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Suor Faustina, terzogenita di
dieci figli, nacque il 25 agosto
1905 da una povera famiglia di
contadini, che abitava nel
villaggio di Glogowiec in
Polonia. Nel battesimo, ricevuto
nella Chiesa parrocchiale di
Swinice Warckie, presso Lódz, le
venne posto il nome di Elena.
La famiglia Kowalski viveva di
un piccolo podere agricolo e
dell'attività di falegname del
padre Stanislao, un uomo
religioso, molto laborioso ma
nello stesso tempo severo, il
quale dimostrava un forte senso
di responsabilità
nell'adempimento dei suoi doveri
professionali e familiari ed
esigeva lo stesso dai figli,
richiamandoli anche nelle loro
più piccole trasgressioni. La
madre, Marianna Babel, era
invece una persona sensibile,
affettuosa, tollerante,
laboriosa e tenace; insegnava
alla piccola Elena e ai suoi
fratelli le verità della fede e
gli stessi principi di condotta
cristiana professati dal padre.
Vivendo in questo ambiente i
bambini crescevano con un
profondo senso della disciplina
e dell'obbedienza maturando una
grande stima per le cose sante.
Inoltre fin da piccoli essi
venivano educati alla
laboriosità, al senso di
responsabilità ed alla
collaborazione familiare.
Nella famiglia Kowalski la fede
costituiva l'elemento essenziale
della vita: Dio era sempre al
primo posto e ogni giorno la
preghiera si univa
armoniosamente al lavoro.
Infatti il padre stesso, fin dal
primo mattino, cantava il
tradizionale inno dell'alba:
Kiedy ranne wstajq zorze e le
Piccole Ore della Beata Vergine
Maria; mentre durante la
Quaresima tutti insieme
cantavano Amari Lamenti e
osservavano scrupolosamente il
digiuno e l'astinenza. Anche se
la famiglia viveva poveramente
del duro lavoro, tuttavia
riusciva a trovare sia il denaro
per comprare i libri religiosi
sia il tempo per la lettura
fatta in comune. Sono state
proprio queste letture a far
nascere la disposizione alla
vita religiosa nell'animo della
piccola Elena che fin
dall'infanzia voleva vivere per
Dio come i protagonisti di
questi libri. Ella ne ricordava
bene il contenuto e lo
raccontava ai suoi coetanei
durante il pascolo del bestiame
o mentre giocavano insieme.
Il clima religioso della
famiglia favoriva in lei il
formarsi di una viva e personale
unione con Dio, che si è
rivelata molto presto, fin
dall'età di sette anni, come
ella stessa scrisse nel Diario:
« O Gesù nascosto, in Te c'è
tutta la mia forza. Fin dai più
teneri anni Gesù nel Santissimo
Sacramento mi ha attirata a Sé.
All'età di sette anni, mentre
ero ai vespri e Gesù era esposto
nell'ostensorio fu allora che mi
venne trasmesso per la prima
volta l'amore di Dio che riempì
il mio piccolo cuore, ed il
Signore mi fece comprendere le
cose divine... Tutta la forza
della mia anima proviene dal
Santissimo Sacramento ».
A nove anni, come si usava
allora, fece la sua prima
confessione e si accostò alla
Santa Comunione. Tornando dalla
chiesa sentiva vivamente la
presenza del Divino Ospite nella
sua anima. « Perché non vai
insieme alle tue amiche? - le
domandò la vicina di casa -.
Io vado con il Signore Gesù
», rispose seriamente. La sua
amica in quel giorno era felice
perché aveva un bel vestito,
mentre Elena era contenta perché
aveva ricevuto Gesù.
Istruita sui doveri religiosi,
non soltanto cercava di
adempirli da sola, ma desiderava
anche che gli altri li
adempissero. Il suo primo
impegno era la Santa Messa
domenicale. Quando non aveva un
vestito decoroso per andare in
chiesa, si rifugiava nell'orto
con il libro delle preghiere,
unendosi spiritualmente al
sacerdote e ai fedeli che
partecipavano alla Santa Messa;
non rispondeva neppure alle
chiamate della madre e solo dopo
la celebrazione dell'Eucaristia
andava da lei e baciandole la
mano diceva: « Mammina, non
ti arrabbiare, Gesù si sarebbe
rattristato più di te se non mi
fossi raccolta in preghiera
».
