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SPECIALE
GIOVANNI
PAOLO II

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Con la sua passione
ha scritto l’Enciclica più bella
 

       Gli ultimi momenti dell’arcivescovo Angelo Comastri con il Papa


L’arcivescovo Angelo Comastri, grande amico di Giovanni Paolo II, e di
recente da Lui nominato Vicario per lo Stato della Città del Vaticano, ha
raccontato gli ultimi momenti trascorsi nella stanza del Papa la sera
prima che morisse.

Il prelato ha raccontato di aver ricevuto venerdì una chiamata
inaspettata dal Segretario personale del Papa, l’arcivescovo Stanislaw
Dziwisz, che lo invitava a salire nell’appartamento pontificio per
ricevere la sua ultima benedizione.

“Io mi sono precipitato, evidentemente, nell’appartamento del Santo
Padre dove il Papa stava vivendo la sua sofferenza, la sua passione e –
direi – la sua battaglia fino alla fine”, ha affermato il prelato, che ha
predicato gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II e alla Curia Romana
tre anni fa. “Quando mi sono trovato davanti al Pontefice – ha rivelato in
una testimonianza trasmessa dalla “Radio Vaticana” – ho provato
un’emozione indescrivibile e in quel momento mi si sono sovrapposte le
immagini che la televisione ha mandato in onda la sera del Venerdì Santo
quando ha ripreso il Papa di spalle e il Papa teneva in mano il crocifisso
rivolto verso di lui”.

“Guardandolo, proprio nel letto della sofferenza, ho detto: veramente sei
il Vicario di Cristo fino in fondo, lo sei nella passione che stai vivendo
con una edificazione che commuove il mondo”. “Ho anche detto: tante
polemiche sull’efficienza del Papa sono state fatte nei mesi scorsi, ma
forse non abbiamo capito che bisogna distinguere efficienza ed efficacia.
Ci sono persone efficienti che non sono efficaci in niente, ci sono persone
che non sono efficienti, come il Papa nel dolore, ma di un’efficacia straordinaria”.

“Il Papa nel dolore ha scritto la più bella Enciclica, della sua vita, fedele
a Gesù fino alla fine – ha spiegato –. Mi sono inginocchiato, ho chiesto la
benedizione al Santo Padre, il Papa ha mosso appena la mano, ho visto che
voleva benedirmi ma è ricaduta, allora io ho appoggiato la mia testa sulla
mano del Pontefice, ho pianto e mi sono fermato alcuni istanti in silenzio”.

“Poi sono uscito dalla camera del Papa tenendo con me questo che io
ritengo il mio personale testamento della sua ultima benedizione”, ha
concluso il prelato, figlio spirituale di Madre Teresa di Calcutta.