...Per trent’anni resta
nascosto. Il suo solo esistere in forma umana mette un
germoglio
nuovo nel mondo materiale e questo
germoglio
va protetto.
Gesù
insegnerà che il regno di Dio è dei piccoli....
   
In principio era il
Verbo, il Verbo era
presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato
fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto
ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la
luce
degli uomini; la
luce
splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
(Gv.1, 1-5)
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Confida nel
Signore con tutto il cuore e non appoggiarti
sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi
pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri.
Non credere di essere saggio,
temi il Signore e sta lontano dal male.
Salute sarà per il tuo corpo e un refrigerio per
le tue ossa.
Onora il Signore con i tuoi
averi e con le primizie di tutti i tuoi
raccolti; i tuoi granai si riempiranno di grano
e i tuoi tini traboccheranno di mosto.
Figlio mio, non disprezzare
l'istruzione del Signore e non aver a noia la
sua esortazione, perché il Signore corregge chi
ama, come un padre il figlio prediletto.
(PV.3,3-12).
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Come
infatti la pioggia e la neve
scendono dal cielo e non vi ritornano
senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme al seminatore e pane da
mangiare,
così sarà della parola
uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.
(Isaia 55, 10-11)
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Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre
vicino
nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra, se
crollano i monti nel fondo
del mare.
Fremano, si gonfino le sue acque, tremino
i monti per i suoi flutti.
Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città
di
Dio, la santa dimora dell'Altissimo.
Dio sta in essa: non potrà vacillare; la
soccorrerà Dio, prima del
mattino.
Fremettero le genti, i regni si scossero;
egli tuonò, si sgretolò la
terra.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro
rifugio è il Dio di Giacobbe.
(Salmo 46 (45)
Ogni giorno, o
figlio, ricordati del Signore; non peccare né
trasgredire i suoi comandi. Compi opere buone in
tutti i giorni della tua vita e non metterti per
la strada dell'ingiustizia.
Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue
azioni, come quelle di chiunque pratichi la
giustizia.
Dei tuoi beni fà elemosina. Non distogliere mai
lo sguardo dal povero, così non si leverà da te
lo sguardo di Dio.
La tua elemosina sia proporzionata ai beni che
possiedi: se hai molto, dá molto; se poco, non
esitare a dare secondo quel poco.
Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno
del bisogno, poiché l'elemosina libera dalla
morte e salva dall'andare tra le tenebre.
Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è
un dono prezioso davanti all'Altissimo.
(Tobia 4, 5-11) |
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Per
ogni cosa c'è il suo momento, il suo
tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per
morire,
un tempo per piantare e un tempo per
sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per
guarire,
un tempo per demolire e un tempo per
costruire.
Un tempo per piangere
e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per
ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo
per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per
astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e
un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per
buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per
cucire,
un tempo per tacere e un tempo per
parlare.
Un tempo per amare e un tempo per
odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la
pace.
Che vantaggio ha chi si dá da fare con
fatica?
(Qoelet 3, 1-9) |
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Accendi la tua
luce alla luce di Cristo!
LUCE CHE SI RIVELA
AMORE
CHE COMUNICA
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Fede
e amore erano come le due stelle che si
accendevano nel cielo dello spirito mentre, l'ultima sera
della sua vita terrena, Gesù rivolgeva il suo testamento
ai
discepoli riuniti nel cenacolo, un testamento raccolto nei
capitoli 13- 7 del Vangelo di Giovanni. Fede e amore
sono anche le due stelle che risplendono in un altro
importante scritto giovanneo, la sua Prima Lettera che in
realtà si presenta come un trattato teologico o un'omelia
(mancano il mittente, l'indirizzo iniziale, i destinatari
e il
saluto finale).
In essa, infatti, sono ben fissi due capisaldi a cui la
Chiesa - allora attraversata da una crisi nella dottrina e
da
divisioni nella comunione - deve costantemente riferirsi.
Da un lato, è necessaria la professione di fede
nell'Incarnazione, cioè nella venuta del Figlio di Dio
nell'umanità: "Da questo potete conoscere lo Spirito di
Dio: ogni Spirito che confessa che Gesù Cristo è venuto
nella carne, è da Dio" (4,2). D'altro lato, è necessaria
la
professione concreta dell'agàpe, cioè dell'amore
fraterno:
"Questo è il comandamento di Dio: dobbiamo credere nel
nome del Figlio suo Gesù Cristo e dobbiamo amarci
reciprocamente, secondo il comandamento che egli ci ha
dato" (3,23).
Su queste due realtà è costruita anche l'indimenticabile
duplice definizione di Dio. Egli è innanzitutto
rappresentato come la luce che si rivela:
ho Theòs fòs estin, "Dio
è luce ed in lui non è
tenebra" (1,5). Egli è, però, anche amore che si comunica:
ho Theòs agàpe estin "Dio è
amore" (4,8.16).
L'intreccio fra questi due volti divini si riflette anche
nel
credente che ama: "Se camminiamo nella luce - come
Egli è nella luce - siamo in comunione gli uni con gli
altri...
Chi ama suo fratello dimora nella luce" (1,7;2,10).
Sarà soprattutto l'amore a essere cantato
in pagine
di straordinaria intensità e fragranza. Si tratta di una
specie di cascata simbolica. L'amore discende da
Dio
stesso e diffonde le sue acque attraverso il Figlio suo
Gesù Cristo, il segno tangibile ("che abbiamo ascoltato, i
nostri occhi hanno contemplato, le nostre mani
toccato")
dell'amore divino. Ma questa cascata d'amore,
che ha
uno dei suoi punti più vigorosi nella croce di Cristo,
procede diramandosi nell'umanità intera. Qui l'appello si
fa forte e reiterato e mostra chiaramente che l'agàpe
cristiana non è mera filantropia, ma una realtà
teologica.
Infatti "noi amiamo perché egli ci ha amati per primo...