Tra i suoi fratelli si
distingueva non soltanto per la
devozione e l'amore per la
preghiera, ma anche per la
laboriosità, l'obbe-dienza e la
serena accettazione della
povertà. Grazie ad un profondo
senso di responsabilità aiutava
molto volentieri i genitori
rinunciando anche ai giochi;
voleva essere obbediente ed
evitare di dar loro dei
dispiaceri.
Fin da bambina era molto
sensibile alle privazioni ed
alla miseria della gente e
cercava in ogni modo di
aiutarla. Un giorno, per
esempio, vestita da mendicante,
si mise a girare per le case e,
recitando preghiere, chiedeva
l'elemosina per i poveri.
Un'altra volta invece organizzò
una lotteria, e i soldi raccolti
li diede al parroco,
destinandoli ai bisognosi.
Frequentò la scuola di Swinice
aperta nel 1917 solo per tre
anni. La cominciò all'età di 12
anni e sebbene fosse una brava
scolara, dovette rinunciare agli
studi per far posto ai bambini
più piccoli.
Elena lasciò la casa natale
quando aveva 16 anni portando
con sé il tesoro della fede,
l'amore per la preghiera, i sani
principi della morale cristiana,
nonché le virtù della
laboriosità, dell'obbedienza e
un forte senso di
responsabilità. Prima andò ad
Aleksandrów, vicino a Lódz dove
lavorò come domestica dalla
Signora Leokadia Bryszewska,
proprietaria di un panificio. In
quel periodo ebbe la misteriosa
visione del « chiarore ». Dopo
tale evento tornò a casa per
chiedere il permesso di entrare
in un convento. I genitori, pur
essendo persone molto religiose,
non volevano perdere la figlia
migliore e giustificarono il
rifiuto del permesso con la
mancanza di denaro per la dote.
Ma Elena non si perse d'animo e
decise di tornare a lavorare
come domestica a Lódz. Prima
trovò lavoro presso le Terziarie
Francescane e dopo, presso
Marcjanna Sadowska, proprietaria
di un negozio di alimentari, la
quale le affidò il compito di
occuparsi della casa e dei
bambini. « Era una persona
allegra e alla mano - ricordava
la sua padrona -. La sera quando
si sedeva sullo sgabello, era
subito circondata dai miei tre
figli. Le volevano bene perché
raccontava loro le fiabe...
Quando dovevo partire non ero
mai preoccupata, perché lei
sapeva fare tutto meglio di
me... Era gentile, educata,
laboriosa. Non posso dire niente
di male di lei perché era fin
troppo buona. Così buona che mi
mancano le parole di esprimermi
».
Mancandole il consenso dei
genitori, Elena cercava di
soffocare la voce della chiamata
di Dio che - come scrive nel
Diario -sentiva nella sua anima
fin dall'età di sette anni. Un
giorno andò con la sorella
maggiore e con un'amica a una
festa. Durante il ballo vide
Cristo martoriato, il quale le
diceva con rimprovero: «Quanto
tempo ancora ti dovrò
sopportare? Fino a quando mi
ingannerai?». Sconvolta da
questa visione lasciò la
compagnia ed entrò nella chiesa
più vicina, la cattedrale di
Lódz. Prostrata davanti al
Santissimo Sacramento chiese a
Gesù cosa dovesse fare. Gesù le
disse: «Parti immediatamente
per Varsavia; là entrerai in
convento».
Informò la sorella della sua
decisione, le chiese di salutare
i genitori e partì per la
capitale. Non conoscendo la
città la prima cosa che fece fu
di entrare nella chiesa di San
Giacomo, nel quartiere di Ochota.
