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La piccola via illuminata dalla piccola Thérèse di Lisieux....
"Io
sono la fede
Purtroppo non servo a nulla.
Gli uomini non ne vogliono sapere
di me; per questo motivo non
ha senso che io resti accesa.”
276 - Godevo allora di una fede tanto
viva, tanto chiara, che il pensiero del
Cielo formava tutta la mia
felicità, non potevo credere che vi fossero degli
empi i quali non
avessero la fede. Credevo che parlassero contro il loro
stesso pensiero
negando l'esistenza del Cielo, del bel Cielo ove Dio stesso
vorrebbe
essere la loro ricompensa eterna. Nei giorni tanto gioiosi della
Pasqua,
Gesù mi ha fatto sentire che esistono davvero anime senza fede,
le quali
per l'abuso delle grazie hanno perduto questo tesoro immenso, sorgente
delle sole gioie pure e vere. Ha permesso che l'anima mia fosse invasa
dalle
tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me,
non fosse più se
non lotta e tormento... Questa prova non doveva durare
per qualche giorno, non
per qualche settimana: terminerà soltanto
all'ora segnata da Dio misericordioso,
e... quest'ora non è ancora
venuta. Vorrei esprimere ciò che penso, ma,
ahimè, credo che sia
impossibile. Bisogna aver viaggiato sotto questo tunnel
cupo per capirne
l'oscurità. Cercherò tuttavia di spiegarmi per mezzo
di un paragone.
277 - Suppongo d'esser
nata in un paese circondato da una bruma spessa,
mai ho contemplato
l'aspetto ridente della natura inondata, trasfigurata dallo
splendore
del sole; fin dall'infanzia, è vero, ho inteso parlare dì queste
meraviglie,
so che il paese nel quale sono nata non è la mia patria, che
ce n'è un'altra alla
quale debbo aspirare incessantemente. Non è una
storia inventata da un abitante
del paese triste ove sono, è una realtà
sicura perché il Re della patria luminosa
è venuto a vivere trentatré
anni nel paese delle tenebre; ahimè! Le tenebre non
hanno capito che
quel Re divino era la luce del mondo. Ma, Signore, la vostra
figlia ha
capito la vostra luce divina, vi chiede perdono per i suoi fratelli,
accetta
di nutrirsi per quanto tempo voi vorrete del pane del dolore e
non vuole alzarsi
da questa tavola colma dì amarezza alla quale mangiano
i poveri peccatori prima
del giorno che voi avete segnato. Ma anche lei
osa dire a nome proprio e dei
suoi fratelli: «Abbiate pietà di noi
Signore perché siamo poveri peccatori!»
Oh, Signore, rimandateci
giustificati... che tutti coloro i quali non sono illuminati
dalla
fiaccola limpida della fede, la vedano, finalmente... Gesù, se è
necessario che
la tavola insozzata da essi sia purificata da un'anima la
quale vi ama, voglio
ben mangiare sola il pane della prova fino a quando
vi piaccia introdurmi nel
vostro regno luminoso. La sola grazia che vi
chiedo è di non offendervi mai!
"Io
sono la pace
ma gli uomini non mi sanno mantenere,
penso proprio che non mi resti altro
da fare che spegnermi!”.
255 - Perché parlare di gioia delirante?
No, questa espressione non è giusta,
è piuttosto la pace, la serenità
del navigatore il quale scorge il faro del suo
porto. Oh, faro luminoso
dell'amore, so come arrivare a te, ho trovato il segreto
per
impadronirmi della tua fiamma! Sono soltanto una bimba, incapace,
debole, eppure la mia debolezza stessa mi dà l'audacia di offrirmi come
vittima al
tuo amore, Gesù! In altri tempi le ostie senza macchia erano
le sole gradite al
Dio forte e potente. Per soddisfare la giustizia
divina occorrevano vittime
perfette, ma alla legge del timore è
succeduta la legge dell'amore, e l'Amore mi
ha scelta per olocausto, me,
creatura debole e imperfetta. Questa scelta non è
degna dell'amore?...
Sì, affinché l'amore sia soddisfatto pienamente, bisogna
che si abbassi,
che si abbassi fino al niente, per trasformare in fuoco questo niente...
