La parola conquistata


il
Karol
poeta

Pagina in allestimento --- a breve on line alcuni componimenti poetici di Karol Woytjla --- Pagina in allestimento --- a breve on line alcuni componimenti poetici di Karol Woytjla --- Pagina in allestimento --- a breve on line alcuni componimenti poetici di Karol Woytjla --- Pagina in allestimento --- a breve on line alcuni componimenti poetici di Karol Woytjla ---



  da GIOVANNI PAOLO II - L'uomo, il Papa, il Suo messaggio
      - a cura di Alberto Michelini - Fabbri Ed.
 

   

A

            bbiamo motivo di credere che quella "facilità" di comunicazione, quella
capacità di giungere in fondo ai cuori con la parola, non siano congenite in
Karol. Anzi, pensiamo che siano il frutto di una disciplina, di uno sforzo imposto a se stesso. resta nel suo stile, ancor oggi, qualcosa di arduo: come se Karol nulla volesse perdere della profondità delle parole, e tornasse più volte a lavorare nello stesso concetto, per pulirlo e renderlo non già più semplice ma più completo. Anche la sua poesia rivela un rapporto peculiare, volutamente non facile, con la parola. Lo confessò poeticamente nel Cantico del Dio nascosto, pubblicato nel 1944:


 

  "Io stacco piano la luce delle parole
e raduno i pensieri come un gregge di ombre
e lentamente in tutto immetto il nulla
che attende l'alba della creazione.
Lo faccio per creare uno spazio
alle Tue mani tese
lo faccio per avvicinare l'eternità
in cui Tu possa alitare...."
 

 

 

   E' certo che di suo, Karol Wojtyla, in quanto studioso di filosofia, parlava  difficile. Nel gergo professorale dei testi filosofici. Lo sappiamo da un piccolo episodio umoristico. Poco dopo essere stato destinato a San Floriano Karol diresse un circolo autodidattico per giovani preti (una delle sue tante attività). Un giorno tenne una conferenza, a quei suoi coetanei in talare, sulla vita del prete secolare. Quando finì, ci fu un gran silenzio. Nessuno aveva capito nulla. "Senti, Karol" gli disse Don Kuczkowski rompendo l'imbarazzante silenzio "... finora hai parlato per gli angeli: adesso, se non ti dispiace, ripeti in lingua umana".
   Karol ripeté e riuscì a farsi capire.

 

La poesia come carità


   Perché era agli uomini, non agli angeli, che voleva parlare. Farsi un linguaggio capace di esercitare la carità, di scuotere le coscienze, di portare il bene: ecco lo sforzo in cui don Karol riuscì in quegli anni. Per questoo ci spiace che nessuno abbia potuto appuntarsi le parole che disse ad una malata che fu chiamato a visitare alla fine del febbraio 1953. Era una ex-internata di Ravensbruck, non credente. Nessun altro fu presente a quel colloquio. Ma sappiamo che a marzo, ormai in ospedale, la malata volle che fosse chiamato quello stesso giovane sacerdote. Don Karol parlò ancora a lungo con lei. Infine, le amministrò i sacramenti.

   Una poesia che Karol scrisse in quel tempo - la pubblicò nel 1950 su Tygodnik Powszechny con lo pseudonimo "Andrzej Jawien" - ci dice molto in questo senso. Karol non scriveva poesie per sfogare il cuore, men che meno per descrivere le proprie emozioni. Come ha scritto nella sua tesi su san Giovanni della croce, anch'egli poeta,

                 "nella poesia si può giungere a far balenare l'indicibile, tutto quel che sfugge al linguaggio prosaico e alla terminologia scientifica. Si può infondere il coraggio ed esprimere il rimprovero".

 

   E' la voce di Cristo che Karol vuol far parlare nei suoi versi. E in quella poesia, in fatti, è Cristo che parla agli uomini:

 

    Non siete soli nel vostro cammino.
Mai neppure un istante, da voi si stacca il mio profilo
e in voi diventa verità, sempre diventa verità
e nella vostra vita onda, uno squarcio insondabile.
Il mio volto
bruciato dal deserto delle vostre anime, sempre
cancellato dal soffio di uno strano sopore
perché non mi togliete la croce come io ve
la tolsi? quando vi bruciava sulle spalle e s'inclinava sul
vostro ansante respiro.
No, no - non siete voi soli - e se pure lo foste
la vostra presenza non solo è durevole, ma rivelatrice.
Purché si aprano gli occhi in altro modo,
in modo del tutto diverso,
e purché non si scordi la visione che allora appagava lo sguardo.

 

 dedicato al Pastore Santo Giovanni Paolo II dalla sua Thérèse


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GIOVANNI     
PAOLO II    

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                                  Midi "Prelude n. 7 in A major" Frederic Chopin (1810-1849)