Così dormiva il bambino il suo primo sonno profondo.  Stava per cominciare l’immenso evento.  Stava per cominciare l’immenso avvento.  L’avvento dell’ordine e della salvezza dell’uomo.  Assorto, il bambino dormiva un sonno profondo.  Stava per cominciare il grande comando.  Stava per cominciare il grande avvento,  l’avvento di Dio nel cuore dell’uomo.  Charles Péguy

 

Fuga in Egitto e strage degli Innocenti

 


Vangelo Mt 2, 13-18

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall`Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s`infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:


 

Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

 

I Santi Innocenti furono uccisi per Cristo,
e in cielo lo seguono, Agnello senza macchia,
cantando sempre:
«Gloria a te, o Signore»

DAL WEB

 

dal sito CORNELIO FABRO
pensatore essenziale

CHARLES PEGUY
Il mistero dei santi innocenti

Santi Innocenti Martiri

Liturgia dei Santi Innocenti

THOMAS TYN
Omelia sui Santi Innocenti

   
   
   

Dai «Discorsi» di san Quodvultdeus, vescovo
Non parlano ancora e già confessano Cristo

Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il re, egli si turba e, per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell'altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l'uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, tu turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio.
O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta, perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.(Dusc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655)

 

   

«Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati divelti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona» Prudenzio

Non la stanchezza, non il tramonto che tutto placa può essere l'ultima parola. Poiché Peguy è il poeta della speranza, e così egli penetra con la sua domanda dentro la notte verso un altro estremo limite. L'ultima cosa deve essere il bambino. La giovinezza, la primavera in fiore della stessa eternità. Ai bambini innocenti Dante aveva destinato nella sua rosa paradisiaca la zona piùbassa. Peguy assegna loro il rango più alto. Dio stesso enumera a favore di questa sua designazione dieci ragioni. Una di esse è che i bambini che proteggono con il loro sangue la fuga del bambino Gesù "lo rappresentano per cosi' dire" e arrivano ad essere martiri senza allontanarsi dalla sorgente della prima innocenza primordiale. Ciò che, tranne la madre del Signore, nessuno ha mai tradotto in atto. "Questi Gesubambini che non invecchiano mai", che non hanno mai avuto bisogno di percorrere tutta la strada della vanità e della desolazione. Che in paradiso "giocano con le palme e le corone". "Così si va verso il mio paradiso. Che gioco può mai essere quello in cui si gioca con le palme e le corone dei martiri? Io penso che giocano al cerchio, dice Dio, almeno lo suppongo, perché non dovete credere che mi si domanda mai il permesso".
(p. 466)

H. U. Von BALTHASAR
brani su Peguy da: "GLORIA. UNA ESTETICA TEOLOGICA "
© ed. Jaca Book, 1975

 

[...] satelles i, ferrum rape, /perfunde cunas sanguine.

[...]Vai o guardia del corpo, afferra la spada, /riempi le culle di sangue
 

(Prudenzio, INNO)

 


Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, tu turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio...