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“Affinché capiscano e provino che cosa è il nostro
amore, che non si difende ma rischia la separazione fin nel
gioco dell’estremo abbandono, perché tu, Padre, ora mi
lascerai andare; e prima che io non sappia più nulla nella
notte che tra poco mi sorprenderà, voglio dirtelo per
l’ultima volta: in questa notte io riconosco il tuo supremo
amore e non mi auguro altro (che la tua volontà sia fatta),
e nella libertà con cui tu ora mi rigetti io adoro il tuo
diritto divino e bacio le dita che mi scacciano - affinché
anch’essi nella notte dello spirito con la fede e senza
sentimento conoscano lo Spirito che spira tra noi; affinché
siano una cosa sola come noi siamo uniti - e null’altro;
affinché io sia in essi, come tu sei in me - e null’altro.
Solo nella tua croce c’è la salvezza, e nell’abbandono da te
c’è il conforto, e dal fianco aperto del cuore straziato
fluiscono le grazie. Così fiorisco davanti a te, Padre, e
porto per te i tralci del mondo. La vita che circola nei
miei rami la conosci: è la tua propria vita con me. […]
Perciò io, come il Mediatore, ho forma di croce; la croce è
dentro di me, io la porterò, perché in forza del tuo compito
sono quello che sono. lo sono la croce, e chi è in me non
può sfuggire alla croce. L’amore stesso ha forma di croce,
perché tutte le strade s’incrociano tra di loro in essa.
Perciò, tu, Padre, all’uomo che allarga le braccia
nell’amore, gli hai dato la forma della croce, affinché il
mondo sia giudicato (in ordine a te) e salvato nel segno del
Figlio dell’uomo” (H. U. Von Balthasar,
Il cuore del
mondo).
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