|
|
|
|

|
La
vocazione del Carmelo:
essere apostolo degli apostoli
E' una cosa che
non può non colpire nella lettura degli scritti di
Santa Teresa di Lisieux il suo amore, il suo
interesse, il suo rispetto e stima per i sacerdoti.
Sente innanzitutto la necessità della preghiera per i
sacerdoti. Fra le varie esperienze del suo viaggio in
Italia ci fu quella particolare che riguarda i
sacerdoti.
''Non avendo
vissuto nella loro intimità, non potevo capire lo scopo
principale della riforma del Carmelo. Pregare per i
peccatori mi rapiva, ma pregare per le anime dei
sacerdoti che io credevo più pure del cristallo mi
pareva sorprendente! Ah! Ho capito la mia vocazione in
Italia e non è stato andar troppo lontano per una
conoscenza tanto utile. Per un mese ho vissuto con
molti santi sacerdoti e ho visto che, se la dignità
li innalza al di sopra degli angeli essi sono tuttavia
uomini deboli e fragili... Se dei santi sacerdoti che
Gesù chiama nel Vangelo sale della terra mostrano nella
loro condotta che hanno un gran bisogno delle
preghiere, che dire dei tiepidi? Gesù non ha detto:
''Se il sale diviene scipito, con che cosa lo
rafforzeremo?''
''Oh Madre! -
continua la santa - com'è bella la vocazione che ha per
scopo di conservare il sale destinato alle anime! E'
la vocazione del Carmelo, poiché il fine unico delle
nostre preghiere e dei nostri sacrifici è di essere
apostoli degli apostoli pregando per essi mentre
evangelizzano le anime con le parole e soprattutto con
gli esempi... Bisogna che mi fermi, se continuassi su
questo argomento non mi fermerei più '' (MA 157)
Teresa del BG si
richiama il fine della vocazione carmelitana dato da
Teresa di Gesù, la riformatrice, quando per le sue carmelitane
scriveva nel Cammino di Perfezione:
' ' Voglio farvi intendere sorelle, che noi dobbiamo pregare
senza fine perchè dei buoni cristiani che stanno chiusi
nella fortezza nessuno passi al nemico e perchè il
Signore santifichi i capitani della fortezza e delle
città, che sono i predicatori e i teologi: e siccome
la maggior parte di essi appartiene agli Ordini
religiosi, pregate ancora perchè raggiungano la
perfezione del loro stato. Questo è assolutamente
indispensabile... Potete chiedermi perchè insisto tanto
su questo punto e perchè dobbiamo aiutare coloro che
sono migliori di noi [...]. I capitani devono vivere
con gli uomini, conversare con loro, entrare nei
palazzi, immischiarsi nelle conversazioni del mondo, e
ciononostante mantenersi estranei, nemici del mondo,
dimorarvi come se si fosse in un deserto: insomma
essere angeli e non uomini? [...]. Persuase che da santi
prelati dipende la nostra stessa santità, non
dimentichiamo mai di raccomandarli al Signore, perchè si
tratta di una cosa assai importante. Il giorno in cui
le nostre orazioni, le penitenze, i desideri e i
digiuni vostri, non fossero impiegati per ciò che ho
detto, non raggiungereste - sappiatelo - il fine per cui
il Signore vi ha qui riunite (Cammino 2,3,10).
Teresa di
Gesù Bambino è discepola fedelissima della sua santa
Madre.

Sono
venuta al Carmelo per salvare
le anime, e sopratutto per pregare
per i sacerdoti
Questo pensiero la accompagnerà anche nel suo
ingresso al Carmelo e poi per tutta la vita:
''Quello che venivo a fare nel Carmelo, lo dichiarai ai
piedi di Gesù Ostia, nell'esame che precedette
la mia professione: Sono venuta
al Carmelo per
salvare le anime, e soprattutto per pregare per
i sacerdoti '' (M 195).
Alla sorella
Celina scriveva nel luglio del 1889: ''O mia Celina,
viviamo per le anime, salviamo soprattutto le anime dei
sacerdoti. Queste anime dovrebbero essere più trasparenti
del cristallo. Ahimé, quanti cattivi preti, quanti
sacerdoti che non sono abbastanza santi, preghiamo,
soffriamo per loro, e nell'ultimo giorno Gesù ce ne
sarà riconoscente. Noi gli daremo anime... Celina,
comprendi il grido del mio cuore '' (Lett. 73). E
in ottobre dello stesso anno: ''Ah, dandogli anime,
dandogli sacerdoti soprattutto. Non vi è che una cosa
da fare durante la notte di questa vita, l'unica notte
che verrà una sola volta: è amore, amare Gesù con
tutta la forza del nostro cuore e salvargli le anime
perchè sia amato '' (Lett. 74). E nel 1890 ancora a
Celina: '' Celina cara è sempre la stessa cosa che
ho da dirti: preghiamo per i sacerdoti... ogni giorno
ci si accorge quanto siano rari gli amici di Gesù.
