
La Quaresima, tempo di ascolto della
Parola, vita austera, conversione e carità
Benedetto XVI ha celebrato le Ceneri nella
basilica di Santa Sabina.
Nell’Anno paolino, egli ha indicato l’esempio di
vita cristiana dato dall’apostolo delle genti.
BENEDETTO XVI
CON PAOLO NELL'ITINERARIO DI CONVERSIONE INTERIORE
“Siamo esortati a non offrire al peccato le nostre membra,
cioè a non
concedere, per così dire, spazio di rivincita al peccato”
Seguendo l’esempio di San Paolo, la Quaresima sia contrassegnata da un
più frequente ascolto della parola di Dio, “da più intensa preghiera, da
uno stile di vita austero e penitenziale, sia stimolo alla conversione e
all’amore sincero verso i fratelli, specialmente quelli più poveri e
bisognosi”. Nell’anno paolino, la vita del’Apostolo delle genti è stata
portata da Benedetto XVI a modello di come il cristiano deve vivere la
Quaresima, celebrando le Ceneri nell’antica basilica romana di Santa
Sabina.
Il rito è stato preceduto, secondo tradizione, da un momento di
preghiera nella vicina chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, da dove il
Papa, insieme a cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli si è recato in
processione penitenziale a Santa Sabina. Durante la messa, Benedetto XVI
ha imposto le ceneri ad alcuni dei presenti. A lui sono state date dal
card. Jozef Tomko, titolare dalla basilica.
All’omelia, il Papa ha preso spunto in particolare da una frase della
seconda Lettera ai Corinti: "Vi supplichiamo in nome di Cristo:
lasciatevi riconciliare con Dio" (5,20). ” Paolo – ha commentato - ha
sperimentato in maniera straordinaria la potenza della grazia di Dio, la
grazia del Mistero pasquale di cui la stessa Quaresima vive. Egli si
presenta a noi come ‘ambasciatore’ del Signore. Chi allora meglio di lui
può aiutarci a percorrere in maniera fruttuosa questo itinerario di
interiore conversione?”
“San Paolo - ha detto poi - riconosce che tutto in lui è opera della
grazia divina, ma non dimentica che occorre aderire liberamente al dono
della vita nuova ricevuta nel Battesimo. Nel testo del capitolo 6 della
Lettera ai Romani, che sarà proclamato durante la Veglia
pasquale, scrive: ‘Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo
mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato
le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a
Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come
strumenti di giustizia’ (6,12-13). In queste parole troviamo contenuto
il programma della Quaresima secondo la sua intrinseca prospettiva
battesimale. Da una parte, si afferma la vittoria di Cristo sul peccato,
avvenuta una volta per tutte con la sua morte e risurrezione; dall’altra,
siamo esortati a non offrire al peccato le nostre membra, cioè a non
concedere, per così dire, spazio di rivincita al peccato”.
“Ma come portare a compimento la vocazione battesimale, come essere
vittoriosi nella lotta tra la carne e lo spirito, tra il bene e il male,
lotta che segna la nostra esistenza?” “Il Signore ci indica oggi tre
utili mezzi: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Nell’esperienza e
negli scritti di San Paolo troviamo anche al riguardo utili riferimenti.
Circa la preghiera, egli esorta a ‘perseverare’ e a ‘vegliare
in essa, rendendo grazie’ (Rm 12,12; Col 4,2), a
‘pregare ininterrottamente’ (1 Ts 5,17). Per quanto concerne l’elemosina,
sono certamente importanti le pagine dedicate alla grande colletta in
favore dei fratelli poveri (cfr 2 Cor 8-9), ma va sottolineato
che per lui è la carità il vertice della vita del credente, il ‘vincolo
della perfezione’: ‘sopra tutte queste cose – scrive ai Colossesi -
rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto’ (Col
3,14). Del digiuno non parla espressamente, esorta però spesso
alla sobrietà, come caratteristica di chi è chiamato a vivere in
vigilante attesa del Signore (cfr 1 Ts 5,6-8; Tt
2,12)”.
“Per vivere questa ‘nuova’ esistenza in Dio è indispensabile nutrirsi
della Parola di Dio”. Anche in questo, “l’Apostolo è innanzitutto
testimone: le sue Lettere sono la prova eloquente del fatto che egli
viveva della Parola di Dio: pensiero, azione, preghiera, teologia,
predicazione, esortazione, tutto in lui era frutto della Parola,
ricevuta fin dalla giovinezza nella fede ebraica, pienamente svelata ai
suoi occhi dall’incontro con Cristo morto e risorto, predicata per il
resto della vita durante la sua ‘corsa’ missionaria”.

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