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Il sito di YAD VASHEM (in inglese)
www.yad-vashem.org.il







 

                                                             
               
«Ed ora entrambi siete in attesa. Tu che Egli venga e tu che Egli ritorni; ma a Lui domandate la
stessa pace. E le vostre mani, che Egli venga o che Egli ritorni, a Lui tendete nello stesso amore!
E dunque cosa importa? Dalle vostre due rive, fate che Egli venga, fate che Egli venga!».
 

Cupola Basilica di San Pietro/Sinagoga
Fate che Egli venga!
Edmond Fleg in
Ascolta Israele




Il discorso pronunciato al Mausoleo di Yad Vashem, il Monumento alla Memoria

Mai più sentimenti antiebraici fra i cristiani
Mai più sentimenti anticristiani fra gli ebrei

"Sono venuto per rendere omaggio ai milioni di ebrei
che furono uccisi nell'Olocausto"

Giovanni Paolo II - nella mattina di giovedì 23 marzo 2000 - ha visitato il Mausoleo di Yad Vashem, a Gerusalemme. Ad accoglierlo era, tra gli altri, Ehud Barak, Primo Ministro dello Stato di Israele. Questo il discorso del Papa:

Le parole dell'antico Salmo sgorgano
dal nostro cuore:

"Sono diventato un rifiuto.
Se odo la calunnia di molti,
il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.
Ma io confido in te, Signore;
dico: "tu sei il mio Dio"" (
Sal 31, 13-15).

1. In questo luogo della memoria, la mente, il cuore e l'anima provano un estremo bisogno di silenzio. Silenzio nel quale ricordare. Silenzio nel quale cercare di dare un senso ai ricordi che ritornano impetuosi. Silenzio perché non vi sono parole abbastanza forti per deplorare la terribile tragedia della Shoah. Io stesso ho ricordi personali di tutto ciò che avvenne quando i Nazisti occuparono la Polonia durante la Guerra. Ricordo i miei amici e vicini ebrei, alcuni dei quali sono morti, mentre altri sono sopravvissuti.
Sono venuto a Yad Vashem per rendere omaggio ai milioni di Ebrei che, privati di tutto, in particolare della loro dignità umana, furono uccisi nell'Olocausto. Più di mezzo secolo è passato, ma i ricordi permangono.
Qui, come ad Auschwitz e in molti altri luoghi in Europa, siamo sopraffatti dall'eco dei lamenti strazianti di così tante persone. Uomini, donne e bambini gridano a noi dagli abissi dell'orrore che hanno conosciuto. Come possiamo non prestare attenzione al loro grido? Nessuno può dimenticare o ignorare quanto accadde. Nessuno può sminuirne la sua dimensione.

2. Noi vogliamo ricordare. Vogliamo però ricordare per uno scopo, ossia per assicurare che mai più il male prevarrà, come avvenne per milioni di vittime innocenti del Nazismo.
Come poté l'uomo provare un tale disprezzo per l'uomo? Perché era arrivato al punto di disprezzare Dio. Solo un'ideologia senza Dio poteva programmare e portare a termine lo sterminio di un intero popolo.
L'onore reso ai "gentili giusti" dallo Stato di Israele a Yad Vashem per aver agito eroicamente per salvare Ebrei, a volte fino all'offerta della propria vita, è una dimostrazione che neppure nell'ora più buia tutte le luci si sono spente. Per questo i Salmi, e l'intera Bibbia, sebbene consapevoli della capacità umana di compiere il male, proclamano che non sarà il male ad avere l'ultima parola. Dagli abissi della sofferenza e del dolore, il cuore del credente grida: "Io confido in te, Signore; dico: "tu sei il mio Dio"" (Sal 31, 14).

3. Ebrei e Cristiani condividono un immenso patrimonio spirituale, che deriva dall'autorivelazione di Dio. I nostri insegnamenti religiosi e le nostre esperienze spirituali esigono da noi che sconfiggiamo il male con il bene. Noi ricordiamo, ma senza alcun desiderio di vendetta né come un incentivo all'odio. Per noi ricordare significa pregare per la pace e la giustizia e impegnarci per la loro causa. Solo un mondo in pace, con giustizia per tutti, potrà evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato.
Come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, assicuro il popolo ebraico che la Chiesa cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell'amore e non da considerazioni politiche, è profondamente rattristata per l'odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo. La Chiesa rifiuta ogni forma di razzismo come una negazione dell'immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano (cfr Gn 1, 26).