297 - Dicevo: Gesù non
vuole che io reclami ciò che mi appartiene; ciò
dovrebbe sembrarmi
facile e naturale, poiché niente è mio. Ai beni della terra
ho
rinunciato per il voto di povertà, non ho dunque il diritto di
lamentarmi se mi
viene tolta una cosa che non mi appartiene, e debbo
invece rallegrarmi quando
mi accade di sentirla, la povertà. In altri
tempi mi pareva di non essere attaccata
a nulla, ma da quando ho capito
le parole di Gesù, vedo che, all'atto pratico,
sono molto imperfetta.
Per esempio, delle cose necessarie per dipingere nessuna
e mia, lo so
bene; ma se, mettendomi all'opera, trovo pennelli e pitture
tutti
sottosopra, se un regolo o un temperino sono spariti, la pazienza è li
lì
per abbandonarmi e devo prendere il coraggio a due mani per non
richiedere
con una certa amarezza gli oggetti che mi mancano. Bisogna
bene, a volte,
chiedere le cose indispensabili, ma facendolo con umiltà
non si manca al
comandamento di Gesù, anzi, si agisce come i poveri, i
quali tendono la mano
per ricevere ciò che loro è necessario: se vengono
respinti, non se ne meravigliano,
nessuno deve loro niente. Ah, quale
pace inonda l'anima quando s'innalza al di
sopra dei sentimenti della
natura! Non esiste gioia paragonabile a quella che gusta
il vero povero
di spirito. Se chiede con distacco una cosa necessaria, e non soltanto
questa cosa gli viene rifiutata, ma addirittura cercano di prendere
quello che ha,
egli segue il consiglio di Gesù: «Abbandonate anche il
vostro mantello a colui
che vuol litigare per avere il vostro vestito»
"Io
sono l'amore
Non ho la forza per bruciare ancora...
Gli uomini non mi considerano e non
comprendono la mia importanza. Riescono
ad odiare perfino coloro che più li amano...”
253 - Durante
l'orazione, i miei desideri mi facevano soffrire un vero martirio:
aprii
le epistole di san Paolo per cercare una risposta. I capitoli XII e XIII
della
prima epistola ai Corinzi mi caddero sotto gli occhi. Lessi, nel
primo, che tutti non
possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc.;
che la Chiesa è composta di diverse
membra, e che l'occhio non potrebbe
essere al tempo stesso anche la mano. La
risposta era chiara, ma non
colmava il mio desiderio, non mi dava la pace. Come
Maddalena chinandosi
sempre sulla tomba vuota finì per trovare ciò che cercava,
così,
abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, m'innalzai tanto in
alto che
riuscii a raggiungere il mio scopo. Senza scoraggiarmi,
continuai la lettura, e trovai
sollievo in questa frase: «Cercate con
ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò
una via ancor più
perfetta». E l'Apostolo spiega come i doni più perfetti sono
nulla senza l'Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce
sicuramente
a Dio.
254 - Finalmente avevo
trovato il riposo. Considerando il corpo mistico della
Chiesa, non mi
ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo,
o
piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La Carità mi dette la chiave
della mia
vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da
diverse membra,
l'organo più necessario, più nobile di tutti non le
manca, capii che la Chiesa ha un
un cuore, e che questo cuore arde
d'amore. Capii che l'amore solo fa agire
le membra della Chiesa,
che, se l'amore si spegnesse, gli apostoli non
annuncerebbero più il
Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue...
Capii che
l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore è tutto,
che
abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno.
Allora,
nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù,
Amore mio, la mia vocazione
l'ho trovata finalmente, la mia vocazione
è l'amore! Sì, ho trovato il mio posto nella
Chiesa, e questo posto,
Dio mio, me l'avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia
Madre, io sarò
l'amore. Così, sarò tutto... e il mio sogno sarà attuato!
255 - Perché parlare
di gioia delirante? No, questa espressione non è giusta,
è piuttosto la
pace, la serenità del navigatore il quale scorge il faro del suo porto.
Oh, faro luminoso dell'amore, so come arrivare a te, ho trovato il
segreto per
impadronirmi della tua fiamma! Sono soltanto una bimba,
incapace, debole, eppure
la mia debolezza stessa mi dà l'audacia di
offrirmi come vittima al tuo amore, Gesù!
