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Non c'è
bisogno d'aver paura della morte...
Non è della fine del corpo fisico che ci si dovrebbe
preoccupare. Sarebbe meglio occuparsi di vivere
finché siamo in vita, di liberarci dalla morte
spirituale in cui cadiamo vivendo dietro una
facciata per conformarci alle definizioni esteriori
di cosa siamo o non siamo...

Ogni essere umano
nato su questa terra ha la capacità di diventare una persona
speciale ed unica... Diversa da tutte quelle che sono
esistite o esisteranno mai. Ma nella misura in cui
diventiamo prigionieri di comportamenti e ruoli definiti
culturalmente, o diventiamo stereotipi e non noi stessi,
blocchiamo questa capacità di "attualizzazione" di noi
stessi. Ci impediamo di diventare tutto quello che potremmo
essere, non "fioriamo dove siamo piantati", nel tempo
in cui ci è dato di vivere...

La morte è la chiave che apre la Porta della Vita. E' accettando la fine
dell'esistenza individuale fisica che possiamo trovare la
forza ed il coraggio per rifiutare questi ruoli e consacrare
ogni giorno della nostra vita, corta o lunga che sia, a
crescere pienamente quanto più sia possibile. Imparando ad
usare le proprie risorse interiori piuttosto che
uniformandosi ad un qualunque ruolo stereotipato...
Da una parte è la negazione della morte che fa condurre alla
gente delle vite vuote e senza scopo, vivendo come se si
dovesse vivere in eterno. E' fin troppo facile rimandare a
più tardi quanto dovremmo fare oggi. Viviamo in attesa dell'indomani,
di un domani "migliore" (rispetto a cosa: a quello che
viviamo realmente o a quello di cui fantastichiamo in una
idealizzazione e standardizzazione massificante?...) o nel
ricordo del passato e nel frattempo ... ogni giorno va
perso! Chi al contrario comprende che il giorno in cui ci si
risveglia potrebbe essere l'ultimo, prende il tempo di
crescere proprio in quel giorno, di divenire sé stesso e
raggiungere gli altri, costruendo ponti e non più muri....

Fa
riflettere il fatto che molti tra i personaggi noti
nei vari campi professionali (e cito questi perché
sotto gli occhi dei più, mentre al quotidiano
milioni sono le storie sconosciute di incontro
con Dio, di guarigioni miracolose sul piano
spirituale piuttosto che fisico!...) scoprano
la presenza di Dio dopo momenti di difficoltà che
fanno cadere tutti quei castelli esteriori costruiti
per raggiungere il successoadognicosto...

E' urgente che
ognuno s'impegni in questa crescita, senza più delegare ad
altri la propria felicità e/o gettare sugli altri le proprie
insoddisfazioni, attribuendosi alibi e giustificazioni
infantili... Cominciare da sé stessi, e raggiungere gli
altri...
Un padre del deserto disse: «
Faccio ciò
di cui l'uomo ha
bisogno: temere il giudizio
di Dio, odiare il
peccato, amare la virtù, e pregare Dio senza intermissione »
"Nessun uomo è un'Isola, intero in sé stesso. Ogni uomo è
un pezzo del Continente...", recita l'incipit della
bellissima poesia di John Donne (1573-1651) che Hemingway
mise all'inizio del suo famoso "Per chi suona la campana"...
Non la conoscete?... Ve la regalo...
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Nessun
uomo è un' Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del
Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla
viene portata dall'onda del
Mare, l'Europa
ne è diminuita, come se
un Promontorio
fosse stato al suo posto,
o una Magione
amica,
o la tua stessa Casa.
Ogni morte di un uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all'umanità.
E così non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana:
Essa suona per te. |
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Non importa dunque quanti giorni, settimane, mesi o
anni ci resti da vivere... Attraversiamo un'epoca d'incertezza,
d'angoscia, di paura e disperazione. E' fondamentale
prendere coscienza della forza, del potere e della
Luce (perché dalla Luce veniamo, e dall'unica
Verità che salva!..) che portiamo in noi e mettere
le nostre risorse interiori al servizio della
personale e dell'altrui crescita.
Non ci salveremo da soli, ma come "corpo", popolo e
famiglia umana generata (ricordate?... "a Sua
immagine e somiglianza"!...
Gen 1,26)
da un Dio che è Amore e
Misericordia!
"...Immagine
di Dio la creatura è quindi proprio per il fatto che
partecipa dell’immortalità – non per
sua natura, ma come
dono del creatore. L’orientamento alla vita eterna è
ciò
che fa diventare l’uomo il corrispondente creato
di Dio...."
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(intervento
pronunciato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger in
occasione della
Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio
Consiglio per la Pastorale
della Salute sul tema: “A
immagine
e
somiglianza
di Dio: Sempre? Il disagio
della mente umana” (28 novembre 1996).
LEGGI
IL TESTO DELL'INTERO INTERVENTO

