“Affinché capiscano e provino che cosa è il nostro amore, che non si difende ma rischia la separazione fin nel gioco dell’estremo abbandono, perché tu, Padre, ora mi lascerai andare; e prima che io non sappia più nulla nella notte che tra poco mi sorprenderà, voglio dirtelo per l’ultima volta: in questa notte io riconosco il tuo supremo amore e non mi auguro altro (che la tua volontà sia fatta), e nella libertà con cui tu ora mi rigetti io adoro il tuo diritto divino e bacio le dita che mi scacciano - affinché anch’essi nella notte dello spirito con la fede e senza sentimento conoscano lo Spirito che spira tra noi; affinché siano una cosa sola come noi siamo uniti - e null’altro; affinché io sia in essi, come tu sei in me - e null’altro. Solo nella tua croce c’è la salvezza, e nell’abbandono da te c’è il conforto, e dal fianco aperto del cuore straziato fluiscono le grazie. Così fiorisco davanti a te, Padre, e porto per te i tralci del mondo. La vita che circola nei miei rami la conosci: è la tua propria vita con me. […] Perciò io, come il Mediatore, ho forma di croce; la croce è dentro di me, io la porterò, perché in forza del tuo compito sono quello che sono. lo sono la croce, e chi è in me non può sfuggire alla croce. L’amore stesso ha forma di croce, perché tutte le strade s’incrociano tra di loro in essa. Perciò, tu, Padre, all’uomo che allarga le braccia nell’amore, gli hai dato la forma della croce, affinché il mondo sia giudicato (in ordine a te) e salvato nel segno del Figlio dell’uomo” (H. U. Von Balthasar, Il cuore del mondo).

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QUARESIMA 2009

 

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