In altri tempi le ostie senza
macchia erano le sole gradite al Dio forte e potente. Per
soddisfare la
giustizia divina occorrevano vittime perfette, ma alla legge del timore
è
succeduta la legge dell'amore, e l'Amore mi ha scelta per olocausto,
me, creatura
debole e imperfetta. Questa scelta non è degna
dell'amore?... Sì, affinché l'amore
sia soddisfatto pienamente, bisogna
che si abbassi, che si abbassi fino al niente, per
trasformare in fuoco
questo niente...
256 - Gesù, lo
so bene, l'amore si paga soltanto con l'amore, perciò ho cercato, ho
trovato sollievo rendendoti amore per amore. «Usate le ricchezze che
rendono
ingiusti, per farvi degli amici i quali vi ricevano nei
tabernacoli eterni». Ecco, Signore,
il consiglio che tu dai ai tuoi
discepoli dopo aver detto loro che «i figli delle tenebre
sono più abili
nelle loro faccende che i figli della luce». Figlia della luce, ho
capito
che i miei desideri di esser tutto, di far mie tutte le
vocazioni, sono ricchezze che
potrebbero rendermi ingiusta, allora le ho
usate per farmi degli amici. Ricordando la
preghiera di Eliseo al padre
suo Elia quando osò chiedergli il suo duplice spirito,
mi sono
presentata dinanzi agli Angeli e ai Santi, e ho detto loro: «Sono la
creatura più piccola, conosco la mia miseria e la mia debolezza, ma so
anche
quanto piaccia ai cuori nobili, generosi, far del bene, perciò, vi
supplico, beati
abitanti del cielo, vi supplico di adottarmi come
figlia; tutta vostra sarà la gloria
che mi farete acquistare, ma
degnatevi di esaudire la mia preghiera, è temeraria,
lo so, tuttavia oso
chiedervi di ottenermi il vostro duplice amore.
257 - Gesù, non posso
approfondire la mia supplica, temerei di rimanere
schiacciata sotto il
peso dei miei desideri audaci. La mia scusa è che sono una
bambina, i
bimbi non riflettono alla portata delle loro parole, eppure i loro
genitori,
quando si trovano sopra un trono, se possiedono tesori
immensi, non esitano a
contentare i desideri dei piccoli esseri che
amano quanto se stessi. Per far loro
piacere commettono follie, arrivano
alla debolezza! Ebbene, io sono la figlia della
Chiesa, e la Chiesa è
Regina, poiché è tua Sposa, divino Re dei re. Non a ricchezze
e a gloria
(si trattasse anche della gloria del Cielo) ambisce il cuore del
bambino. La
gloria, capisce che è, per diritto, dei suoi fratelli, gli
Angeli e i Santi. La gloria di lui
sarà il riflesso di quella che si
irradierà dalla fronte di sua Madre. Quello che chiede,
è l'amore, sa
una cosa sola, amarti, Gesù! Gli sono interdette le opere clamorose,
non
può predicare il Vangelo, non può versare il suo sangue; ma che importa,
i suoi
fratelli lavorano al suo posto, e lui, bimbo piccolo, sta li,
proprio vicino al trono del
Re e della Regina, ama per i suoi fratelli
i quali combattono. Ma in quale modo
testimonierà il suo amore, poiché
l'amore si prova con le opere? Ebbene, il
fanciullo getterà fiori,
profumerà il trono reale, canterà con la sua voce argentina il
cantico
dell'amore...
