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La luce dell’oscurità di Madre Teresa

Padre Kolodiejchuk mc parla della sua unione con Gesù

 



ROMA, lunedì, 10 settembre 2007 (
ZENIT.org).- Madre Teresa di Calcutta sapeva di essere unita a Gesù sia nei momenti in cui provava amore, sia nei momenti di aridità, perché la sua mente era fissa solo ed esclusivamente su di Lui.

La fondatrice delle Missionarie della Carità aveva espresso questa realtà in una lettera indirizzata al suo direttore spirituale, ora resa pubblica - insieme a molte altre lettere - in un volume intitolato “Come Be My Light”, edito e presentato da padre Brian Kolodiejchuk.

In questa intervista rilasciata a ZENIT, padre Kolodiejchuk, sacerdote Missionario della Carità e postulatore della causa di canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta, parla del suo nuovo libro e della vita interiore di Madre Teresa, tenuta finora nascosta al mondo.

La straordinaria vita interiore di Madre Teresa è stata rivelata per lo più dopo la sua morte. A parte i colloqui con i suoi direttori spirituali, come era la sua vita, soprattutto la sofferenza del suo buio spirituale, celato a tutti coloro che la conoscevano?

Padre Kolodiejchuk: Nessuno aveva idea della sua vita interiore perché i suoi direttori spirituali non rendevano note queste lettere. I gesuiti ne possedevano alcune, altre erano custodite presso la residenza arcivescovile e padre Joseph Neuner, un altro direttore spirituale, ne aveva altre.

Queste lettere sono state scoperte quando siamo andati alla ricerca di documenti utili alla causa.

Quando era in vita, Madre Teresa aveva chiesto che il suo materiale biografico non venisse reso pubblico.

Aveva chiesto all’Arcivescovo Ferdinand Perier di Calcutta di non rivelare a un altro Vescovo di come le cose fossero iniziate. Aveva detto: “Per favore non dargli nulla dell’inizio, perché se le persone conoscessero l’inizio, come per le locuzioni, allora l’attenzione si sposterebbe su di me e non su Gesù”.

Continuava a ripetere: “Opera di Dio. Questa è opera di Dio”.

Persino le sorelle più vicine a lei non avevano idea della sua vita interiore. Molte pensavano che doveva avere una grande intimità con Dio per poter andare avanti nonostante le difficoltà relative all’Ordine e alla povertà materiale in cui viveva.

Il libro parla del voto segreto che Madre Teresa fece nei primi momenti della sua vocazione, quando promise di non negare a Dio nulla, pena il peccato mortale. Che ruolo ha avuto questo nella sua vita?

Padre Kolodiejchuk: Madre Teresa ha formulato questo voto, di non rifiutare mai nulla a Dio, nel 1942.

Subito sono seguite le sue lettere ispirate da Gesù. In una di queste, se non in entrambe, Gesù - mettendo alla prova il suo voto - dice: “Ti rifiuterai di fare questo per me?”.

Il voto quindi fa da sfondo alla sua vocazione. Poi si vede nelle lettere ispirate che Gesù chiarisce la sua chiamata.

Ella quindi va avanti perché sa cosa Gesù vuole da lei. È motivata dal pensiero di questo desiderio e di questo dolore relativi al fatto che i poveri non conoscono Gesù e quindi non lo cercano.

Questo è uno dei pilastri che l’ha sostenuta nei momenti di prova del buio. Sulla base della sua certezza nella chiamata e di questo suo voto, può affermare in una delle lettere: “Ero al punto di crollare, allora mi sono ricordata del voto e questo mi ha fatto andare avanti”.

Vi è stata molta polemica sulle “notti oscure” di Madre Teresa. Nel suo libro lei le descrive come il “martirio del desiderio”. Questo elemento della sete di Dio, in generale, non è stato colto. Ce lo può descrivere?

Padre Kolodiejchuk: Un buon libro che conviene leggere per comprendere alcune di queste cose è quello di padre Thomas Dubay: “Fire Within”.

Nel suo libro, padre Dubay parla del dolore della perdita e del dolore del desiderio, e afferma che il dolore del desiderio è maggiore.

Come spiega padre Dubay, il dolore derivante dal desiderio di una vera unione con Dio, costituisce lo stato di purgatorio chiamato la notte oscura. Dopo questa fase, l’anima passa ad uno stadio di estasi e di vera unione con Dio.

Il periodo purgativo di Madre Teresa sembra esserci stato durante il suo periodo di formazione a Loreto.

