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Ama il silenzio più
di tutto. Poiché
esso ti dà di
portare frutto.
La
lingua non sa
spiegarlo. Sforziamoci
anzitutto di tacere.
È dal silenzio
che
nasce ciò che ci
condurrà al
silenzio. Perché
allora Dio ti fa
sentire
ciò
che nasce dal
silenzio.
All'inizio, il
tacere ci richiede
uno sforzo, ma
in
seguito nasce in noi
come una misteriosa
forza che ci attira.
Che Dio ti doni di
percepire
distintamente ciò
che nasce dal vero
silenzio. Se cominci
ad addentrarti in
questa via, una
inesprimibile
luce
zampillerà in te…
Il cuore è come se
sentisse l'intimo
sapore di
ogni
realtà, al fondo di
una mirabile
contemplazione.
L'uomo diventa
come
un fanciullo in
mezzo alle
creature…" .
Isacco di Ninive, monaco del VII
secolo

Adesso sei intronizzato, Signore, sul
trono dell’amore. Adesso è manifesta la
gloria, cioè il peso, di Dio: impariamo
chi è Dio! La tua cattedra, Divino
Maestro, dalla culla di Betlemme, si
compie sulla croce gloriosa: tu ci hai
insegnato l’amore che è il Padre e lo
Spirito Santo; ci hai insegnato e donato
la tua libertà di Figlio. Lungo le
strade della nostra terra quanti non si sentono amati da nessuno: fà che possano alzare fiduciosi lo
sguardo alla tua croce, al trono
dell’amore e sentirsi avvolti dal fuoco
della Tua passione per loro. Senza
timori, con la stessa tenerezza con cui
ti hanno contemplato nella greppia ...
Il Tuo amore li salvi e li consoli;
vengano ad abitarli gioia e speranza...
E cantino in eterno la Tua Misericordia.
Signore!
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La nascita di Gesù nel silenzio
G. Claudio Bottini
Studio Biblico Francescano, Gerusalemme
Chi non ha mai ascoltato, e forse anche cantato, con
commozione melodie natalizie come: "Che magnifica notte
di stelle /... Quale pace divina, solenne / hai
prescelto o Bambino— In notte placida / per muto sentier
/... Nell'aura è il palpito / d'un grande mister —
Fermarono i cieli / la loro armonia"? Sono versi che
esprimono lo stupore attonito e la trepida attesa con
cui tutto l'universo dovette accompagnare la venuta al
mondo di Gesù, Figlio di Dio e di Maria.
Probabilmente molti pensano che si tratti solo di un
ingenuo abbellimento poetico del quadro natalizio:
dinanzi al Dio Bambino tutti gli uomini tornano
fanciulli in un mondo di sogno. Forse non tutti sanno
che questo "motivo" è antichissimo e non è soltanto
ispirato dalla poesia
1. La tradizione apocrifa
Si sa che attorno al Natale son fioriti racconti
popolari e leggende che, prendendo spunto dai Vangeli
canonici, hanno dato origine a dei complessi cicli
letterari.
L'apocrifo "Protovangelo di Giacomo" o "Natività di
Maria", molto antico e tanto diffuso, raccontando la
nascita di Gesù, riferisce questa visione di Giuseppe:
"Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai
nell'aria e vidi l'aria colpita di stupore; guardai
verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli
uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso
giacente e degli operai coricati con le mani nel vaso:
ma quelli che masticavano non masticavano, quelli che
prendevano su il cibo non l'alzavano dal vaso, quelli
che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i
visi di tutti erano rivolti a guardare in alto. Ecco
delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il
pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano
restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le
bocche dei capretti poggiate sull'acqua, ma non bevevano.
Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro
corso" (XVII 2-3; L. Moraldi, Apocrifi del N.T., Torino
1971,83).
