Perché il cielo non cada sulla terra
Il 22 maggio 2004 è stato cosnegnato
ad Assisi il primo Premio per la pace al femminile. Lo hanno meritato una
israeliana e una palestinese che educano i giovani alla
convivenza tra le diverse fedi. Non solo a scuola. Anche con un
forno, o una compagnia teatrale.
Un passante vide un uccellino a terra con le
ali distese. Si fermò a chiedergli cosa facesse e l’uccellino
rispose: «Ho sentito che Dio vuole scagliare il cielo sul mondo.
Io cerco di proteggere il mondo». Questo apologo minimo e
grandioso serve ad Angelica e a Samar per spiegare cosa fanno.
Angelica Calò Livné, 49 anni, è un’ebrea nata
a Roma, vive in Israele, nel kibbutz Sasa, Alta Galilea. È
sposata con Yehuda, professore di matematica; hanno quattro
figli maschi. Insegna a ragazzi difficili già espulsi dalle
scuole. Organizza laboratori serali dove le donne povere
imparano un mestiere. Ha fondato nel suo kibbutz un rinomato
agriturismo, aperto a tutti. E s’è inventata un teatro che
diffonde la tolleranza e si chiama "Arcobaleno".
Samar Sahar, 46 anni, è una palestinese
cristiana nata a Gerusalemme, vive a Betania, non è sposata.
Continua il lavoro dei genitori, che aiutavano i bambini
profughi dopo la guerra del 1966. Oggi Samar accoglie a Betania
110 bambini e ragazzi in difficoltà, senza distinguere tra
religioni e provenienze diverse.
Fin dal primo incontro, anni fa, le due donne
si sono riconosciute "sorelle". Anche se vivono dalle parti
opposte del muro, lavorano per il futuro di una terra straziata:
«Non un futuro migliore. Ci basta un futuro», dicono.
L’originale riconoscimento assegnato ad
Assisi, alla sua prima edizione, è
istituito dai produttori del Vino della pace di Cormòns e
dall’Unione dei ristoranti del Buon Ricordo, insieme ai frati
francescani del Sacro Convento di Assisi. Si legge nella
motivazione che «la fraternità francescana si esprime anche nel
pane e nel vino del convivio, opera di pace connaturata alle
donne».
Conoscevo Angelica Calò Livné attraverso il
suo libro, che s’intitola "Un sì, un inizio, una speranza"
(pubblicato in Italia dall’Editoriale Tempi, Milano), ed è un
romanzo di pianto e di sorriso, di attesa delusa e sempre
risorgente. Ora la raggiungo per telefono al suo kibbutz, mi
dice subito che dalla finestra vede il Lago di Tiberiade. Le
sembra impossibile che su quella bellezza, resa più struggente
dalla presenza del sacro legato a tre religioni, continui a
soffiare l’alito dell’odio.
Anche oggi ha sentito alcuni "scoppi", come
li chiama, forse dalla strada che porta alla frontiera col
Libano. Mi parla dei suoi figli, Gal, Yotam, Kfir, Or. Il
pensiero del maggiore che sta nell’esercito, degli altri che
vanno a scuola in autobus, «mi tormenta le notti».
Angelica mi racconta di sé e della sua amica
Samar: «Io sono una vera ebrea israeliana, Samar è una vera
araba cristiana palestinese. La religione e l’appartenenza
familiare ci dividono, ma il sogno ci unisce. Adesso Samar ha
aperto a Betania un panificio dove lavorano insieme ragazzi e
ragazze ebrei, musulmani, cristiani. Io continuo con la mia
compagnia teatrale, dove recitano ebrei, musulmani, cristiani.
Anche fare insieme il pane, o salire insieme sul palco, serve a
costruire contro chi distrugge. C’è un’emozione che salva la
vita», dice.
Le chiedo se il sogno resti impossibile, ed è
allora che mi racconta dell’uccellino con le ali aperte, la loro
risposta a chi le considera delle visionarie.
Quando mi saluta con l’augurio: Kol tuv, in
ebraico: "Tutto il bene del mondo", penso che Dio non vorrà
scagliare il cielo sulla terra, finché ci saranno persone come
Angelica e Samar.
Franca Zambonini
FAMIGLIA CRISTIANA
Intervista ad Edna Angelica Calò Livné
per saperne di più....

clikka
STA PER
USCIRE IN CARTACEO IL
DIARIO DALLA GALILEA
di Angelica Calò Livné
on line
http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006diariogalilea/index.htm
.. vi terrò
informati!... non dubitate!!! |