258 - Sì, Amato, la
mia vita si consumerà così. Non ho altri mezzi per provarti il
mio
amore, se non gettar dei fiori, cioè non lasciar sfuggire alcun piccolo
sacrificio,
alcuna premura, alcuna parola, e profittare di tutte le
cose piccole, e farlo per
amore... Voglio soffrire per amore e perfino
gioire per amore, così getterò fiori
davanti al tuo trono; non ne
incontrerò uno senza sfogliarlo per te... poi, gettando
fiori, canterò
(sarebbe possibile piangere compiendo un'azione di tanta gioia?),
canterò, anche quando dovrò cogliere i miei fiori in mezzo alle spine, e
il canto sarà
tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e
pungenti. Gesù, a che ti
serviranno i miei fiori e i miei canti? Lo so
bene, questa pioggia profumata, questi
petali fragili senz'alcun valore,
questi canti d'amore del cuore piccolo tra i piccoli, ti
saranno cari,
questi nulla ti faranno piacere, faranno sorridere la Chiesa trionfante,
ella raccoglierà i miei fiori sfogliati per amore, e facendoli passare
per le tue mani
divine, Gesù, questa Chiesa del Cielo vorrà giocare col
suo bimbo piccolo, e
getterà anch'essa quei fiori i quali avranno
acquisito, sotto il tuo tocco divino,
un valore infinito, e li getterà
sulla Chiesa dolorante per spegnere le fiamme di essa,
li getterà sulla
Chiesa militante per farle avere la vittoria!
259 - Gesù mio, ti
amo, amo la Chiesa mia Madre, mi ricordo che «il minimo
moto di amor
puro le è più utile che non tutte le altre opere riunite insieme»,
ma
l'amore puro esiste nel mio cuore? I miei desideri immensi non
sono un sogno, una
follia? Ah, se così fosse, Gesù, illuminami. Tu Io
sai, io cerco la verità: se i miei
desideri sono temerari, falli
sparire, perché questi desideri sono per me il martirio più
grande...
Eppure lo sento, Gesù, dopo aver sospirato verso le regioni più alte
dell'amore, se dovessi non raggiungerle un giorno, avrei gustato più
dolcezze nel mio
martirio, nella mia follia, di quanta non ne godrei in
mezzo alle gioie della patria, a
meno che, per mezzo di un miracolo, tu
non mi tolga il ricordo delle mie speranze
terrestri. Allora lasciami
godere, durante il mio esilio, le delizie dell'amore! Lasciami
assaporare le dolci amarezze del mio martirio! Gesù, Gesù, se è tanto
delizioso il
desiderio di amarti, che sarà possederti, godere del tuo
amore?
260 - In qual modo
può, un'anima imperfetta quanto la mia, aspirare a possedere la
pienezza
dell'Amore? Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che amo unicamente,
dimmi, quale mistero è questo? Perché non riservi queste aspirazioni
immense alle
anime grandi, alle aquile che roteano altissime? Io mi
considero come un uccellino
debole, coperto di un po' di piuma lieve;
non sono un'aquila, ho dell'aquila soltanto
gli occhi e il
cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il
Sole
divino, il Sole dell'Amore, e il mio cuore prova tutte le
aspirazioni dell'aquila...
L’uccellino vorrebbe volare verso quel Sole
che affascina gli occhi, vorrebbe imitare
le aquile, sue sorelle che
vede elevarsi fino alla divina dimora della santissima
Trinità... Ahimè!
Tutto quello che può fare, è sollevare le sue alucce, ma volar via,
questo non è nelle sue piccole possibilità. Che ne sarà di lui? Morirà
di dolore
vedendosi così impotente? No! L’uccellino non se ne affliggerà
nemmeno. Con un
abbandono audace vuol fissare ancora il suo Sole divino:
niente gli fa paura, né
vento, né pioggia, e se le nuvole pesanti
nascondono l'Astro d'amore, l'uccellino non
cambia posto, sa che di là
dalle nubi il Sole splende sempre, che la sua luce non si
offuscherà
nemmeno per un attimo.
261 - In certi momenti
il suo cuore si trova assalito dalla tempesta, gli pare che
non esistano
altre cose se non le nubi che lo circondano; e allora è il momento della
gioia perfetta per il povero esserino debole. Che felicità per lui
restare lì ugualmente,
e fissare la luce invisibile la quale si nasconde
alla sua fede! Gesù, fino da ora
capisco il tuo amore per l'uccellino,
perché non si allontana da te... Ma io lo so, e tu
lo sai, spesso questo
cosino minimo e imperfetto, pur rimanendo al suo posto (cioè
sotto i
raggi del Sole), si lascia distrarre un poco dalla sua occupazione
unica, becca
un granellino di qua o di là, corre dietro a un
vermiciattolo... Poi, trovando una
pozzanghera, si bagna le piume appena
spuntate, vede un fiore che gli piace, allora
la sua piccola testa si
occupa di quel fiore... e poi, non potendo planare come
le aquile, il
povero uccellino s'interessa ancora alle piccolezze della terra.