Mi sembra che sia questo ciò
che lo ferisce profondamente...
l'ingratitudine, soprattutto il vedere anime
a lui consacrate dare ad altri
quel cuore che gli appartiene in
maniera assoluta. Se vuoi convertiamo
le anime; preghiamo per i sacerdoti; che sappiano
amare Gesù, che lo
tocchino con la stessa delicatezza con cui Maria lo
toccava nella culla (Lett. 102).
Essa aveva quindi
un concetto altissimo della vocazione sacerdotale: i
sacerdoti devono essere angeli e non uomini. A un certo
momento anche Celina vuole entrare al Carmelo. Teresa
difende la vocazione di coloro che l'avrebbero accolta
nella loro comunità:
'' Non siamo
fannullone e prodighe. Gesù ci ha difese nella persona
di Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro
mangiava insieme a Gesù e ai discepoli. Quanto a Maria,
non pensava a prendere cibo, ma a far piacere a
coloro che amava. Così prese il vaso di alabastro
pieno di profumo di grande valore e, spezzato il vaso,
glielo versò sul capo.. Allora tutta la casa si riempì
di quel profumo, ma gli apostoli mormoravano contro la
Maddalena. La stessa cosa accade a noi: i cristiani
più perfetti, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate,
che dovremmo servire come Marta, invece di consacrare a
Gesù i vasi delle nostre vite con i profumi che vi
sono racchiusi. Tuttavia, che importa che i nostri vasi
si spezzino, dal momento che Gesù è consolato e il
mondo è costretto a sentire, suo malgrado, i profumi
che esalano e che servono a purificare l'aria
avvelenata che non cessa di respirare " (Lett. 118).

Generare
per il Signore anime di
apostoli: ecco la sua vocazione carmelitana
Teresa tra le varie
vocazioni del suo cuore assetato a donarsi a Dio e
alle anime, sente tutte le vocazioni: di apostolo, di
martire, di missionario, di guerriera: ma sente anche
''la vocazione del sacerdote"...
"Con
quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani quando,
alla mia voce, discenderesti dal Cielo! Con quale amore
ti darei alle anime! ma pur desiderando di essere
sacerdote, ammiro e invidio l'umiltà si San Francesco
d'Assisi e sento la la vocazione di imitarlo,
rifiutando la dignità sacerdotale... Gesù, amor mio,
vita mia, come conciliare questi contrasti? Come attuare
i desideri della mia povera piccola anima?''
(MA251).
E troverà in San
Paolo la realizzazione della sua vocazione nell'amore,
''che abbraccia tutte le vocazioni, perchè l'amore è
tutto, e abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in
una parola è eterno'' (MA 254).
In una preghiera
composta per le sue novizie Teresa così faceva pregare:
''Signore,
abbiamo bisogno di anime! Specialmente di anime di
apostoli e martiri, affinché per mezzo di loro,
possiamo infiammare del vostro amore la moltitudine dei
poveri peccatori'' (P 8). E in una composizione
poetica sul piccolo Mendicante di Natale, che è Gesù
Bambino, scrive, sognando dei mietitori:
''Laggiù, sotto
altri orizzonti nonostante le nevi e i geli già si
indorano le messi che il Bambino Gesù protegge. Ma
quali anime ardenti occorrerebbero per raccoglierle; di
mietitori incuranti del ferro e del fuoco, nella
volontà di soffrire. Natale, è Natale; ecco io vengo
al Carmelo sapendo che i miei voti sono anche i tuoi:
sorella, genera al Salvatore anime di apostoli,
moltitudini'' (CP 15,12)
Ecco lo
scopo: generare per il Signore anime di apostoli: ecco,
la sua vocazione carmelitana. Sentiva forte il bisogno
di pregare per i sacerdoti e per la loro
santificazione. Forse giungevano spesso al Carmelo
richieste di preghiere in tal senso e il suo spirito
delicato non poteva non soffrirne e perciò si impegnava
maggiormente in questo senso. Formare sacerdoti santi,
delicati verso il Corpo di Cristo. Può quasi apparire
un'ossessione per Teresa del BG. Nella sua ben nota
poesia ''Viver d'amore'', Teresa ad un certo punto
spiegando i vari significati del suo viver d'amore,
esprime anche questo:
''Viver d'amore, o mio Divino Maestro, è
supplicarti di spandere i suoi raggi nell'anima eletta
e santa del sacerdote, che egli sia più di un celeste
Serafino, proteggi la tua Chiesa immortale, te ne
scongiuro ad ogni attimo. Io, figlia sua, m'immolo per
lei e vivo d'amore'' (P 9,10). La vita della
nostra santa gira intorno a questo polo: pregare e
santificare per le anime sacerdotali.