Questo tema della sospensione della vita nell'universo
si ritrova pure in due testi gemelli sul vangelo della
natività, in parte dipendenti dal "Protovangelo". I
codici "Arundel 404" "Hereford 0.3.9" riportano la
tradizione nel racconto che ne fa l'ostetrica chiamata
da san Giuseppe per assistere la Madonna: "Nel più
grande silenzio, in quel momento si sono fermate,
tremanti, tutte le cose: infatti cessarono i venti, non
dando più il loro soffio, non s'è più mossa alcuna
foglia degli alberi, non s'è più udito alcun rumore di
acque, non scorsero più i fiumi, non ci fu più il flusso
del mare, tacquero tutte le fonti di acqua, non risuonò
più alcuna voce umana: c'era un grande silenzio. In quel
momento, lo stesso polo cessò l'agile movimento del suo
corso. Le misure delle ore erano quasi tramontate. Con
timore grande, tutte le cose tacevano stupite, mentre
noi eravamo nell'attesa della venuta della maestà, del
termine dei secoli" (72; Moraldi, 139 e 181 ).
Anche il "Vangelo armeno dell'infanzia" conosce il
miracolo cosmico e lo racconta con vivacità: "E mentre
(Giuseppe) camminava, vide che la terra si era sollevata
e che il cielo si era abbassato, e alzò le mani come per
toccare il punto in cui essi si congiungevano. E vide
intorno a sé gli elementi intorpiditi e attoniti; i
venti e l'aria del cielo, divenuti immobili, avevano
interrotto il loro corso; gli uccelli e i volatili
avevano trattenuto il loro volo. E, guardando a terra,
vide una giara appena modellata: presso di essa era un
vasaio che aveva impastato l'argilla e faceva il gesto
di congiungere in aria le mani, ma quelle non si
riavvicinavano. Tutti gli altri guardavano fisso in
alto. Vide anche delle greggi condotte al pascolo: non
avanzavano, non camminavano e non pascolavano. Il
pastore brandiva il bastone e non poteva battere i
montoni, ma teneva la mano sospesa in alto. Guardò pure
un torrente in un burrone e vide dei cammelli che,
passando di lì, tendevano la bocca sulle sponde del
burrone e non mangiavano. Così, nel momento del parto
della Vergine santa, tutti gli elementi restavano come
immobili nel loro atteggiamento" (VIII, 10; C. Michel -
P. Peeters, Evangiles Apochryphes, Paris 1911, 123s).
Queste testimonianze mostrano che la tradizione era
ampiamente diffusa e, di riflesso, che ad essa si dava
importanza per il suo significato. Il fatto che la vita
dell'universo si fermi come d'incanto al momento della
nascita di Gesù indica la partecipazione cosmica, cioè
di tutte le creature, all'avvenimento.
Alla luce di paralleli rilevati in altre culture
qualcuno ha parlato persino di derivazione di questo
tema dalla religione indiana o dalla mitologia greca.
Ma, a parte il fatto che un parallelo non implichi
sempre e necessariamente una dipendenza, non sarebbe più
spontaneo e più logico rifarsi alla tradizione biblica e
giudaica antica? Gli studi recenti mostrano sempre più
chiaramente che tanta parte della letteratura apocrifa
cristiana ha attinto temi e metodo di interpretazione
dal mondo biblico e giudaico.
2. La tradizione biblica
Nella Bibbia assai spesso il silenzio e l'immobilità
accompagnano le manifestazioni di Dio e i suoi
interventi. Citiamo solo due testi, ma gli esempi si
potrebbero moltiplicare.
Il Salmo 76,9s, parlando del giudizio salvifico di Dio,
dice: "Hai fatto udire dai cieli la sentenza: la terra è
sbigottita e tace, quando Dio si alza per giudicare, per
recare salvezza agli umili della terra". Il profeta Abacuc, contrapponendo la maestà del Dio vivente alla
falsità degli idoli, proclama: "YHWH invece è nel suo
santo tempio: faccia silenzio davanti a lui tutta la
terra" (2,20; cf. pure Es 15,16; Lev 10, 3; Is 41,1; Sof
1,7; Zac 2,17; Apoc 8,1). In questi testi biblici il
silenzio esprime, dunque, il timore, il rispetto e
l'adorazione dell'uomo e della terra stessa dinanzi al
Signore che si fa presente.
