annunciassi il Vangelo', mi rincorre la
parola di San Paolo. Priverei la gente che incontro
del dono più grande e della più grande possibilità
di vita. Lo constato in continuazione: quel che
manca alle persone è proprio Cristo; non mancano il
pane o il lavoro, e nemmeno l'amore o l'amicizia.
Manca piuttosto l'origine di tutto questo, la
sorgente che dona respiro alla vita e felicità
all'anima, mancano il volto e il cuore di
Cristo che ama da sempre e per sempre.

Ai miei
cristiani non domando di fare i predicatori, se non
nel caso dei catechisti per i ragazzi e gli adulti,
e sempre nel caso dei genitori, chiamati per
vocazione a introdurre i figli alla
professione del mistero cristiano. Ma a tutti chiedo
di vivere la fede in modo chiaro ed evidente, senza
sotterfugi e nascondimenti. Se un Comune regala
forzosamente i presepi alle classi di tutte le
scuole del circondario, questo gesto potrà venire
considerato una forzatura, ma certamente non sono
apprezzabili gli insegnanti cristiani che sommergono
il presepio nella colluvie delle caramelle di Babbo
Natale e nelle canzonette di insipida bontà.
L'annuncio di Cristo va offerto al mondo, perché il
bisogno più urgente e la carità più grande è Gesù
stesso. Non c'è altro di più necessario, come
speranza per il presente e il futuro e come
compagnia per la vita. Certamente l'annuncio
di Cristo non va lanciato in faccia alle persone
come un catino d'acqua fredda, ma a nessuno può
essere negato un bicchiere d'acqua per dissetarsi.
La bellezza più evidente di una comunità
parrocchiale e la felicità più grande di un
sacerdote esplodono quando qualcuno incontra Gesù
Cristo. "La mia vita è cambiata", vengono a dirti. E
anche i tratti del volto si distendono e la tal
persona diventa fin più bella.

Non mi pare giusto
quindi, come qualcuno usa fare, distinguere una
Chiesa della fede, proiettata sull'annuncio e la
presenza, da una Chiesa della carità, caratterizzata
dalla condivisione di problemi della gente, come si
trattasse di due anime in qualche modo contrapposte.
Non esiste vera carità che non sia tesa all'annuncio
di Cristo. Non esiste vera condivisione che non
giunga a proporre ciò che salva realmente l'uomo.
Farlo con discrezione e rispetto non significa
appiattirsi nella sola condivisione dei valori
comuni, spegnendo nel silenzio l'origine della
propria identità. Fede e carità vanno insieme;
annuncio e condivisione sono dimensioni che misurano
e sostengono insieme l'albero della vita.
Don
Angelo Busetto, Chioggia |