Dal parroco ricevette
l'indirizzo di una famiglia,
presso la quale avrebbe potuto
fermarsi finché non fosse stata
accolta in un convento.
« In quel tempo - annotò
nel Diario - cominciai a
cercare un convento, ma a
qualsiasi porta ove bussai,
incontrai un netto rifiuto. Il
dolore attanagliava il mio cuore
e dissi a Gesù: "Aiutami. Non
lasciarmi sola"»
.Finalmente bussò alla porta
della casa della Congregazione
delle Suore della Beata Vergine
Maria della Misericordia che si
trova a Varsavia in via Zytnia.
Dopo un breve colloquio, la
superiora della casa, Madre
Michaela Moraczewska, le suggerì
di chiedere al Padrone della
casa se l'avrebbe accolta. Elena
comprese che doveva andare nella
cappella a interpellare il
Signore, e in risposta alla sua
domanda sentì:
«Ti accolgo; sei nel mio
cuore». Quando riferì tali
parole alla superi ora, questa
le disse: «Se ti ha accettata il
Signore, t'accetterò anch'io».
Prima però di entrare Elena
lavorò ancora per un anno come
domestica presso Aldona Lipszyc
a Ostrówek, per guadagnarsi una
modesta dote.
Il l°agosto 1925 Elena varcava
la soglia della clausura nella
casa della Congregazione delle
Suore della Beata Vergine Maria
della Misericordia a Varsavia.
Nel suo Diario confessa: « Mi
sentivo infinitamente felice; mi
pareva di essere entrata nella
vita del paradiso. Dal mio cuore
erompeva, unica, la preghiera
della gratitudine ».
Dopo alcune settimane sentì una
forte tentazione di trasferirsi
in un altro convento dove
avrebbe potuto trovare più tempo
per la preghiera. Allora Gesù,
mostrandole il suo volto ferito
e addolorato, le disse: «Tu
mi causerai un simile dolore, se
uscirai da questo ordine. È qui
che t'ho chiamata e non altrove
e ho preparato per te molte
grazie».
Alla Congregazione alla quale
Cristo chiamò Elena Kowalska
appartenevano le cosiddette «
Case della Misericordia » il cui
scopo era la cura e l'educazione
delle ragazze e delle donne
bisognose di un profondo
rinnovamento spirituale. Le
Suore che svolgevano le funzioni
di educatrici costituivano il
cosiddetto primo coro. Al
secondo coro appartenevano le
suore che svolgevano i lavori
(le mansioni) ausiliari. Ma ogni
suora, indipendentemente dal
tipo di lavoro a lei affidato,
partecipava attivamente
all'opera di salvare per
l'eternità le anime che
sembravano perdute. Elena fu
accettata come suora del secondo
coro, cioè fra le suore
coadiutrici.
A Varsavia Elena trascorse i
primi mesi della vita religiosa
chiamati postulandato. In
seguito si recò nella casa della
Congregazione a Cracovia per
compiere il noviziato. Durante
la cerimonia della vestizione
ricevette il nome di Suor Maria
Faustina. Finito il noviziato
emise i primi voti di castità,
povertà ed obbe-dienza che
rinnovò per 5 anni consecutivi
fino alla professione perpetua
emessa il 1° maggio 1933 a
Cracovia. « Sono in Lui ed
Egli in me - annotò in
quell'occasione nel Diario.
Nel momento in cui il Vescovo mi
ha messo l'anello, Iddio è
penetrato in tutto il mio
essere... Dopo i voti perpetui
la mia intima unione con Dio è
tanto forte, quanto non è stata
mai in precedenza. Sento che amo
Dio e sento che Egli ama me. La
mia anima dopo aver gustato
Iddio, non saprebbe vivere senza
di Lui».
Suor Faustina, come professa,
visse in diverse case della
Congregazione, più a lungo a
Cracovia, poi a Plock, quindi a
Wilno, adempiendo principalmente
le mansioni di cuoca,
giardiniera e portinaia.
