ultimo aggiornamento
9 gennaio 2008
 

 

    Natale è una festa avvolgente, un abbraccio aperto al mondo di tutti: chi per la favola bella, chi per il calore di umanità e amicizia, chi per l'evidenza del fatto cristiano. A livelli diversi, tutti facciamo festa e ci abbracciamo nella simpatia del gesto augurale.


  Poi viene subito Santo Stefano; la musica dei canti di Natale è la stessa, ma il colore è diverso: il bianco si macchia di rosso sangue. Santo Stefano è un martire, il primo di una schiera senza numero, ucciso proprio perché credeva in Gesù di Nazareth e lo proclamava  come salvatore. Questo non va bene a tutti. Molti di quelli che si accostano al Bambino Gesù, si distanziano poi dalla sua croce, e ancor più dalla sua pretesa di Salvatore. Una sorta di cortocircuito accade anche ad alcuni cristiani, che vanno tranquilli sui valori condivisibili del Natale, come fraternità e pace, ma si ritirano in un riservato silenzio quando è in gioco l'annuncio specifico della fede in Gesù uomo e Dio...

.... Allora nel rapporto con gli amici e con il mondo in generale ci si mantiene al livello di un tratto umano discreto e di un rapporto di simpatia e di carità, lasciando parlare solo i gesti. Qualora tale atteggiamento, che pure è l'unico praticabile in certi ambienti e certe situazioni, diventasse regola generale, condurrebbe allo snervamento e quindi alla sparizione della fede cristiana. Mi impressionano invece quei missionari e in specie le Suore di Madre Teresa, che non esitano a dichiararsi per l'origine cristiana e a incontrare il prossimo per la sete di Cristo, senza venir meno al rispetto di ogni tradizione e di ogni altra espressione religiosa. Da parte mia, avendo scelto - o meglio, avendo accolto la scelta di Dio su di me - di essere prete e parroco, non posso non riconoscere di essere stato chiamato a esprimere chiaramente la fede in ogni gesto e in ogni momento della vita. Verrei meno alla mia vocazione se non annunciassi il Vangelo: 'Guai a me se non annunciassi il Vangelo', mi rincorre la parola di San Paolo. Priverei la gente che incontro del dono più grande e della più grande possibilità di vita. Lo constato in continuazione: quel che manca alle persone è proprio Cristo; non mancano il pane o il lavoro, e nemmeno l'amore o l'amicizia. Manca piuttosto l'origine di tutto questo, la sorgente che dona respiro alla vita e felicità  all'anima, mancano il volto e il  cuore di Cristo che ama da sempre e per sempre.

 Ai miei  cristiani non domando di fare i predicatori, se non nel caso dei catechisti per i ragazzi e gli adulti, e sempre nel caso dei  genitori, chiamati per vocazione a introdurre i figli alla  professione del mistero cristiano. Ma a tutti chiedo di vivere la fede in modo chiaro ed evidente, senza sotterfugi e nascondimenti. Se un Comune regala  forzosamente i presepi alle classi di tutte le scuole del circondario, questo gesto potrà venire considerato una forzatura, ma certamente non sono apprezzabili gli insegnanti cristiani che sommergono il presepio nella colluvie delle caramelle di Babbo Natale e nelle canzonette di insipida bontà. L'annuncio di Cristo va offerto al mondo, perché il bisogno più urgente e la carità più grande è Gesù stesso. Non c'è altro di più necessario, come speranza per il presente e il futuro e come compagnia per la vita.  Certamente l'annuncio di Cristo non va lanciato in faccia alle persone come un catino d'acqua fredda, ma a nessuno può essere negato un bicchiere d'acqua per dissetarsi. La bellezza più evidente di una comunità parrocchiale e la felicità più grande di un sacerdote esplodono quando qualcuno incontra Gesù Cristo. "La mia vita è cambiata", vengono a dirti. E anche i tratti del volto si distendono e la tal persona diventa fin più bella.

 Non mi pare giusto quindi, come qualcuno usa fare, distinguere una Chiesa della fede, proiettata sull'annuncio e la presenza, da una Chiesa della carità, caratterizzata dalla condivisione di problemi della gente, come si trattasse di due anime in qualche modo contrapposte. Non esiste vera carità che non sia tesa all'annuncio di Cristo. Non esiste vera condivisione che non giunga a proporre ciò che salva realmente l'uomo. Farlo con discrezione e rispetto non significa appiattirsi nella sola condivisione dei valori comuni, spegnendo nel silenzio l'origine  della propria identità. Fede e carità vanno insieme; annuncio e condivisione sono dimensioni che misurano e sostengono insieme l'albero della vita.

 

  Don Angelo Busetto, Chioggia

 

 


STO
ALLA PORTA
DEL
TUO CUORE
E
BUSSO

 

 


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... "anche" la Gospa da Medjugorie chiede preghiera
e digiuno per i nostri pastori! ...


- www.radiomaria.it -
per ascoltare il commento al messaggio di Padre Livio
(il link audio si trova a fine pagina a destra...)

 

Ascoltare la tua voce, Gesù buon Pastore , è un segno d’amore perché l’ascolto è di chi ama, l’ascolto è proprio di chi condivide la vita. La sposa ascolta lo sposo, la madre il silenzio dei figli e le stelle la voce di Dio. Di un principe o capo, o regnante si ode l’ordine, ma il cuore è lontano. Di te che vuoi essere solo Pastore noi vogliamo ascoltare la voce che appaga i bisogni del cuore. Mandaci pastori buoni e santi che sappiano donare la vita, capaci di andare avanti e vegliare su di noi quando lupi rapaci ci insidiano e la stanchezza ci opprime. Mandaci pastori buoni, Gesù, e liberaci dai mercenari. Amen.

... dal sito avvenireonline.it --- ... Una riflessione sulla figura del prete: ma non in sé, quanto

  

Grazie di a CRISTINA DEGLI ANGELI
(per gli amici Krì!...)
per la segnalazione


illaboratoriodellafantasia.it

Midi "Vivre d'amour"
Musica Comunità delle Beatitudini
da una poesia di Santa Teresa delBambin Gesù e del Volto Santo

 

- Dedicated to Don V.B.      
ed all'autore del testo ispiratore ...