Il mondo ha un
disperato bisogno di esseri umani il cui livello di crescita
personale permetta loro di vivere e lavorare con gli altri
nella cooperazione e l'amore vicendevole, di occuparsi di
quanti non hanno avuto pari opportunità... M'importa di te
perché tu sei me ed io sono te. Non dovrebbe importare "cosa
pensi di me" o "cosa potresti portarmi" di quanto mi piacerebbe raggiungere. Dovrebbe contare solo solo
ciò che"io posso fare per te", perché lo
faccio per noi...
VIVERE
SIGNIFICA RINGRAZIARE:
GRATIAS AGO, ERGO SUM
link esterno
Inviamo agli
altri l'Amore ed il riflesso di questo amore ci ritornerà.
Il comportamento d'Amore fa crescere e brillare di una Luce
che schiarisce le tenebre di questo nostro tempo; nella
stanza di un moribondo, per strada in un ghetto di Harlem o
nell'angolo di mondo più abbandonato, non dalla civiltà(!!!)
ma dal rispetto della dignità umana!.....

Ich bin nicht mein
Du bist nicht dein
Keiner kann sein eigen
SeinIch bin nicht Dein
Du bist nicht mein
Keiner kann
des anderen sein |
Io non sono mio
Tu non sei tuo
Nessuno può appartenere a se stesso
Tu
non sei Tuo
Tu non sei mio
Nessuno può
appartenere ad un altro
Werner Bergengrün |

L'umanità non
sopravviverà che grazie all'impegno ed all'implicazione di
individui nella loro personale crescita. Dovrebbero
svilupparsi relazioni d'amore e condivisione nelle quali
ognuno s'impegni in egual misura alla propria personale crescita quanto a
quella degli altri.

L'impegno
dell'individuo alla autentica crescita del suo io è
il proprio contributo alla crescita ed all'evoluzione
dell'intera specie, affinché l'umanità diventi quello che
deve essere. La morte è la chiave di questa evoluzione,
poiché non è che comprendendo il vero senso della morte
dell'esistenza terrena che troveremo il coraggio di diventare
quello che siamo destinati ad essere. Quando l'umanità
comprenderà il suo posto nell'universo, sarà capace di
crescere per occupare questo posto...

Ma la risposta
non è in pagine e pagine d'intellettualismi e filosofie di
vita.
E' in un'unico libro,
il Libro dei libri!
La Bibbia è il libro che ci aiuta a scoprire
dietro le parole
la Parola che salva!
E la risposta è in noi cristiani, perché noi siamo
l'unico
libro che i popoli possono ancora leggere...
Le
mani degli uomini
sono buone per servire.
(Mother Teresa)

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Cristo
non ha mani, ha
soltanto le nostre mani per fare il
suo lavoro, oggi. Cristo non ha piedi, ha
soltanto i nostri piedi per guidare
gli uomini sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre
labbra per raccontare di sè agli uomini d'oggi.
Noi siamo l'unica bibbia che i popoli leggono
ancora, siamo l'unico messaggio di Dio,
scritto in opere e parole.
Preghiera del XIV sec.
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...
perché noi possiamo diventare la sorgente ed il canale
di una grande forza interiore su cui lasciar passare
la grazia e la volontà divina, se ci alimentiamo
alla Fonte
(clikka)
della vera Vita....
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"Accendete
le vostre luci"
invita deciso il celebrante.
E subito
miriadi di
luci
fanno giorno la notte.
"Voi siete luce del
mondo:
se spegnete torna
la notte.
E chi più forte risplende,
prego, accenda chi è spento. Non si
vanti chi ha luce,
non si
abbatta chi la cerca. Curvi per chiedere luce,
curvi
per donare la luce, poi in piedi tutti insieme per essere fari
del mondo". (Padre Fausto L. Colecchia) |
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"Una matita", uno strumento nelle mani di Dio,
amava definirsi Madre Teresa... non l'artefice, il
genio, l'assoluta autrice di quanto operato nel
corso di un'intera esistenza fra i più poveri e
diseredati... E l'avreste forse detto?... un metro e
neanche mezzo di povera suora!!... L'unica, la vera
rivoluzione efficace e duratura
è quella dell'Amore!
(clikka)
Bisogna però abbandonare tutto, per guadagnare tutto!
Cosa bisogna abbandonare? Tutto quanto
non sia il proprio "sé". Tutto quanto abbiamo scelto
senza scegliere. Tutto quello che accettiamo a causa
del giudizio degli altri, piuttosto che del proprio.
Tutti i dubbi che ci impediscono di avere fiducia,
di volerci bene ed amare gli altri.

Le
risposte di Dio
(ne stai cercando ?....)