Esteriormente nulla tradiva la
straordinaria ricchezza della
sua vita mistica. Con zelo
eseguiva i doveri che le
venivano affidati, osservando
fedelmente e scrupolosamente le
regole della comunità: così le
suore ricordavano Suor Faustina
alcuni anni dopo la sua morte.
Ella, pur conducendo uno stile
di vita semplice, spontaneo ed
allegro, tuttavia si distingueva
per una intensa vita
contemplativa. Nei rapporti con
il prossimo manifestava
sensibilità e benevolenza,
evidenziando continuamente il
suo grande amore per ogni
persona. Soltanto il Diario ha
svelato la profondità della sua
vita spirituale nota solo ai
confessori ed in parte alle
superiore. Da un'attenta lettura
di questi appunti si può
comprendere quanto misticamente
profonda fosse l'unione della
sua anima con Dio e quanto Dio
fosse presente nella sua anima,
come pure le lotte e le
difficoltà incontrate nel
cammino verso la perfezione
cristiana. «Gesù mio, -
ha rivelato nel Diario - Tu
sai che fin dai miei primissimi
anni ho desiderato diventare una
grande santa, cioè ho desiderato
amarTi con un amore tanto
grande, quale finora nessun'anima
ha avuto verso di Te».
Il Signore
premiava generosamente il suo
impegno spirituale concedendole
il dono della contemplazione e
della profonda conoscenza del
mistero della Misericordia
Divina. Gesù la onorava con
grazie straordinarie come le
visioni, le rivelazioni, le
stimmate nascoste, l'unione
mistica con Dio, il dono del
discernimento dei cuori e della
profezia, ecc. Ella, arricchita
da queste grazie, ha scritto: «
Né le grazie, né le
rivelazioni, né le estasi, né
alcun altro dono elargito alla
mia anima la rendono perfetta,
ma l'unione intima del mio
spirito con Dio. Questi doni
sono soltanto un ornamento
dell'anima, ma non
ne costituiscono la sostanza né
la perfezione.
La mia santità
e perfezione consistono in una
stretta unione della mia volontà
con la volontà di Dio ».
Nella vita spirituale di Suor
Faustina Gesù ha scolpito due
tratti caratteristici per i
quali si distingueva quale
apostola della Divina
Misericordia: l'illimitata
fiducia, la totale dedizione a
Dio e l'attivo amore verso il
prossimo che giungeva fino
all'eroismo.
« Figlia mia, - le disse
Gesù - se per tuo mezzo esigo
dagli uomini il culto della mia
misericordia, tu devi essere la
prima a distinguerti per la
fiducia nella mia misericordia.
Esigo da te atti di
misericordia, che debbono
derivare dall'amore verso di me.
Devi mostrare sempre e dovunque
la misericordia verso il
prossimo: non puoi esimerti da
questo, né rifiutarti né
giustificarti».
Suor Faustina era cosciente
dell'azione di Dio nella sua
anima e generosamente
collaborava con la sua grazia. «
O mio Gesù, - pregava -
ognuno dei tuoi santi
rispecchia in sé una delle tue
virtù; io desidero rispecchiare
il tuo Cuore compassionevole e
pieno di misericordia... La tua
misericordia, o Gesù, sia
impressa nel mio cuore e nella
mia anima come un sigillo, e ciò
sarà il mio segno distintivo in
questa e nell'altra vita».
La via dell'unione con Dio passa
sempre attraverso la croce. La
sofferenza purifica l'anima
rendendola capace della più
intensa partecipazione alla vita
divina e all'opera redentrice di
Gesù Cristo. Suor Faustina
cercava di impararlo fin da
bambina decidendo: « Nelle
sofferenze conservare la
serenità e l'equilibrio. Nei
momenti difficili rifugiarsi
nelle Piaghe di Gesù... Nelle
prove procurerò di vedere
l'amorevole mano di Dio ».