Padre
Giacinto
Loyson
La prima anima
sacerdotale alla quale Teresa pensava era quello del
suo confratello carmelitano scalzo P. Giacinto Loyson.
Questa caratteristica figura dei pochi carmelitani scalzi
allora esistenti in Francia (la soppressione aveva
ridotto al minimo i religiosi) ha fatto soffrire la
nostra santa. Apparteneva ai Padri di San Suplizio, poi
passò all'Ordine Carmelitano ove emise la professione
nel 1860. Fu soprattutto predicatore di quaresimali a
Bordeaux e a Notre Dame a Parigi. Nel 1868 predica a
San Luigi dei Francesi a Roma, ove lo stesso papa lo
ascolta e si congratula con lui. Tuttavia inizia una
crisi di fede causata da un'amicizia con una signora
Mèriman di confessione protestante, da poco vedova, che
ascoltando il Padre Giacinto si converte al
cattolicesimo. Ma già nel 1869 ha contrasti con la
dottrina della Chiesa e annuncia la sua uscita
dall'Ordine carmelitano per passare ai Vecchi cattolici
e tenta di fondare una chiesa cattolica gallicana. Dopo
aver abbandonato la Chiesa a motivo dell'infallibilità
del Papa, aveva contratto un'unione sacrilega, infatti
si sposa con la signora Mèriman. Questo confratello
diventa per Teresa un prototipo dei sacerdoti che si
allontanano dalla Chiesa: ''Celina cara: preghiamo per i
sacerdoti. Ogni giorno dimostra quanto gli amici di Gesù
siano rari, mi sembra sia la cosa cui lui sia più
sensibile. L'ingratitudine, soprattutto, vedere anime che
li sono consacrate dare ad altri il cuore che gli
appartiene in modo così assoluto'' (Lett. 102). Ma
particolarmente esplicita e commovente è la lettera
dell'8 luglio 1891 alla sorella Celina: ''Solo la
sofferenza può generare anime a Gesù. C'è da stupirsi
se siamo servite così bene noi il cui unico desiderio
è di salvare un'anima che sembra perduta per sempre?
(in nota si dice che si tratta di P. Giacinto Loyson
)... L'infelice profugo si è recato a Coutances dove ha
ricominciato le conferenze di Caen. Pare addirittura che
abbia in animo di percorrere così tutta la Francia.
Celina con questo è facile vedere, aggiunge, che lo
consuma il rimorso. Va di chiesa in chiesa con un
grande crocifisso e sembra che faccia delle grandi
adorazioni.... Sua moglie lo segue dappertutto. Celina
mia cara, è davvero colpevole di quanto sia mai stato
un peccatore convertito; ma non può forse Gesù fare
quello che non ha mai fatto fin qui? Se non lo
desiderasse, avrebbe messo nel cuore delle sue spose un
desiderio irrealizzabile? No, è certo che desidera più
di noi ricondurre all'ovile questa pecorella smarrita.
Verrà un giorno in cui i suoi occhi si apriranno e
allora chi non sa che la Francia non sia da lui
percorsa con uno scopo ben diverso da quello che ha
ora! Non ci stanchiamo di pregare. La fiducia compie
miracoli, Gesù ha detto alla Beata Margherita Maria:
«Un'anima giusta ha tanto potere sul mio cuore che può
ottenere il perdono di mille criminali». Nessuno sa se
è giusto o peccatore, ma Gesù ci fa la grazia di
sentire in fondo al cuore che preferiremmo morire
piuttosto che offenderlo... Non sono i nostri meriti
ma quelli del nostro Sposo, e perciò nostri, che noi
offriamo al Padre che sta nei cieli affinchèé il
nostro fratello, un figlio della Vanta Vergine, torni
vinto a gettarsi sotto il manto della più
misericordiosa delle madri...'' (Lettere 107 o 129
Histoire d'un Ame, in francese). Il Signore ha ascoltato
le preghiere della Santa per la conversione di Loyson?