Ai tempi della sua professione, affermava di essere spesso accompagnata dal buio. Le sue lettere di quel periodo, sono tipiche di chi si trova nella notte oscura.

Padre Celeste Van Exem, suo direttore spirituale, ha detto che forse nel 1946 o 1945 lei era già vicina all’estasi.

Dopo quel periodo, quando le difficoltà di fede sono terminate, sono arrivate le ispirazioni e le locuzioni.

Più tardi, ha scritto a padre Neuner spiegando: “E poi lei sa come è andata a finire. Come se Nostro Signore si fosse dato a me in pienezza. La dolcezza, la consolazione e l’unione di quei 6 mesi sono passate fin troppo in fretta”.

Quindi Madre Teresa ha avuto sei mesi di unione intensa, dopo le locuzioni e l’estasi. Ella si trovava già nella autentica unione trasformante. A quel punto l’oscurità è tornata.

Ma adesso il buio che viveva, si collocava nell’ambito di quell’unione con Dio. Pertanto non è che quell’unione che aveva sperimentato fosse svanita. Aveva invece perso la consolazione dell’unione, alternando tra il dolore di quella perdita e il desiderio profondo; un’autentica sete.

Come ha detto padre Dubay: “Talvolta la contemplazione è deliziosa; altre volte assume la forma di una forte sede di lui”. Ma in Madre Teresa, a parte un mese del 1958, la consolazione dell’unione non è riapparsa.

C’è una lettera in cui dice: “No, Padre, non sono sola, ho il Suo buio, ho il Suo dolore, ho un terribile anelito per Dio. Amare e non essere amata; io so di essere unita a Gesù, perché la mia mente è fissa solo ed esclusivamente su di lui”.

La sua esperienza di oscurità nell’unione è molto rara persino tra i santi, perché per la maggior parte di essi, il periodo finale è caratterizzato da una unione priva di oscurità.

La sua sofferenza, quindi, per usare un termine del teologo domenicano padre Reginald Garrigou-Lagrange, è riparatrice dei peccati altrui, più che purificatrice dei propri. Ella è unita a Gesù attraverso una fede e un amore tali da farle condividere la Sua esperienza nell’Orto del Getsemani e sulla croce.

Madre Teresa disse che la sofferenza nell’Orto degli ulivi era peggiore della sofferenza sulla croce. E adesso sappiamo quale era il fondamento di tale affermazione: aveva compreso l’amore di Gesù per le anime.

L’importante è che si tratti di unione e, come ha evidenziato Carlo Zaleski nel suo articolo pubblicato su First Things, questo tipo di prova è piuttosto nuovo. È un’esperienza inedita per i santi degli ultimi 100 anni: la sofferenza derivante dalla sensazione di non avere fede e di non credere nella religione.
 

Il libro “Come Be My Light” riporta nel titolo la richiesta che Gesù fece a Madre Teresa. In che modo la sua sofferenza redentrice in favore degli altri, vissuta in un’oscurità estrema, si collega a questa sua particolare vocazione?

Padre Kolodiejchuk: Durante gli anni ’50 Madre Teresa si era abbandonata a Dio, accettando la sua oscurità. Padre Neuner - uno dei suoi direttori spirituali - l’aveva aiutata a comprendere questo, collegando la sua oscurità con la sua chiamata a saziare la sete di Gesù.

Lei era solita dire che la più grande povertà è quella di sentirsi indesiderati, non amati, non curati. E questo è esattamente ciò che lei sperimentava in relazione a Gesù.

La sua sofferenza di riparazione - la sua sofferenza per gli altri - era parte integrante del modo in cui viveva la sua vocazione per i più poveri dei poveri.

Quindi per lei la sofferenza non era solo la povertà fisica e materiale, ma anche quella interiore, propria delle persone che si sentono sole, non amate, rifiutate.

Aveva rinunciato alla sua luce interiore, in favore di coloro che vivono nell’oscurità, e diceva: “Io so che sono solo sentimenti”.

In una lettera a Gesù aveva scritto: “Gesù ascolta la mia preghiera. Se è a Te gradito, se il mio dolore e la mia sofferenza, la mia oscurità e separazione dà a Te una goccia di Consolazione, mio caro Gesù, fa di me ciò che Tu vuoi e per tutto il tempo che vuoi, senza guardare ai miei sentimenti e al mio dolore”.

“Io sono tua. Incidi sulla mia anima e sulla mia vita le sofferenze del Tuo cuore. Non badare ai miei sentimenti; non tenere conto del mio dolore”.