Ha capito che «tanto più il
nostro amore diventa puro, tanto
meno il fuoco delle sofferenze
avrà da distruggere in noi e la
sofferenza per noi cesserà di
essere sofferenza: diventerà per
noi una delizia. Con la grazia
di Dio ora ho ottenuto questa
disposizione del cuore, -
annotava - cioè non sono mai
tanto felice, come quando soffro
per Gesù che amo con ogni
palpito del cuore».
L'austerità della vita e i
digiuni estenuanti ai quali si
sottoponeva ancora prima di
entrare nella Congregazione
avevano indebolito il suo
organismo e già durante il
postulandato fu mandata a
Skolimów, vicino a Varsavia, per
curarsi. Dopo l'anno di
noviziato ebbe le prime dolorose
esperienze mistiche della «
notte oscura dell'anima » e le
sofferenze spirituali legate
alla realizzazione della
missione ricevuta da Gesù
Cristo. Il Giovedì Santo del
1934 si offrì come vittima di
espiazione per i peccatori e ciò
le comportò, in seguito, una
serie di varie sofferenze per la
salvezza delle anime. « Ho
bisogno delle tue sofferenze per
la salvezza delle anime », le ha
insegnato Gesù. « Sappi,
figlia mia, che il tuo
quotidiano, silenzioso martirio
nella totale sottomissione alla
mia volontà, conduce molte anime
in paradiso, e quando ti sembra
che la sofferenza oltrepassi le
tue forze, guarda le mie
piaghe... La meditazione sulla
mia passione ti aiuta a
sollevarti al di sopra di tutto
».
Negli ultimi anni della sua vita
si intensificarono le sofferenze
interiori della « notte passiva
dello spirito » e le sofferenze
fisiche: si aggravò la
tubercolosi attaccando i polmoni
e l'apparato digerente. Per
questo Suor Faustina dovette
ricoverarsi due volte per
qualche mese nell'ospedale di
Pradnik a Cracovia,
dove ricevette il sacramento
degli infermi.
Da quell'ospedale, nell'agosto
del 1938, scriveva alla
superiora generale Madre
Michaela Moraczewska:
«Carissima Madre, mi pare che
questo sia il nostro ultimo
colloquio sulla terra. Mi sento
molto debole e scrivo con la
mano tremante. Soffro ai limiti
della sopportazione. Gesù non ci
fa soffrire oltre le nostre
forze. Se il dolore è grande, la
grazia divina è immensa. Mi
abbandono totalmente a Dio e
alla Sua santa volontà. Sento
sempre più intensa la nostalgia
di Dio. La morte non mi fa
paura, la mia anima è inondata
da una grande calma ».
Con questa lettera ringraziava
per tutto il bene che aveva
ricevuto nella Congregazione dal
momento dell'ingresso, si
scusava per tutte le infedeltà
alla regola e chiedeva la
benedizione per l'ora della
morte. Alla fine scriveva: «Arrivederci,
Carissima Madre, ci vedremo in
ciclo ai piedi del Trono Divino».
Qualche giorno prima della morte
Suor Faustina tornò nel convento
di Lagiewniki a Cracovia. Prima
di uscire dall'ospedale, il
dott. A. Silberg le chiese l'immaginetta
di Santa Teresa di Gesù Bambino
che stava sul suo comodino e che
lui voleva appendere vicino al
letto di suo figlio. E quando
l'infermiera espresse la sua
preoccupazione per il pericolo
di contagio, il medico la
tranquillizzò dicendo: «I santi
non contagiano».
Nell'ospedale le fece visita don
Michele Sopocko, suo direttore
spirituale di Wilno assegnatele
da Dio per la realizzazione
della missione della
Misericordia. In quell'occasione
Suor Faustina gli comunicò il
giorno della propria morte.
«Sembrava un essere divino - ha
scritto di lei in seguito don
Michele. - Allora non ho avuto
più alcun dubbio che quello che
era scritto nel suo Diario
riguardo la Santa Comunione
concessale dall'Angelo, fosse
vero ».