3. La tradizione giudaica antica
E' noto che la tradizione giudaica ha arricchito e
abbellito fatti e personaggi della Bibbia con commenti e
tradizioni di carattere popolare. La aggadah, commento
biblico di tipo edificante e esortativo, è presentata
come una via per comprendere meglio la Parola divina e
conoscerne l'Autore. Un detto rabbinico dichiara: "Se tu
vuoi conoscere 'Colui che parlò e il mondo esistette' (Sal
33, 9), studia la aggadah, poiché attraverso di essa
l'uomo conosce il Santo, Egli sia benedetto" (Sifré Deut
11,22). Un testo richiama l'attenzione, perché offre un
interessante parallelo della leggenda natalizia degli
Apocrifi. Il "Midrash Rabbâ", collezione di commenti al
Pentateuco e ad altri libri biblici, descrivendo lo
scenario nel quale Dio donò la Legge al suo popolo,
riporta questa tradizione: "Rabbi Abbahu (300 ca.)
diceva in nome di Rabbi Jochanan (m. 279): Quando Dio
diede la Legge nessun uccello cinguettava, nessun
volatile volava, nessun bue muggiva, nessuno degli Ofanim (ruote del carro divino, cf.
Ez 1,15ss) muoveva
un'ala, i Serafini non dicevano 'Santo, Santo, Santo',
il mare non mormorava, le creature tacevano, tutto
l'universo era ammutolito in un silenzio senza respiro,
e venne la voce: 'Io sono il Signore tuo Dio'
(Es 20,2)"
(Esodo Rabbâ 29,9 a 20,1).
Poi il Midrash aggiunge che anche nella manifestazione
di Dio sul monte Carmelo, al tempo di Elia
(cf. 1 Re
18,20-40), tutto l'universo restò attonito, in silenzio.
Quindi richiamandosi a Rabbi Simeone ben Lachish
(250 ca.),
il testo rabbinico conclude: "(Se vi fu silenzio
allora), quanto più naturale che nel momento in cui Dio
parlò sul monte Sinai, tutto l'universo restasse in
silenzio, così che tutte le creature potessero conoscere
che non vi era altro (Dio) al di fuori di Lui" (ivi).
E' interessante notare che in questa tradizione la
sospensione cosmica della vita ha un chiaro significato
teologico. Il silenzio e l'immobilità di tutte le
creature del cielo e della terra manifestano all'uomo la
rivelazione del Dio unico.
Conclusione
La leggenda natalizia apocrifa, letta sullo sfondo
biblico e giudaico qui presentato, forse si comprende
meglio nel suo linguaggio e significato. Al momento
della nascita di Gesù a Betlemme tutte le cose sulla
terra, arrestandosi in un improvviso silenzio, ne
avvertono e ne rivelano la venuta nel mondo. Certo, un
racconto popolare con caratteri leggendari, ma pure con
un toccante significato teologico. La liturgia del tempo
natalizio sembra aver raccolto, almeno in parte, questo
tema. Facendo uso del senso accomodatizio essa applica
all'Incarnazione del Verbo e alla nascita di Gesù questo
testo del libro della Sapienza: "Nel quieto silenzio che
avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del
suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso
dal cielo, dal trono regale" (18,14s; cf. Messale e
Breviario romano, Tempo di Natale).
Forse S. Ignazio di Antiochia, martire a Roma nel 107,
ricordava anche questa tradizione scrivendo ai cristiani
di Efeso: "E la verginità di Maria, come pure il
parto di lei, furono nascosti al demonio e così anche la
morte del Signore; tre misteri di gloria, che furono
compiuti nel silenzio" (Efes. 19). I maestri della
vita spirituale e i mistici di tutti i tempi hanno fatto
proprio il tema poetico e biblico-teologico. Il
silenzio, nella loro esperienza e dottrina, è
l'atteggiamento con cui il cristiano deve ascoltare e
accogliere la grande Parola, che il Padre ha detto in un
silenzio eterno, cioè il Suo Figlio Gesù Cristo.

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