“Se la mia separazione da Te porta altri verso di Te e se nel loro amore e nella loro vicinanza Tu trai gioia e piacere, allora Gesù io sono disponibile, con tutto il mio cuore, a soffrire tutto ciò che soffro, non solo ora, ma per tutta l’eternità, se possibile”.

In una lettera alle sue consorelle, rende il carisma dell’Ordine più esplicito: “Mie care figlie, senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un’opera sociale, molto buona e utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non sarebbe parte della redenzione. Gesù ci ha voluto aiutare, condividendo la vita, la solitudine, l’agonia e la morte”.

“Di tutto ciò Egli si è fatto carico, sopportandolo anche nella notte più oscura. Solo facendosi uno con noi Egli compie la sua redenzione”.

“Noi possiamo fare lo stesso: ogni desolazione vissuta dalla gente povera - non solo la loro povertà materiale, ma loro sofferenza spirituale - deve essere redenta e noi dobbiamo fare la nostra parte. Pregate, quindi, quando vi sembra di non farcela: ‘Io voglio vivere in questo mondo che è lontano da Dio, che si è allontanato così tanto dalla luce di Gesù, per aiutarli, per prendere su di me una parte della loro sofferenza’”.

E questa è ciò che considero la sua dichiarazione di missione: “Se mai dovessi diventare una santa, sarò sicuramente una santa ‘dell’oscurità’. Sarei continuamente assente dal Paradiso, per accendere la luce di coloro che si trovano nell’oscurità sulla terra...”.

Questo era il suo modo di intendere la sua oscurità. Molte delle cose che diceva hanno più senso e acquistano un significato molto più profondo ora che siamo a conoscenza di queste cose.

Cosa risponde quindi a coloro che parlano della sua esperienza come di una crisi di fede, come se in realtà non credesse in Dio, o che in qualche modo intendono la sua oscurità come un segno di instabilità psicologica?

Padre Kolodiejchuk: Non è stata una crisi di fede, né un’assenza di fede. È stata una prova di fede nella quale ella sperimentava la sensazione di non credere in Dio.

Questa prova ha richiesto una buona dose di maturità umana, senza la quale non sarebbe riuscita a superarla e sarebbe diventata squilibrata.

Come ha affermato padre Garrigou-Lagrange, è possibile avere allo stesso momento sentimenti apparentemente contraddittori.

È possibile avere una “gioia cristiana oggettiva”, come l’ha definita Carol Zaleski, e allo stesso tempo attraversare la prova o avere la sensazione di non credere.

Non si tratta di due persone diverse, ma di un’unica persona con sentimenti a livelli diversi.

Noi possiamo realmente vivere in qualche modo la croce - con il dolore che ciò comporta, che pur essendo spirituale rimane dolore autentico - e al contempo essere pieni di gioia perché sappiamo di essere uniti a Gesù. E questo non è falso.

È così che Madre Teresa ha vissuto una vita così piena di gioia.

Come postulatore della sua causa di canonizzazione, quando pensa che potremmo rivolgerci a Madre Teresa chiamandola Santa Teresa di Calcutta?

Padre Kolodiejchuk: Abbiamo bisogno di un altro miracolo. Ne abbiamo individuati alcuni, ma nessuno ci è sembrato sufficientemente chiaro. Uno è stato richiamato nella causa di beatificazione, ma ora siamo in attesa del secondo.

Forse Dio ha voluto aspettare la pubblicazione di questo libro: si sa che Madre Teresa era santa, ma per via della sua modestia e semplicità di vita, la gente non aveva potuto vedere quanto e come era santa.

L'altro giorno ascoltavo due preti che parlavano. Uno diceva di non essere mai stato un grande fan di Madre Teresa, ritenendola solo una donna molto pia, devota e dedita ad opere ammirevoli, ma che dopo aver conosciuto la sua vita interiore per lui era cambiato tutto.

Oggi abbiamo ben più di un’idea di quanto elevata fosse spiritualmente e sappiamo qualcosa di più sulle sue caratteristiche più profonde.

Una volta che verrà accertato il miracolo, sarà questione di qualche anno, sempre che il Papa non decida di abbreviare i tempi.

Cosa è avvenuto all’Ordine dopo la morte di Madre Teresa?

Padre Kolodiejchuk: L’Ordine è cresciuto di quasi 1.000 unità, passando da 3.850 al momento della sua morte, alle 4.800 di oggi, e sono state istituite più di 150 nuove case in più di 14 Paesi.

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