Nel convento, come richiedeva la
regola, Suor Faustina invitò
nella sua cella le consorelle
per salutarle, per ringraziarle
per tutti i favori ottenuti e
per chiedere scusa per le
eventuali trasgressioni
commesse. Con il suo
comportamento, la sua serenità,
la sua pazienza, la
sottomissione amorosa alla
volontà di Dio, fu edificante
per tutte. Alla Superiora, Suor
Irene Krzyzanowska, disse di non
preoccuparsi per il culto della
Misericordia Divina;
personalmente desiderava che si
adempisse solo la volontà di Dio
al riguardo. Oltre a ciò
aggiunse ancora: « Gesù vuole
esaltarmi e la Congregazione per
merito della mia persona potrà
trarre molti benefici ». Si
percepiva la sua intensa unione
con Dio e una « quiete interiore
- ricordava la superiora -che
qualche volta non volevo turbare
con le parole ».
Il 5 ottobre 1938 venne a
visitarla P. Giuseppe Andrasz,
S.I., e Suor Faustina si
confessò per l'ultima volta. La
sera tardi, vicino al suo letto,
si radunarono le consorelle che
insieme al cappellano recitarono
le preghiere per i moribondi.
Suor Faustina partecipava alle
loro preghiere, consapevole di
essere giunta agli ultimi
momenti della sua vita
terrestre. Alle 22.45 si avviava
silenziosamente verso la casa
del Padre per cantare
eternamente l'inno alla
Misericordia Divina.
Consumata nel corpo e
misticamente unita a Dio, morì
in concetto di santità all'età
di 33 anni, dopo 13 anni di vita
religiosa. Nel Diario ha
scritto:
« Non mi dimenticherò di te,
povera terra, sebbene senta che
m'immergerò immediatamente tutta
in Dio, come in un oceano di
felicità, ma ciò non mi potrà
impedire di tornare sulla terra
a dare coraggio alle anime ed
esortarle alla fiducia nella
divina misericordia. Anzi,
quell' immersione in Dio mi darà
una possibilità d'azione
illimitata ».
Il funerale ebbe luogo il 7
ottobre, il giorno della festa
della Madonna del Rosario e
primo venerdì del mese. Dei suoi
parenti non venne nessuno perché
Suor Faustina, considerando il
costo del viaggio, aveva chiesto
di non informarli. Dopo la Santa
Messa, nel corteo funebre
presieduto dai sacerdoti, le
suore e le educande portarono a
spalla la bara nel cimitero del
convento e lì, dopo la cerimonia
di commiato, venne deposta nella
tomba. Durante la seconda guerra
mondiale si è diffusa
velocemente nel mondo la
devozione alla Misericordia
Divina. A seguito di questo don
Sopocko ha ritenuto opportuno
rivelare chi era la sua
promotrice, la cui fama di
santità cresceva di anno in
anno. Così si sono realizzate le
sue parole profetiche scritte
nel Diario:
« Avverto bene che la mia
missione non finirà con la mia
morte, ma comincerà ».
Prima della sua morte, poche
persone erano a conoscenza della
sua profonda vita mistica e
della missione che doveva
compiere; oggi il messaggio
della Misericordia a lei
rivelato da Gesù è noto in tutti
i continenti e si diffonde
rapidamente tra il clero e tra i
fedeli.

Al
Santuario della Misericordia
Divina di Lagiewniki a Cracovia,
dove si trova l'immagine di Gesù
Misericordioso, fonte di grazia
e di salvezza, e dove dal 1966
riposano i resti mortali di Suor
Faustina, giungono pellegrini da
tutta la Polonia e da molti
paesi del mondo per chiedere
l'intercessione dell'umile
Apostola della Misericordia
Divina. Le numerose
testimonianze di riconoscenza
per le grazie e i benefici
concessi, costituiscono la prova
dell'efficacia della sua
mediazione.
  
Visita il sito del primo
CONGRESSO APOSTOLICO MONDIALE della MISERICORDIA

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Un messaggio
di speranza:
- per il
mondo
“Che cosa ci
porteranno gli anni
che sono davanti a
noi? Come sarà
l’avvenire dell’uomo
sulla terra? A noi
non è dato di
saperlo. E’ certo
tuttavia che accanto
a nuovi progressi
non mancheranno,
purtroppo,
esperienze dolorose.
Ma la luce della
divina misericordia
illuminerà il
cammino degli uomini
del terzo
millennio.”
Omelia, Giovanni
Paolo II,
canonizzazione della
beata Maria Faustyna
Kowalska, 2000
- per la
Chiesa
“Lo trasmetto (il
messaggio della
Divina Misericordia)
a tutti gli uomini
perché imparino
a
conoscere sempre
meglio il vero volto
di Dio e il vero
volto dei fratelli
(…)
Non è facile,
infatti, amare di un
amore profondo,
fatto di autentico
dono di sé. Questo
amore si apprende
solo alla scuola di
Dio, al calore della
sua carità. Fissando
lo sguardo su di
Lui, sintonizzandoci
col suo cuore di
Padre, diventiamo
capaci di guardare
ai fratelli con
occhi nuovi, in
atteggiamento di
gratuità e di
condivisione, di
generosità e di
perdono.
Tutto questo
è misericordia!”
Omelia, Giovanni
Paolo II,
canonizzazione della
beata Maria Faustyna
Kowalska, 2000
- per chi
soffre
“Questo messaggio
consolante si
rivolge soprattutto
a chi, afflitto da
una prova
particolarmente dura
o schiacciato dal
peso dei peccati
commessi, ha
smarrito ogni
fiducia nella vita
ed è tentato di
cedere alla
disperazione. A lui
si presenta il volto
dolce di Cristo, su
di lui arrivano quei
raggi che partono
dal suo cuore e
illuminano,
riscaldano, indicano
il cammino e
infondono speranza.”
Omelia, Giovanni
Paolo II,
canonizzazione della
beata Maria Faustyna
Kowalska, 2000
- per tutte
le confessioni
cristiane
“La Chiesa
contemporanea è
profondamente
consapevole che
soltanto sulla
base della
Misericordia di Dio
potrà dare
attuazione ai
compiti che
scaturiscono dalla
dottrina del
Concilio Vaticano II
e, in primo luogo,
al compito ecumenico
che tende ad unire
quanti confessano
Cristo.”
(Dives
in Misericordia)
- per tutte
le religioni
"C’è un urgente
bisogno per tutti
noi di misericordia
reciproca. Una
"Parola comune" che
viene da Dio e che
ci invia a questo.
Il mondo sarebbe
meno deserto se
potessimo
riconoscere una
vocazione comunione
quella cioè di
moltiplicare sulla
nostra strada le
fontane della
misericordia. Come
potremmo noi
dubitare di questa
vocazione se
permettiamo al Tutto
Misericordioso di
chiamarci tutti
insieme ad un solo
tavolo, il tavolo
dei peccatori?"
Padre Christian de
Chergé, Priore di
Thiberine, Algeria.
(assassinato coi
monaci confratelli
da terroristi nel
1996)
dal sito ufficiale
dell'evento

"Al termine del XX
secolo, il mondo
sembra più che mai aver
bisogno di tale
messaggio.
Portatelo nei tempi
nuovi come germoglio di
speranza e pegno di
salvezza"
(Giovanni Paolo II a
Cracovia, 15 giugno
1999)

Grazie,
Claudia...
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« Avverto bene che la mia missione non
finirà con la mia morte, ma comincerà » |
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« Non mi
dimenticherò di te,
povera terra, sebbene senta che
m'immergerò immediatamente
tutta in Dio, come in un oceano
di felicità, ma ciò non mi potrà
impedire di tornare sulla terra a
dare coraggio alle anime ed
esortarle alla fiducia nella divina
misericordia. Anzi, quell'
immersione in Dio mi darà una
possibilità d'azione illimitata »
S.ta Faustina Kowalska |
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" .. Sì, voglio passare il mio cielo
a fare del bene
sulla terra”
Santa Teresa del Bambin Gesù
del
Volto
Santo |
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GIOVANNI
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