Tuttavia,
dopo questi malestri, invece di andare a nascondersi in un
angolino per piangere la
sua miseria e morir di pentimento, l'uccellino
si volge verso il Sole amato, presenta
ai raggi benefici le alucce
bagnate, geme come la rondine, e con un canto dolce
racconta tutti i
particolari della sua infedeltà, pensando nel suo abbandono temerario
di
acquistare così maggior diritto, attirare più pienamente l'amore di
Colui che non
è venuto a chiamare i giusti, bensì i peccatori.
262 - Se l'Astro
adorato rimane sordo al lamento cinguettato della sua creaturina,
se
rimane velato, ebbene, la creaturina resta bagnata, accetta di essere
intirizzita di
freddo, e si rallegra ancora di questa sofferenza che ha
pur meritata... Gesù, com'è
felice il tuo uccellino di essere debole e
piccolo. Oh, che sarebbe di lui se fosse
grande? Mai avrebbe l'audacia
di comparire alla tua presenza, di sonnecchiare
dinanzi a te... Si, ecco
un'altra debolezza dell'uccellino: quando vuoi fissare il Sole
divino e
le nuvole gli impediscono di vedere anche un solo raggio, nonostante la
sua
buona volontà gli occhi gli si chiudono, la testolina si nasconde
sotto l'ala, e il povero
esserino si addormenta, credendo di fissar
sempre il suo Astro amato. Quando si
desta, non si cruccia; il suo
cuoricino rimane in pace, ricomincia il suo ufficio
d'amore, invoca gli
Angeli e i Santi i quali s'innalzano come aquile verso il fuoco
divorante oggetto della sua brama, e le aquile, impietosite, proteggono
il fratellino,
e mettono in fuga gli avvoltoi che vorrebbero divorarlo.
263 - Gli avvoltoi,
immagini dei demoni, l'uccellino non li teme, non è destinato
diventar
la loro preda, bensì sarà preda dell'Aquila che egli contempla nel
centro
del Sole d'amore. O Verbo divino, tu sei l'Aquila adorata, io ti
amo. Tu mi attiri,
sei tu che, slanciandoti verso la terra dell'esilio,
hai voluto soffrire e morire
per attirare le anime fino al seno
dell'intimità eterna della Santissima Trinità, sei
tu che, risalendo
verso la Luce inaccessibile ove soggiornerai sempre, resti
pur sempre
nella valle delle lacrime, nascosto entro l'aspetto di un'Ostia
bianca...
Aquila eterna, tu vuoi
nutrire della tua sostanza divina me,
povero esserino che rientrerei nel nulla se il tuo
sguardo divino non mi
desse la vita minuto per minuto. Oh, Gesù, lasciami dire,
nell'eccesso
della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva fino alla
follia... Come vuoi che, dinanzi a questa follia, il mio cuore non si
slanci verso te?
Come potrebbe aver limiti la mia fiducia? Per te, lo
so, i Santi hanno fatto anch'essi
delle follie, hanno fatto grandi cose
perché erano aquile.
264 - Gesù, sono
troppo piccola per fare cose grandi, e la follia mia è sperare che
il
tuo Amore mi accolga come vittima! La mia follia consiste nel supplicare
le aquile,
sorelle mie, perché mi ottengano la grazia di volare verso il
Sole dell'Amore con le
ali stesse dell'Aquila divina... Così, per quanto
tempo tu lo vorrai, o mio Amato,
il tuo uccellino rimarrà senza forza e
senza ali; terrà sempre fissi in te gli occhi; vuole
essere affascinato
dal tuo sguardo divino, vuoi diventare preda del tuo Amore... Un
giorno,
oso sperano, Aquila adorata, verrai in cerca del tuo uccellino, e
risalendo
con lui al focolare dell'Amore, lo immergerai per l'eternità
nell'abisso ardente di
quell'Amore al quale egli si è offerto come
vittima...