Non sappiamo. Sappiamo però che Giacinto Loyson morì a
Parigi il 9 febbraio 1912, all'età di 85 anni,
senza essere assolto dalla scomunica maggiore. Fu
assistito da un sacerdote della chiesa armena, da un
rappresentante della chiesa greca-scismatica e da tre
pastori protestanti. Egli continuava ripetere: Oh mio
dolce Gesù''. Sappiamo che Teresa offrì a questa
intenzione l'ultima sua comunione il 19 agosto 1897,
giorno in cui allora si festeggiava San Giacinto.
Padre
Maurizio Bartolomeo
Bellière e
Padre
Adolfo Giovanni Luigi Eugenio
Roulland

La santa avrebbe avuto
tanto piacere avere un fratello sacerdote. ''Da
grandissimo tempo avevo il desiderio, che mi pareva
completamente inattuabile, di avere un fratello
sacerdote: pensavo spesso che se i miei fratellini non
fossero volati al Cielo, avrei avuto la felicità di
vederli all'altare; ma poiché il Buon Dio li ha scelti
per farne degli angioletti, non potevo più sperare di
vedere il mio sogno tradotto in realtà. Ed ecco Gesù
non solamente mi ha fatto la grazia che desideravo,
bensì mi ha unita con i legami dell'anima a due
apostoli suoi, i quali sono diventati fratelli miei'' (MC
329). Teresa esprime più volte il suo ringraziamento al
Signore per questi doni. ''Gesù mio, vi ringrazio di
colmare uno dei miei desideri più grandi: quello di
avere un fratello sacerdote e apostolo: sono indegna di
tanto favore ( P 11). Nella sua autobiografia Teresa
descrive a lungo le vie del Signore per essere
divenuta sorella di due sacerdoti missionari: sono
anime piene di stima per la vita sacerdotale, di gioia
e di ringraziamento al Signore per quello che
considerava uno dei grandi doni del Signore e per la
totalità della sua donazione e immolazione al Signore
per la santificazione delle anime sacerdotali. Il primo
incontro avvenne nella festa di Santa Teresa di Gesù
del 1895. La nostra santa con le consorelle stava
facendo il bucato, quando la Madre priora (che era la
sorella) le annunciò la richiesta di un giovane
seminarista della diocesi di Bayeux che chiedeva una
sorella la quale si dedicasse in modo particolare alla
salvezza della sua anima e l'aiutasse con preghiere e
sacrifici quando fosse missionario, affinché egli potesse
essere strumento di salvezza per molte anime. La Santa
accettò l'invito della Priora. E scrive: ''Madre mia,
dirle la mia felicità sarebbe cosa impossibile, il
mio desiderio soddisfatto in modo insperato mi fece
nascere nel cuore una gioia infantile, perchè debbo
risalire ai tempi della mia infanzia per trovare il
ricordo di quelle gioie tanto vive che anima è troppo
piccola per contenerle'' (MC 330). Questo seminarista era
Maurizio Bartolomeo Bellière aspirante missionario, il 29
settembre 1897, alla vigilia della morte della santa,
si imbarcava per Algeri per entrare nel noviziato dei
PP. Bianchi. Dopo alcuni anni di missione in Africa,
colpito dalla malattia del sonno, tornò in Francia e
morì nel 1907 a soli 33 anni. L'altro fratello
missionario giunse alla fine del maggio del 1896. C'era
una nuova Priora che offerse a Teresa questo secondo
fratello missionario che si affidava alle sue preghiere.
