"Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un'unica, lunga passeggiata."










"Salva Dio
 in te stesso"

    dai diari e dalle lettere
             ________________________________________________________________
           
 
Diari (dal marzo 1941 al settembre 1943) - Lettere scritte agli amici, in gran parte da Westerbork,
                 campo di smistamento ed anticamera per Auschwitz



    
"Non diventate apatici ed insensibili. In ognuno di voi(1)  esiste "una
      parte migliore
".
(2)

     "Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te,
     mio Dio".

     "Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta
     ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me
    passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa,
    Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i
   pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede
   una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti
  affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso
  promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e
  cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in
  questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di
  questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te
  in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti
  dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far
  molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di
  questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai
  tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore,
  cresce la mia certezza: (…) tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo
  la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si
  preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai
  d’argento – invece di salvare te, mio Dio"

     “Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima
     convinzione, sino all'ultimo respiro”

     "E se i tratti del mio viso diventeranno brutti e sconvolti dalla
     sofferenza e dal lavoro eccessivi, allora tutta la vita del mio spirito potrà
     concentrarsi negli occhi".

     "…Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà
      troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di
     come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva,
     può arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al
     loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, se non
     li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori per farli diventare fattori
     di crescita e di comprensione, allora non siamo una generazione
     vitale… dovremo saper offrire nel dopoguerra non solo i nostri corpi
     salvati ad ogni costo, ma anche un nuovo senso delle cose, così la vita
     potrà di nuovo fare un passo cauto avanti...",

     "Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite". clikka
 

     "Una volta è un Hitler; un’altra è Ivan il Terribile... Per quanto mi
     riguarda, in un caso è la rassegnazione, in un altro sono le guerre, o la
     peste e i terremoti e la carestia. Quel che conta in definitiva è come si
     porta, sopporta, e risolve il dolore, e se si riesce a mantenere intatto un
     pezzetto della propria anima".

     «Se tu vivi interiormente – scrive – forse non c’è neanche tanta
     differenza tra essere dentro o fuori di un campo. Sarò capace di
     assumere la responsabilità di queste parole di fronte a me stessa, sarò
     capace di viverle? Non possiamo farci molte illusioni. La vita diventerà
     molto dura, e saremo di nuovo separati, tutti noi che ci vogliamo bene.
    Credo che quel tempo non sia più molto lontano. È sempre più
     necessario prepararci interiormente».
 

     "D'un tratto avevo avuto la sensazione di non essere sola ma
          in due: come se fossi composta di due persone che si stringessero
          affettuosamente e che stessero bene così, al caldo. Un forte contatto
          con me stessa e perciò un buon caldo dentro, un senso di
          autosufficienza".


    
"E se Dio non mi aiuterà allora sarò io ad aiutare Dio"

     "Un barlume di eternità filtra sempre più nelle mie più piccole azioni
     e percezioni quotidiane. Io non sono sola nella mia stanchezza, malattia,
     tristezza o paura, ma sono insieme con milioni di persone, di tanti secoli:
     anche questo fa parte della vita che è pur bella e ricca di significato nella
     sua assurdità, se vi si fa posto per tutto e se la si sente come un'unità
     indivisibile. Così, in un modo o nell'altro, la vita diventa un insieme
     compiuto; ma si fa veramente assurda non appena se ne accetta o
     rifiuta una parte a piacere, proprio perchè essa perde allora la sua
    globalità e diventa tutta quanta arbitraria."

     "Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe
     insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in
     questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità.
     Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato
     e vissuto il silenzio"

     "La vita e la morte, il dolore e la gioia, le vesciche ai piedi estenuati
     dal camminare e il gelsomino dietro la casa, le persecuzioni, le
     innumerevoli atrocità, tutto, tutto è in me come un unico, potente insieme,
     e come tale lo accetto e comincio a capirlo sempre meglio - così, per me
     stessa, senza riuscire ancora a spiegarlo agli altri. Mi piacerebbe vivere
     abbastanza a lungo per poterlo fare, e se questo non mi sarà concesso,
     bene, allora qualcun altro lo farà al posto mio, continuerà la mia vita
     dov'essa è rimasta interrotta. Ho il dovere di vivere nel modo migliore e
     con la massima convinzione, sino all'ultimo respiro: allora il mio
     successore non dovrà più ricominciare tutto da capo, e con tanta fatica.
     Non è anche questa un'azione per i posteri? "

     "Se dico che stanotte sono stata all'inferno, che cosa potete capirne
         voi?" (lettera agli amici idi Amsterdam)

     Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono,
         finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono.
         Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro,
         non servirà a nulla.

     Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio
        demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite,
        contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo
        non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così
        tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo
        vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per
        il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce
        in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io
        non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per
        tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.

     "...la coscienza che, in ultima istanza, non ci possono togliere nulla.
     Che esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e
     abbastanza spazio dentro ciascuno di noi per poter congiungere le
     mani in una preghiera".

     Se mai un giorno scriverò mi piacerebbe dipingere poche parole
     su uno sfondo muto".

     "E' giunto il momento di mettere in pratica 'ama i tuoi nemici'. E se
      noi arriveremo a dirlo, bisognerà pure che questo sia possibile".

 

      
                           

     LA NON VIOLENZA IN AUSCHWITZ (1)

        Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di "sfasciarmi" sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all'improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il "dolore dell'umanità".

       Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l'assurdità ha ceduto il posto ad un po' più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. E' stata un'altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire.

        Il marciume che c'è negli altri c'è anche in noi, continuavo a predicare; non vedo nessun'altra soluzione, veramente non ne vedo nessun altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E' l'unica soluzione di questa guerra (seconda guerra mondiale): dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.

        Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M'innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più "raccolta", concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c'erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell'unico pezzo di strada che ci rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente.

        Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono provarci di qualche bene materiale e di un po' di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a provarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati ed oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quello che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli.

     LA NON VIOLENZA IN AUSCHWITZ (2)

        Si deve anche avere la forza di soffrire da soli e di non pesare sugli altro con le proprie paure e con i propri fardelli. Lo dobbiamo ancora imparare e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con la dolcezza e altrimenti con la severità.

        Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono, finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla.

        L'unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e anche l'unica che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì mio Dio sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all'ultimo la tua casa in noi.

         Esistono persone che all'ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d'argento, invece di salvare te, mio Dio. E altre persone che sono ridotte a ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessun se si è nelle tue braccia.

        Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l'umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L'unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi e di prepararli fin d'ora in noi stessi. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me, ogni giorno?

            La miseria che c'è qui è veramente terribile, eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dentro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce: non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire in mondo completamente nuovo.

            A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzettino di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita.

     LA NON VIOLENZA IN AUSCHWITZ (3)

          Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave: dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà da sé. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso; se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E' l'unica soluzione possibile. E' quel pezzettino d'eternità che ci portiamo dentro. Sono una persona felice e lodo questa vita, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra.

           Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito.

            Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so: Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia.

            Un'altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi: e perciò sono meno più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime.

“...siamo noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave”. Etty

 

                     Il Diario di Ety si chiude così:
  “ Di tanto in tanto alziamo lo sguardo dai nostri fogliettini scarabocchiati e ci guardiamo in faccia. Lui
registra fedelmente…a un tratto dice: ‘ E’ troppo. Io so
scrivere un pochino, ma qui mi trovo davanti a un
abisso o a una montagna, è troppo
...”
 

    Humour ebraico:

   ...Ora lo so: S. si leva la dentiera prima di pregare!....
   oppure
   ...certo è il nostro totale annientamento,
   ma sopportiamolo con grazia!...










  
"Christien, apro a caso la Bibbia e trovo questo: Il Signore è il mio alto ricetto. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti. Abbiamo lasciato il campo cantando".


 

L'ultima cartolina lanciata da Etty
dal treno per Auschwitz...

    Note:

(1) – scrive Etty ai suoi colleghi del Consiglio ebraico di Amsterdam (uno strumento di apparente
      collaborazione con gli ebrei, creato dai nazisti)
torna su

 (2) Questo lo dice anche San Paolo: "Sono convinto che in ognuno di voi vi siano cose migliori"; la parte
      migliore, di cui parla anche Gesù a Marta, dicendo di Maria che si è scelta la parte migliore – questa parte
      migliore è dentro di te, è una sorgente nel tuo cuore, seppellita di pietre e sabbia. torna su

 

                __________________________________________________________________
 


Un solo uomo “giusto” è sufficiente
per tenere accesa la speranza

"La vita è qualcosa di talmente forte
Che quando sarai sul punto di morire
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire".
                         Roberto Vecchioni

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SHOAH

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I gojim sono stupidi" disse il rabbi
"Adesso saccheggiano le nostre case e scavano
nei nostri giardini e non sanno che il meglio
ce lo siamo già portato via".
"E cos'é il meglio?" chiese il vento.
"È la nostra storia" rispose il rabbi.