Tutto è già in
noi, se non abbiamo paura di guardarci tali quali siamo...
La morte può mostrarci il cammino poiché sapendo e
comprendendo a fondo che il nostro tempo sulla terra è
limitato e che non vi è modo di conoscere il momento della
fine, dovremmo vivere ogni giorno come fosse l'unico.
Bisogna trovare il tempo per diventare sé stessi e noi siamo
perché un Dio ci ha creati per amore. .
Diventare sé stessi, poco a poco, ad una velocità che non
faccia paura ma col coraggio e la premura del passo
successivo. La pratica della compassione, dell'amore, del
coraggio, della pazienza e della speranza, così come della
fede.
E questo costruisce pace....
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...
riconoscerei in un aspetto essenziale della
pace cristiana
una trasfigurazione della forza: non
più violenza aggressiva ma vigore
(...) la pace non è una condizione di
debolezza, ma la condizione forte che
richiede da noi il massimo di espoliazione,
di sforzo e di rischio per mantenervi l'eroismo
della nostra vocazione cristiana...
Emmanuel Mounier |
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La pratica di
tutto questo porta col tempo una ricompensa, senza dubbio
una coscienza più grande dell'aiuto che ci può venire
cercando in noi stessi la forza ed il consiglio.
Quando un essere umano trova in sé il luogo di pace e
calma e vi incontra Dio, (clikka)
quando fa silenzio attorno per
ascoltare la Sua voce e riconosce che quella è la pace
cercata, prende coscienza della più bella avventura: vivere,
e vivere in Dio e per Dio.

La morte è l'ultima
tappa della crescita della nostra vita. Non esiste una morte
finale. Soltanto il corpo muore. Il "sé", l'anima, lo
spirito, poco importa come lo si chiami, è ETERNO! A
ciascuno il suo modo d'interpretarlo...
Alziamoci, però, cristiani dai nostri
bigottismi e dai moralismi esasperati... Incarniamo
quanto crediamo, portiamo la luce con la nostra
speranza, accendiamola nelle zucche rese vuote dalla
massificazione.. Se Lo abbiamo incontrato anche noi
sulla via di Emmaus, quando stanchi e delusi ci
chiedevamo "dove abbiamo sbagliato?", come non
raccontarlo? Come non spezzare a nostra volta il
pane della condivisione dell'annuncio della vera
vita in una comunione d'amore eterna? ... perché,
cos'altro potrebbe essere l'eternità se non una
comunione d'amore faccia a faccia con Dio?!?
Riprendiamoci le nostre tradizioni,
le nostre radici,
(clikka)
quelle vere, quelle che facevano scalare le montagne
del quotidiano più duro ai nostri antenati...
Rimuoviamo vittimismi ed ottusità iperrazionali,
riscopriamo l'Essenziale, troviamo noi stessi e
tendiamo la mano al prossimo. Rifuggiamo la
tentazione di accusare Dio di severità o non
tempismo di fronte alle brutture del mondo:
quelle non le ha create Lui! Sono frutto della
nostra libertà usata male, del nostro io reso
schiavo ... ad immagine di immagini sempre
più scintillanti di falsa luce, di stelle il cui
bagliore s'è già esaurito nel nulla del temporale,
perché già di nuove e sempre più esaltanti ne
spuntano all'orizzonte....
Siamo stati creati per Amore e la promessa di
salvezza è garantita (provata col dono della vita!....)
dall'Unigenito che si è fatto Fratello per una
moltitudine!...

Scacciamo
i fantasmi e la paura delle tenebre: sono quelle
interiori che dovrebbero farci paura. Apriamo, anzi
.... spalanchiamo le porte a Cristo e portiamo la
Sua luce nelle tenebre del mondo! Siamo tutti
viandanti sullo stretto marciapiede della vita...
Con
fraterno affetto in Xto,

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....«Non
credo che il problema stia nella difficoltà
di capire le gesta dei Santi e il messaggio
che essi offrono agli uomini con le loro
vite esemplari. Il vero guaio è che
abbiamo perduto il senso dell'aldilà, e
quindi anche la fede nella continuità della
vita spirituale oltre la soglia della morte,
e questo ha fatto sì che il territorio
sconosciuto situato oltre la nostra
avventura terrena sia diventato
improvvisamente deserto. Per colmare il
vuoto generato dalla secolarizzazione,
eccoci allora ad evocare ombre, a mettere in
scena una sorta di 'incantesimo laico' per
accendere una scintilla di vita nella notte
che ci circonda: e poco importa se pur di
animare l'inanimato ci si accontenta di
fantasmi e di streghe anziché di Santi e di
cari defunti, capaci di intrattenere un
legame di affetto con i vivi e di fare da
tramite tra noi e l'eternità».
Cecilia Gatto Trocchi |
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