Se abbiamo conosciuto l'amore dal fatto che egli ha dato
la sua vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i
fratelli" (4,19;3,16). Aveva ragione, allora, il cantante
Fabrizio de André quando nella canzone "Il testamento di
Tito", appartenente alla raccolta La buona novella,
alludendo alla morte di Cristo in croce faceva cantare a
Tito - uno dei due ladroni - :
"Io nel vedere quest'uomo che muore /madre, ho imparato
l'amore./ Nella pietà che non cede al rancore,/ madre, ho
scoperto l'amore".
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“Prima di lasciare il mondo,
il buon Dio mi
dette la consolazione
di contemplare da
vicino delle anime di
bimbi; essendo la più
piccola in famiglia,
non avevo mai avuto
questa gioia, ed ecco
le tristi circostanze che
me la procurarono:
una povera donna,
parente della nostra
cameriera, morì nel
fiore dell'età lasciando
tre figli piccolissimi;
durante la malattia di
lei prendemmo a casa
nostra le due piccine -
la maggiore non aveva
sei anni! - io me ne
occupai per tutta la
giornata, ed era un
gran piacere per me
vedere come esse
credessero tutto
quello che dicevo io.”

“Vedendo da vicino
quelle anime
innocenti, ho capito
quale sventura sia di
non formarle bene fin
dal loro risveglio,
allorché somigliano a
una cera molle sulla
quale si può
imprimere le virtù,
ma anche il male... ho
capito ciò che Gesù ha
detto nel Vangelo:
«Che sarebbe meglio
essere buttati in mare
piuttosto che
scandalizzare uno
solo di quei bimbi».
Ah! quante anime
arriverebbero alla
santità se fossero
ben dirette!”

Santa
Teresa del Bambin Gesù
e del Volto Santo

In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o
Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai
tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli
intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre,
perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal
Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e
nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al
quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi
tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate
da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete
ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è
dolce e il mio carico leggero”
(Mt 11, 25-30)

“Il
Signore è il mio Pastore; non manco di nulla; su pascoli
erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce;
mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino... Se
dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun
male, perché tu sei con me...” (Sal 23,1-3)

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