265 -
O Gesù, perché non posso dire a tutte le piccole anime quanto ineffabile
è la
tua condiscendenza... Sento che se, cosa impossibile, tu trovassi
un'anima più
debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla
con favori anche più
grandi, se si abbandonasse con fiducia completa
alla tua misericordia infinita. Ma
perché desiderare di comunicare i
tuoi segreti d'amore, Gesù, non sei tu solo che me
li hai insegnati, e
non puoi forse rivelarti ad altri? Sì, lo so, e ti scongiuro di farlo,
ti
supplico di abbassare il tuo sguardo divino sopra un gran numero di
piccole anime... Ti supplico di scegliere una Legione di piccole vittime
degne del tuo Amore....
“NON
TEMERE,
NON PIANGERE!
FINCHE’ IO RESTERO' ACCESA
POTREMO SEMPRE RIACCENDERE
LE ALTRE TRE CANDELE...
io sono
LA SPERANZA”
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Speranza di misericordia
di Sundar Singh
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Satana ama seminare il dubbio nel cuore
dei piccoli del Signore, ma è proprio per Sua grazia che il giusto
scampa
all' impresa dell'angelo decaduto per orgoglio ... Ascoltate
questo racconto...
Prima d'essere convertito un santo aveva commesso molti crimini.
In seguito però servì il Signore senza sosta e
condusse una vita santa. Quando fu nel suo letto di morte
si vide presentare da Satana la lista di tutte le sue colpe
passate. "Ecco cosa hai fatto!... - gli disse - non sei affatto
degno di andare in cielo. Il tuo posto è all'inferno...". Il santo
rispose "Il mio Salvatore non rigetterà chi va verso di Lui.
Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto. Ci
perdona e purifica da tutte le nostre iniquità". Tuttavia Satana
continuò a disturbarlo, mentre il santo perseverava risoluto nella
preghiera. Ad un tratto apparve un dito che barrò la lista dei
peccati. Il santo lodò Dio col cuore colmo di gioia...
Satana disse ancora "Non rallegrarti, potrai anche arrivare in
cielo ma il tuo peccato sarà sempre visibile agli occhi di tutti e
proverai vergogna per questo". Il santo continuò a pregare.
A quel punto una goccia di sangue di Cristo cadde sulla pagina,
spandendosi dappertutto, cancellando lo scritto e
rendendo la carta immacolata. Il santo, ricolmo di una pace
divina, poté finalmente presentarsi al suo Dio.
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Salmo 24 (25)
A te, Signore, elevo l'anima mia,
Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.
Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.
Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.
Chi è l'uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.
Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.
Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.
Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.
Volgiti a me e abbi misericordia,
perché sono solo ed infelice.
Allevia le angosce del mio cuore,
liberami dagli affanni.
Vedi la mia miseria e la mia pena
e perdona tutti i miei peccati.
Guarda i miei nemici: sono molti
e mi detestano con odio violento.
Proteggimi, dammi salvezza;
al tuo riparo io non sia deluso.
Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato.
O Dio, libera Israele
da tutte le sue angosce. |

Da tanto tempo,
Signore, ti cerco ovunque:
nelle persone, negli
eventi e nelle cose.
A volte mi sento
pieno d'amore per te
e per il mondo che
mi circonda.
Tutto mi sembra
facile da vivere,
anche le prove che
giungono dall'esterno.
Ma quando mi ritrovo
impantanato
nelle esitazioni e
nelle aridità
che credevo già
scomparse per sempre,
rimango
facilmente deluso.
Allora, mio
malgrado, dentro di me sorge
il desiderio che tu
non esista
per poter seguire, a
piacere, le mie inclinazioni
senza controllo e
senza rimorso.
In quei momenti non
riesco più a credere
che il tuo giogo è
lieve e il tuo peso leggero.
Preso dallo
sconforto, grido come Pietro:
"Signore, salvami I".
Come hai fatto con Pietro, mi prendi per mano
e mi conduci al di sopra delle mie
insicurezze.
A poco a poco, mi rischiari con la tua
luce
e capisco che quello che mi schiaccia
non è il tuo giogo, né il tuo peso,
ma i miei limiti che accetto a malincuore.
Mi assicuri che con il mio consenso,
puoi tramutarli in beatitudini.
E ricomincio a cercarti,
ancora una volta, pieno di speranza.
Grazie, Signore!


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