4. In questo luogo di solenne memoria, prego ferventemente che il nostro dolore per la tragedia sofferta dal popolo ebraico nel XX secolo conduca a un nuovo rapporto fra Cristiani ed Ebrei. Costruiamo un futuro nuovo nel quale non vi siano più sentimenti antiebraici fra i Cristiani o sentimenti anticristiani fra gli Ebrei, ma piuttosto il reciproco rispetto richiesto a coloro che adorano l'unico Creatore e Signore e guardano ad Abramo come il comune padre nella fede (cfr Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, V).
Il mondo deve prestare attenzione al monito che proviene dalle vittime dell'Olocausto e dalla testimonianza dei superstiti. Qui a Yad Vashem, la memoria è viva e arde nel nostro animo. Essa ci fa gridare:

"Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
io confido in te, Signore; dico: "tu sei il mio Dio"" (Sal 31, 13-15).

______________Non può esservi pace finché il risentimento rode l'anima. 
E' vitale imparare a perdonare, per
amore di Dio, del prossimo, di noi stessi
 



 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


-A Gerusalemme, nel Luogo della prima Eucaristia e dell'istituzione del
Sacerdozio, la palpitante preghiera di Giovanni Paolo II e la firma della
Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo del 2000-

"Cristo è morto, Cristo è risorto
Cristo ritornerà"


Dal raccoglimento di mercoledì, presso la Grotta di Betlemme, a quello di oggi, giovedì 23 marzo, nel Cenacolo. Dalla preghiera nel luogo in cui Cristo ha preso carne tra gli uomini, alla Santa Messa nel Luogo dove Egli ha offerto la sua carne per la salvezza del mondo. È questo raccoglimento interiormente intimo il filo conduttore che lega il pellegrinaggio giubilare di Giovanni Paolo II in Terra Santa. E lega, in modo del tutto singolare, la sosta presso la Cappella della Natività alla Santa Messa nel Luogo della prima Eucaristia: un evento davvero eccezionale, un momento di straordinario raccoglimento.
È un raccoglimento profondamente cristocentrico, quello di Giovanni Paolo II. La Chiesa è sempre cristocentrica, ma in questo Luogo lo è in modo ineffabile. Lo si percepisce, lo si respira, lo si tocca. È il Luogo che parla. Da questo Luogo prorompe la storia: la Storia della salvezza. Un Mistero, una Realtà. E qui quel "Dono e Mistero" sul quale abbiamo tanto riflettuto nel 50° di sacerdozio di Giovanni Paolo II acquista un sapore e un contenuto misteriosamente nuovi, mai provati prima. Lo abbiamo avvertito all'inizio della Celebrazione Eucaristica, nella preghiera introduttiva recitata dal Papa (che pubblichiamo integralmente in questa pagina). In quella preghiera c'è tutta la storia della Chiesa. E c'è la storia di questo sacerdote che è ritornato qui, quale Successore di Pietro, portando con sé nel cuore tutti i sacerdoti del mondo. Per loro, sull'altare dove ha celebrato la Santa Messa, Giovanni Paolo II ha firmato la Lettera per il Giovedì Santo del Duemila. È come se l'avesse consegnata a ciascuno nel Luogo dove Gesù ha istituito l'Eucaristia.

"Desidério desiderávi...".
Ardentemente ho desiderato
visitare come pellegrino questo luogo santo
per celebrare l'Eucaristia.
Qui, dove il Signore Gesù,
la notte in cui si consegnò volontariamente
alla sua passione,
istituì il sacerdozio ministeriale
e ci lasciò nel suo corpo e nel suo sangue
il memoriale della sua morte gloriosa.
Qui, durante la cena, egli avendo amato i suoi,
che erano nel mondo, li amò sino alla fine,
e ci lasciò l'esempio del servizio e della carità
con la lavanda dei piedi.
In questo luogo santo
promulgò il comandamento nuovo dell'amore
e promise il dono dello Spirito.
Il Risorto ha varcato le porte di questo spazio sacro
il giorno di Pasqua ed è apparso ai suoi discepoli,
annunziando la pace e la gioia.
È questa la camera alta dove Maria,
la Madre di Gesù, i discepoli e le donne, perseveravano unanimi...
...nella preghiera, in attesa del dono dall'alto.
È questo il luogo dell'effusione dello Spirito Santo
il giorno di Pentecoste.
Ecco perché sono voluto ritornare,
come Successore di Pietro,
alle scaturigini della Chiesa,
al luogo dell'ultima Cena e della prima Eucaristia,
dove il Cristo Risorto si è reso presente
e lo Spirito Santo è stato comunicato agli apostoli.
Con questi sentimenti rendo lode al Padre
che mi dona la grazia di celebrare
il memoriale del Signore
in questo luogo santo,
in questo anno giubilare,
anno intensamente eucaristico,
portando nel cuore
gli stessi sentimenti di Cristo Gesù
nella sua preghiera sacerdotale
per l'unità e la santità della Chiesa.
Invito tutti ad unirvi con me,
con umiltà e purezza di cuore,
nella celebrazione dei santi misteri.

Giovanni Paolo II
preghiera introduttiva della Santa Messa
nel Cenacolo, Gerusalemme 23 marzo 2000

 

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                               dal sito http://www.nostreradici.it

                                           
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