Si
tratta di P. Adolfo Giovanni Luigi Eugenio Roulland,
delle Missioni Estere di Parigi, che sarebbe stato
ordinato sacerdote il giugno
seguente, per partire poi il 2 aqosto successivo per la
Cina. Nel 1909 ritornò in Francia, ebbe diversi
incarichi e morì nel 1934. Teresa cercava di rifiutare
il secondo fratello missionario perchè già seriamente
impegnata per le preghiere per il primo. La Priora fu
irremovibile. ''Lo zelo di una Carmelitana deve
abbracciare il mondo'' le ricordò la Priora. La Santa
pensava allora ''di poter essere utile a più di due
missionari, e non poteva dimenticar e di pregare per
tutti, senza tralasciare i semplici sacerdoti la cui
missione talvolta è tanto difficile quanto quella degli
apostoli che predicano agli infedeli'' (MC 333). ''Ecco -
conclude la santa - come mi sono unita spiritualmente
agli apostoli che Gesù mi ha dato come fratelli: tutto
quello che mi appartiene, appartiene a ciascuno di
loro...'' (ivi). Da allora Teresa si mise in
corrispondenza epistolare con i due sacerdoti futuri
missionari. Le sue lettere sono di una profonda
spiritualità difficilmente riscontrabile in altri posti.
Non solo si confida con loro, ma spiega pure loro i
suoi sentimenti sulla bontà e misericordia divina, sulla
confidenza nelle cadute sull'efficacia della preghiera,
sull'amore che la lega ai due missionari. Cerca di
sostenerli nelle difficoltà e li aiuta con tutti i
mezzi consentiti dalla sua condizione di carmelitana.
Sentiamo alcune espressioni più significative. Al P.
Roulland fin dall'inizio, il 23 giugno 1896, dice che
preparerà per lui il corporale e un purificatoio con
una pala perchè avesse il piacere di spedirglieli il
29 (giorno dell'ordinazione). E si confida: ''La
supplico, reverendo Padre, domandi per me a Gesù nel
giorno nel quale si degnerà di scendere per la prima
volta dal cielo chiamato dalla sua voce gli domandi
d'infiammarmi del fuoco del suo amore affinché possa
poi aiutarla ad accenderlo nei cuori. Da tanto tempo
desideravo conoscere un apostolo che fosse lieto di
pronunciare il mio nome al santo altare, il giorno
della sua prima Messa. Desideravo preparargli io stessa
la biancheria sacra e la candida ostia destinata a
nascondere sotto il velo il Re dei re... Questo Dio
di bontà ha voluto realizzare il mio sogno e mostrarmi
una volta di più quanto è pronto ad assecondare delle
anime che non cercano altro che lui... Quando l'oceano
la separerà dalla Francia, si ricorderà, guardando la
pala che ho dipinto con tanta gioia, che sul Monte
Carmelo un'anima prega senza posa il divino Prigioniero
d'amore per il successo della sua gloriosa conquista''.
E conclude la prima lettera al fratello missionario con
un desiderio: ''Desidero, Reverendo padre, che la nostra
unione apostolica non sia conosciuta da nessuno, fuorchè
da Gesù...''. Teresa si pone quindi in una linea
essenzialmente soltanto spirituale: preghiera e sacrificio
nascosti per le anime esposte in prima fila alla
difficoltà dell'apostolato diretto, alla solitudine, allo
scoraggiamento, all'incertezza e all'incomprensione. Tutta
la corrispondenza con padre Roulland - che è abbastanza
numerosa - si svolgerà su questa linea e sarà altamente
feconda per l'anima missionaria. Meno numerose sono le
lettere con il Chierico Bellière: ma a lui sarà
particolarmente vicina durante la crisi vocazionale che
lo colse durante il servizio militare: crisi felicemente
superata come dimostra la sua ordinazione sacerdotale,
il suo ingresso tra i Padri Bianchi e il suo breve
apostolato in Africa, dal quale dovette poi allontanarsi
a causa della malattia. Teresa amava con tanto amore i
sacerdoti, il Signore gliene mise due sul suo cammino,
ma già fin dall'inizio della sua vocazione ha sentito
l'attrattiva - certo non senza il dono dello Spirito - di
pregare per i sacerdoti. Essa fu un'anima essenzialmente
apostolica e missionaria (Pio XI la proclamerà patrona
delle missioni cattoliche, aeque principaliter, con
San Francesco Saverio) perché pienamente convinta della
grandezza della vocazione sacerdotale, della debolezza
del sacerdote, ma anche dell'obbligo di testimonianza
di vita integerrima dinanzi alle anime: cose tutte che
sono dono di Dio, e grazia sua. umilmente implorata
dalla preghiera, dal sacrificio e dall'immolazione.

|
|
|
Vieni, Santo Spirito!...
e rinnova la faccia della terra!!!
PER SORRIDERE UN PO' ...
|

"Le mani sono fatte per benedire, Signore.. ma i piedi?"
|
torna a

illaboratoriodellafantasia.it
|
|